Farmaci antiblasici: rischio per gli operatori

Farmaci antiblastici

I farmaci antiblastici sono farmaci importanti nei trattamenti oncologici. Sono farmaci pericolosi e la loro manipolazione rappresenza un rischio per gli operatori sanitari. In questa guida facciamo il punto sulle procedure per la sicurezza dei lavoratori e sulle malattie professionali connesse all’utilizzo da parte dei sanitari e di tutti i coloro che ne vengono a contatto, addetti alle pulizie e ai rifiuti compresi.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto si occupa di diritto alle salute e offre l’assistenza legale gratuita a tutte le vittime di malattia professionale, dell’amianto e di altri cancerogeni. Offre anche assistenza medica e psicologica.

Cosa sono i farmaci antiblastici: un approfondimento

Ma andiamo con ordine, cosa sono i farmaci antiblastici? I farmaci antiblastici costituiscono una categoria di agenti chemioterapici impiegati principalmente nel trattamento delle neoplasie maligne. La loro azione mira a interferire con il ciclo cellulare, inibendo la crescita e la divisione delle cellule tumorali. Tuttavia, l’utilizzo di tali farmaci, come già accennato, comporta rischi significativi per gli operatori sanitari a causa della loro elevata tossicità e dei potenziali effetti avversi.

Meccanismo d’azione e rischi associati agli antiblastici

Questi farmaci agiscono inibendo la crescita cellulare tumorale attraverso alterazioni del DNA o interferenze durante la divisione cellulare. Importante sottolineare che la loro azione non è selettiva. Coinvolgono infatti tutte le cellule in fase di divisione e potenzialmente manifestano mutagenicità, cancerogenicità e/o teratogenicità.

Sono classificati come “farmaci ad alto rischio” o “ad alto livello di attenzione”. Sono considerati cancerogeni o probabilmente tali per l’uomo. Questa classificazione ha portato a protocolli chemioterapici sempre più complessi e critici. Pertanto, chi li manipola deve possedere una conoscenza approfondita dei rischi connessi, rispettare la normativa vigente e ricevere una formazione teorico-pratica, anche con l’ausilio di tecnologie avanzate.

Aspetti chiave legati a manipolazione e somministrazione

  1. Modalità di Somministrazione: i farmaci antiblastici possono essere somministrati oralmente, endovena o tramite iniezione intramuscolare. Gli operatori sanitari possono entrare in contatto diretto durante preparazione, somministrazione e gestione dei rifiuti.
  2. Esposizione Occupazionale: operatori sanitari, inclusi infermieri e farmacisti, possono essere esposti durante le attività quotidiane, con possibilità di assorbimento attraverso pelle, inalazione o ingestione di polveri.
  3. Rischi riproduttivi: donne in gravidanza e persone in età fertile devono fare attenzione, poiché l’esposizione può danneggiare il feto.
  4. Misure di sicurezza: gli operatori devono adottare misure di sicurezza, come l’uso di indumenti protettivi, guanti e mascherine, e seguire procedure specifiche per la preparazione e la somministrazione sicura dei farmaci.
  5. Aree protette: le aree di manipolazione devono essere ben ventilate e dotate di dispositivi di protezione individuale (DPI) appropriati.

Rilevanza e normativa in Italia per l’esposizione occupazionale

I farmaci antiblastici sono considerati pericolosi e sono inclusi nella List of Antineoplastic and Other Hazardous Drugs in Healthcare Setting del National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH). In Italia, la normativa stabilisce che il personale deve essere qualificato, consapevole dei rischi e formato per manipolare tali farmaci in modo sicuro.

Ulteriori disposizioni sono contenute nel Decreto Legislativo 81/2008 e nel Decreto Legislativo 25/2002, entrambi concernenti il rischio chimico. La formazione del personale è fondamentale, e le Unità Farmaci Antiblastici (U.F.A.) automatizzate con tecnologia avanzata offrono vantaggi in termini di sicurezza, tracciabilità e riduzione di errori.

Inoltre c’è il Provvedimento del 5 agosto 1999, emanato dalla Conferenza Stato-Regioni, comunemente noto come “Documento di linee guida per la sicurezza e la salute degli operatori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario“. Esso riporta gli indirizzi relativi alla valutazione dell’esposizione, alla sorveglianza sanitaria, alle misure di prevenzione, alle modalità operative, ai carichi lavorativi, alla suscettibilità individuale, utili alla prevenzione del rischio di esposizione.

Come manipolare i farmaci antiblastici secondo la normativa vigente?

La Raccomandazione Ministeriale n°14 sottolinea che i farmaci antiblastici devono essere preparati da personale dedicato e adeguatamente formato, come infermieri e/o tecnici di laboratorio, sotto la supervisione del farmacista.

L’allestimento preferibilmente dovrebbe coinvolgere due operatori, un preparatore e un supporto, per garantire la sterilità dell’intero processo e ridurre la possibilità di errori, a meno che non siano disponibili tecnologie che assicurino la qualità e la sicurezza delle cure.

