Il significato della Giornata Mondiale per le vittime dell’amianto
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Il significato della Giornata Mondiale per le vittime dell’amianto è celebrata ogni anno il 28 aprile.
Segue un focus sull’edizione 2026 dedicata a memoria e prevenzione per una delle più gravi tragedie ambientali e occupazionali della storia moderna.
Innanzitutto, si ricorda come la giornata, sia stata istituita nel 2005 e su proposta delle associazioni delle vittime. Lo scopo di questo giorno, è quello di onorare le vittime della fibra cancerogena.
Cercando in tal modi di sensibilizzare le istituzioni, aziende e cittadini sul tema incombente della eliminazione e bonifica di ogni residuo di amianto negli ambienti di vita e lavoro.
Quest’anno, diverse iniziative in Italia stanno lavorando, mettendo al centro della memoria storica anche la giustizia riparativa. E dedicando un focus sulla ricerca del mesotelioma.

L’amianto e le malattie correlate
L’amianto, o asbesto, è un minerale fibroso che è stato utilizzato assiduamente nel secolo scorso. Riconoscendone le sue proprietà isolanti e ignifughe.
Dal 1992, ne è stato stabilito il divieto ma in Italia ancora oggi sono presenti circa quaranta milioni di tonnellate di amianto.
Oltretutto, la presenza di tale sostanza letale è nelle scuole, ospedali, aziende e abitazioni private.
Gli effetti dell’esposizione, avviene principalmente a causa dell’inalazione di fibre microscopiche depositate nei polmoni e nella pleura.
Da tale deposito, ne consegue infiammazione cronica e correlati processi cancerogeni, a distanza anche di decenni di latenza.
Si tratta di una vera e propria “strage silenziosa”, in cui l’evidente numero delle malattie e decessi sta insorgendo ora, anche dopo cinquanta anni dalle esposizioni.
Le principali malattie correlate all’amianto sono: mesotelioma, asbestosi e tumori, includendo; mesotelioma maligno (pleurico, peritoneale, pericardico), asbestosi (fibrosi polmonare), tumore al polmone, laringe, ovaio.
Il mesotelioma, è considerata nonostante l’evoluzione della ricerca, la patologia piùemblematica. Infatti, nella sua manifestazione aggressiva, sortisce scarse risposte alle terapie.
Inoltre, si dimostra una forte correlazione nella causa scatenante proprio nell’esposizione all’amianto.
La presenza in Italia dell’amianto
I dati più recenti confermano che l’Italia detiene il triste primato europeo di vittime da amianto.
In Italia, si registrano circa 7.000 vittime all’anno per malattie asbesto-correlate, con oltre 10.000 nuovi casi diagnosticati annualmente.
Nel 2025 si sono contate circa 7.000 morti, con migliaia di nuovi casi di mesotelioma e tumori polmonari.
Sicuramente le regioni che hanno avuto una presenza industriale importante, come Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna stanno avendo le conseguenze più gravi e numerose.
I danni alla salute: l’infiammazione cronica e cancerogenesi
Il mesotelioma, è principalmente causato dall’inalazione di fibre di amianto che provocano infiammazione cronica e mutazioni cellulari nella pleura e altri tessuti.
Una delle caratteristiche delle fibre di amianto incidenti sull’insorgenza delle patologie correlate alla sua inalazione è la biopersistenza.
Infatti, uno dei problemi principali sussiste nell’incapacità del corpo di poterle eliminare.
Ciò, scatena una risposta infiammatoria persistente.
Per cui macrofagi e cellule infiammatorie rilasciano radicali liberi, citochine pro-infiammatorie.
Pertanto, i fattori stessi di crescita favoriscono le mutazioni genetiche includendo la proliferazione tumorale.
Un altro aspetto importante a livello clinico di questa infiammazione cronica, è che non riguarda solo i polmoni ma può avere effetti sistemici.
Infatti, studi recenti evidenziano come l’esposizione a fattori inquinanti ambientali, agisce alterando l’equilibrio del microbiota intestinale.
Proprio tali condizioni consentono alla disbiosi di presentarsi.
Aumentando il rischio di infiammazione e al contempo l’aumento della suscettibilità oncologica.
Per ridurre l’infiammazione sistemica e rafforzare le difese immunitarie compromesse dall’esposizione cronica.
Al riguardo, i consigli medici sono quelli di adottare una dieta ricca di fibre, verdure, fermentati.
