Assistenza sanitaria in carcere: chi la deve fornire?

Assistenza sanitaria in carcere

L’assistenza sanitaria in carcere è un elemento davvero importante per garantire il benessere fisico e mentale delle persone detenute, nonostante le difficili condizioni di vita legate alla reclusione. La salute è un diritto fondamentale ed anche le persone detenute devono avere accesso a cure mediche di base, indipendentemente dalla loro condizione o dagli atti commessi. Questo è un principio fondamentale per il rispetto dei diritti umani.

La tutela stessa della salute mentale in carcere è un tema di grande importanza. Le persone detenute infatti possono essere particolarmente vulnerabili a causa delle condizioni in cui vivono e delle esperienze traumatiche che possono aver vissuto. La salute mentale deve essere tutelata anche per il personale penitenziario, ovviamente, con specifici percorsi e tutele.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e l’Osservatorio Vittime del Dovere, con il loro presidente avv. Ezio Bonanni, sostengono il diritto alla salute di tutti. Per la tua consulenza personalizzata, contatta il numero verde 800.034.294.

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Assistenza sanitaria in carcere: come si svolge

Spiega letteralmente come funziona l’assistenza sanitaria in carcere, la “Carta dei diritti e dei doveri
dei detenuti e degli internati
“.

Il detenuto deve (…) sottoporsi a visita medica e psicologica durante la quale potrà riferire eventuali problemi di salute, dipendenze, intolleranze e necessità di assunzione di farmaci. Egli può chiedere di non convivere con altri detenuti per motivi di tutela della propria incolumità personale“.

Sono salvaguardati il diritto alla salute e l’erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, previste nei livelli essenziali e uniformi di assistenza. I servizi disponibili all’interno di ciascun istituto sono indicati nella Carta dei servizi sanitari per i detenuti e gli internati”.

Ci sono indicazioni anche per quel che riguarda i regimi di detenzione speciali. In particolare, per il regime di sorveglianza speciale, “le restrizioni non possono riguardare l’igiene e le esigenze della salute, il vitto, il vestiario ed il corredo, la lettura di libri e periodici, le pratiche di culto, l’uso di apparecchi radio del tipo consentito, la permanenza all’aperto per almeno un’ora al giorno, i colloqui con i difensori nonché quelli con il coniuge, il convivente, i figli, i genitori e i fratelli“.

La sorveglianza speciale è una misura di prevenzione personale stabilita dall’autorità giudiziaria a carico di un soggetto socialmente pericoloso, già ammonito dal questore, che non ha cambiato la propria condotta.

Assistenza sanitaria in carcere

Come è articolata l’assistenza sanitaria in carcere

La legge sull’Ordinamento penitenziario (L. 354/1975, art. 11), impone che ogni istituto penitenziario sia dotato di “servizio medico e servizio farmaceutico rispondenti ad esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati e che disponga di almeno uno specialista in psichiatria“. Il che si traduce in almeno un armadio farmaceutico, un’infermeria, attrezzature varie e la presenza continuativa di un medico.

Sempre nell’articolo 11 si definiscono anche le attività sanitarie interne agli istituti, tra cui le norme di isolamento in caso di malattie infettive, la disponibilità dei medici ed una particolare attenzione alla tutela della salute delle detenute madri e dei loro figli.

Focus: sanità nelle carceri del Lazio

Un’indagine sulla sanità nelle carceri è stata effettuata di recente in occasione della quinta edizione di “Hand” (Hepatitis in Addiction Network Delivery), che punta all’estensione dello screening Hcv.

Gli istituti penitenziari del nostro Paese hanno moltissimi problemi e tra questi vi sono quelli legati alla malattia infettiva. È una costante nel tempo, esiste da decenni. L’abbiamo affrontata ma non l’abbiamo risolta, perché quella carceraria non è una popolazione stabile, cambia continuamente, si rinnova di circa un terzo ogni anno. Tra le problematiche più importanti c’è, ovviamente, quella relativa alle epatiti, in particolare l’Hcv“. A spiegarlo è stato il dottor Giulio Starnini, Direttore Uoc Medicina Protetta/Malattie Infettive dell’Ospedale Belcolle-Asl Viterbo. “Per questo motivo – ha continuato – lo Stato e le regioni hanno individuato questo setting di persone, che riconosce una prevalenza dieci volte superiore a quella della popolazione generale. Si sta lavorando in tutte le regioni proprio attraverso l’offerta dello screening gratuito“.

I numeri emersi dall’indagine. Nei 14 istituti penitenziari complessivamente presenti sul territorio regionale, di differente tipologia, nel 2021 si sono registrati 5.644 detenuti. Un numero pari al 10% delle presenze nazionali, circa il 40% dei quali in fascia target per età. Nel Lazio operano 40 Serd, articolati su 53 sedi: 43 sono territoriali e 10 carcerarie. Nel 2021 le persone utenti dei Serd sono state circa 11.000, circa il 60% delle quali in fascia target per età.

Assistenza sanitaria e consulenza gratuita, contattaci

Il diritto alla salute in carcere è un principio fondamentale riconosciuto a livello internazionale e nazionale. Le persone detenute conservano il diritto fondamentale alla salute, così come qualsiasi altro individuo. Un diritto che è sancito da convenzioni e trattati internazionali sui diritti umani e che è integrato nelle leggi nazionali.

E’ responsabilità delle autorità carcerarie, dello Stato e delle Regioni prendere misure preventive per proteggere la salute delle persone detenute e dei lavoratori del settore penitenziario. Necessario è garantire l’igiene, ma anche programmi di vaccinazione e misure di prevenzione contro la diffusione di malattie contagiose all’interno dell’ambiente carcerario. Così come anche la vita in un ambiente salubre anche dal punto di vista architettonico, privo quindi di amianto e di tutte le altre sostanze nocive.

ONA e OVD difendono la salute e il diritto alla salute delle vittime. Per ottenere una consulenza, si può contattare il numero verde 800.034.294.

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