Agigungendo la riduzione dei cibi ultra-processati per supportare un microbiota resiliente.
Esposizione all’amianto e microbiota intestinale
L’esposizione cronica a sostanze tossiche come l’amianto può influenzare indirettamente il microbiota intestinale, attraverso lo stress ossidativo sistemico e l’infiammazione.
Una disbiosi intestinale riduce la barriera mucosale, aumentando la permeabilità (“leaky gut”).
Purtroppo, ciò consente la traslocazione di batteri e tossine che alimentano processi infiammatori cronici.
Inoltre, mantenere un microbiota sano, ricco di batteri benefici potrebbe rappresentare un fattore protettivo aggiuntivo.
Al contempo, migliorando la stessa risposta immunitaria e riducendo l’infiammazione sistemica nelle persone sia esposte oppure ex-esposte.
Da un punto di vista medico e scientifico, vogliamo sottolineare come il ruolo del microbiota intestinale nell’infiammazione cronica, sia rilevante e rappresenti una patologia dominante.
Cultura della informazione e prevenzione
Attualmente, le azioni concrete per fermare questa strage silenziosa sono in atto anche se la strada è ardua e molte vie percorribili sono sperimentali.
Sicuramente, imparare a conoscere anche gli aspetti clinici, soprattutto stimolando una sensibilità collettiva al problema dalla natura del tutto umana, è essenziale.
Inoltre, le moltissime testimonianze che hanno anche in questa giornata ricordato i momenti drammatici e di estrema sofferenza dei loro cari, costituiscono un’esigenza concreta.
Oltretutto, la prevenzione, l’informazione la conoscenza anche delle conseguenze più importanti da un punto di vista medico per la salute delle persone, è necessaria.
Pertanto, la costruzione di una informazione e cultura vocata alla comprensione vuol dire: prevenzione.
Proprio perchè l’amianto e la sua pericolosità, sta mietendo vittime in tutti questi anni a causa di un uso indiscriminato di questa sostanza.
In particolare, i luoghi di lavoro, le scuole, gli ospedali, le civili abitazioni sono state invase dalla presenza dell’amianto. Generando una contaminazione a lungo tempo nelle persone vicine.
Si sottolinea come la conseguenze di tale costante presenza, è casua principale delle patologie insorgenti per l’inalazione delle fibre di amianto.
Patologie che si manifestano in forma aggressiva e senza dare per anni alcun sintomo pregresso.
L’insorgenza inaspettata della patologia e il suo decorso così veloce e straziante, dimostra come sia un problema urgente e gravissimo per la salute.
Una programmazione sistemica per la prevenzione
Come la Giornata Mondiale della Memoria delle Vittime di Amianto, ha il significato di non dimenticare le vittime, così la cultura della informazione sul fenomeno deve sostenere un processo costante mirato alla prevenzione.
Per questo, si sta cercando di raggiungere in accordo con le istituzioni, le associazioni, i datori di lavoro, i lavoratori e tutta la cittadinanza una programmazione sistemica. Intesa ad un lavoro sul territorio integrale e coordinato.
A partire da una comprensione profonda del problema, si può arrivare ad un costante monitoraggio e attivazione per rendere delle azioni concrete.
La lettura di quelle che sono le conseguenze devastanti delle patologie correlate all’amianto, sostengono ancor più questo indirizzo orientato alla prevenzione e bonifica.
Non si vuole sottovalutare al contempo il valore della ricerca e dell’impegno medico, nonostante ogni difficoltà evidente e clinica di trovare una cura efficace per le gravi patologie.
Altresì, è indispensabile una lettura per lavoratori, RSPP, medici del lavoro, associazioni di vittime, familiari, istituzioni e tutti gli interessati alla salute e sicurezza sul lavoro: alla prevenzione oncologica e alla microbiologia.
La ricerca sul sistema nervoso e l’influenza sulla crescita dei tumori
La ricerca negli ultimi dieci anni, ha confermato che il sistema nervoso è coinvolto nella fisiopatologia dei tumori.
Infatti, sarebbe l’interazione tra le cellule tumorali ed i circuiti nervosi a poter influenzare la crescita, l’invasività e la risposta della malattia alle terapie.
Secondo le ultime valutazioni e sperimentazioni, la neuroscienza del cancro è andata oltre.
Arrivando ad affermarsi come un campo di ricerca strutturato e riconosciuto.
Oltretutto, proprio nei prossimi anni da questi risultati si prospettano nuove soluzioni terapeutiche.
Vaccini antitumorali a mRNA mirati
Attualmente per la lotta ai tumori esistono alcuni vaccini terapeutici.
Ma, a differenza dei vaccini che prevengono le malattie, quelli terapeutici si dimostrano come vaccini contro le malattie in corso.
Riuscendo, infatti, a rafforzare la risposta immunitaria dell’organismo avverso un tumore già presente.
Per fortuna, dagli studi sono emersi recentemente degli importanti progressi.
Nel 2025, ne costituisce la somma dei risultati preliminari su un ridotto numero di di pazienti.
Per cui è stato dimostrato che vaccini mirati a mutazioni tumorali specifiche, inducono anche risposte immunitarie efficaci.
Ovviamente, si attende una validazione da parte di studi clinici con a disposizione un numero più ampio di pazienti.
In ogni caso, oggi si crede che i vaccini mirati a specifiche lesioni, potrebbero modificare in modo sostanziale la storia naturale di alcuni tumori di difficile cura.
La prevenzione attraverso il lavoro sulle mutazioni del gene KRAS
Le mutazioni del gene KRAS (acronimo dell’inglese Kirsten Rat Sarcoma Viral Oncogene Homolog),vengono associate allo sviluppo di diversi tipi di cancro.
Di cui i principali, quelli del: polmone, del colon-retto e del pancreas.
Per la cura di queste neoplasie, è già da tempo in atto lo studio di ricercatori.
Gli stessi, impegnati per capire come colpire le proteine alterate prodotte, iniziando proprio dai geni KRAS mutati.
Nonostante tale impegno nella ricerca, non stati riscontrati potenziali farmaci per indurre tale attacco.
Ma anche numerosissimi tentativi di sviluppo di composti mirati contro KRAS, sono stati per decenni fallimentari.
Finalmente, però le cose stanno cambiando.
Infatti, i ricercatori tramite alcuni farmaci sono riusciti a fissare dei punti fermi riguardo gli inibitori efficaci.
Proprio nel 2025, è stata l’agenzia statunitense FDA ad approvare nel mese di gennaio. Una combinazione di sotorasib e panitumumab per uso clinico.
In precedenza, tale combinazione era stata sperimentata in pazienti con un particolare tipo di cancro colorettale metastatico con mutazione KRAS.
Le cure prospettate per il 2026
Innanzitutto, per questo anno si prospetta la terapia a base di radioligandi (RLT) come evoluzione promettente della radioterapia.
Infatti, tale tecnica consente la cura per mezzo dei radioligandi.
Ossia, speciali molecole che combinano un composto mirato (il ligando) con un isotopo radioattivo.
Il vantaggio principale di tale cura risiede nella possibilità di diagnosi più precise.
Ed anche di trattamenti più mirati alle cellule tumorali.
Le stesse, con effetti collaterali ridotti rispetto alla radioterapia classica.
Ora, le RLT rappresentano lo standard di cura per alcuni tipi di tumore.
Un esempio nella cura del cancro alla prostata è il successo di Pluvicto: radiofarmaco innovativo i cui risultati sperimentali incoraggianti hanno contribuito ad accelerare lo sviluppo del settore.
Le terapie innovatice con i radioligandi
In tale direzione, le nuove biotech acquisite hanno iniziato a muovere i primi passi. Costituendo importanti investimenti da parte di diverse aziende.
Inoltre, per il 2026 sono attesi i risultati di alcuni studi clinici di fase 3, su terapie innovative con altri radioligandi.
Altra branca di ricerca in immunoncologia attualmente rilevante, riguarda il ruolo del microbiota intestinale durante le terapie oncologiche.
Al riguardo, alcuni risultati ottenuti tramite esperimenti con cellule in coltura e animali di laboratorio hanno dimostrato significative compromissioni dell’efficacia degli inibitori dei checkpoint immunitari. Purtroppo, ciò sarebbe causato dall’alterazione dell’equilibrio dei microrganismi presenti nel nostro tratto digerente, indotta dall’assunzione di antibiotici.
Questi ultimi sono farmaci che aiutano a sbloccare l’azione del sistema immunitario contro i tumori.
Ad oggi, sulla base dei risultati ottenuti si pensa che tali farmaci potrebbero essere considerati degli interventi a salvaguardia del microbiota dei pazienti.
Riuscendo così complessivamente a migliorare l’efficacia delle stesse terapie.
Fonte: Fondazione Airc, Nature Cancer