Esistono infatti tecnologie avanzate che permettono di manipolare in modo efficiente e in totale sicurezza i farmaci di questa categoria.

Come funzionano le Unità Farmaci Antiblastici?

Le Unità Farmaci Antiblastici (U.F.A.) sono dotate di sistemi automatizzati che assicurano la tracciabilità completa del percorso terapeutico. Iniziando dalla prescrizione del trattamento da parte del medico oncologo fino alla somministrazione nei reparti di destinazione. Questo processo avviene attraverso una gestione completamente informatizzata e una coordinazione operativa tra diverse figure professionali, garantendo così una procedura efficiente.

Le attrezzature automatiche riducono al minimo il rischio di errori grazie all’utilizzo di telecamere che acquisiscono immagini dei prodotti inseriti nella macchina e bilance che consentono la produzione di preparati sterili con un dosaggio estremamente preciso.

I vantaggi del sistema automatizzato a tecnologia avanzata nel dettaglio

I vantaggi di un sistema automatizzato sono molteplici. Qui di seguito li elenchiamo tutti:

  1. Sicurezza della qualità del prodotto: l’ambiente ad aerazione controllata ISO 14644-1 Classe 5 mantiene la sterilità con l’uso di lampade UV-C durante i periodi di inattività.
  2. Degli operatori: riduzione significativa della manipolazione diretta del farmaco.
  3. Sicurezza del paziente: ricezione di un prodotto completamente tracciabile con la presenza di codici a barre univoci.
  4. Standardizzazione delle informazioni: uniformità nelle procedure e nelle informazioni relative all’allestimento dei farmaci.
  5. Presenza di dosi massime per farmaci critici: ad esempio, per vincristina e bleomicina.
  6. Tracciabilità dei prodotti utilizzati attraverso i lotti: monitoraggio accurato delle scorte e degli eventuali richiami.
  7. Tracciabilità degli operatori: accesso controllato con identificazione in tempo reale degli utenti autorizzati tramite credenziali multiple ID/password.
  8. Ottimizzazione dell’impiego di farmaci ad altissimo costo: utilizzo efficiente di farmaci costosi per massimizzarne i benefici.

Statistiche sull’esposizione professionale agli antiblastici

Nel 2000, l’Istituto Superiore di Sanità condusse un’indagine nelle strutture sanitarie del Lazio per raccogliere dati sull’esposizione professionale di infermieri e farmacisti ospedalieri.

Il 19,6% degli infermieri intervistati riportò una contaminazione accidentale da farmaci antiblastici durante le fasi di preparazione e/o somministrazione. In cinque casi, si verificarono sintomi come cheratocongiuntivite, escoriazione cutanea ed eritema al dorso della mano.

Lo studio evidenziò che oltre la metà degli infermieri acquisì informazioni sulla pericolosità degli antiblastici, sulle modalità di preparazione e sulle misure di protezione da colleghi esperti. Inoltre, solo una percentuale limitata ricevette informazioni ufficiali dalla struttura sanitaria, senza specificare se fossero stati formati adeguatamente.

Numerosi studi basati su campionamento ambientale indicarono una diffusa contaminazione di attrezzature e superfici di lavoro, nonostante l’osservanza delle linee guida di sicurezza e l’utilizzo di dispositivi di protezione. Questa contaminazione fu confermata nei risultati delle ricerche che rilevarono la presenza di questi farmaci nelle urine, un aumento dei biomarcatori di genotossicità e effetti riproduttivi avversi tra gli operatori sanitari.

I riscontri di un aumento del rischio di leucemia risalgono agli anni Ottanta da uno studio danese e da ricerche condotte in Italia. Nel periodo dal 1990 al 2010, molte strutture sanitarie italiane manipolarono gli antiblastici senza adeguate protezioni di sicurezza, come la cappa a flusso laminare per la diluizione. Purtroppo, i lavoratori stanno ora sperimentando le conseguenze di queste pratiche, con numerosi casi di leucemie che si sono manifestati molti anni dopo l’esposizione tra gli operatori sanitari.

Riconoscimento di malattia professionale

L’esposizione agli antiblastici è associata a rischi di tumori, aborto, problemi di fertilità e patologie cutanee. Le tabelle dell’INAIL classificano gli antiblastici come agenti che possono causare malattie professionali, come tumori del sistema emolinfopoietico.

In particolare l’assorbimento può avvenire:

  • per via inalatoria (polveri, aerosol, vapori), responsabile di fenomeni irritativi a carico delle mucose, in particolare orofaringee e nasali;
  • per via cutanea, a contatto diretto con il farmaco; può causare iperpigmentazioni, eczemi, fino a vere e proprie necrosi dei tessuti molli cutanei e sottocutanei (in base al farmaco contaminante);
  • congiuntive oculari: molto più rare, possono causare irritazione congiuntivale, eccessiva lacrimazione, fotofobia, danni più o meno importanti a carico dell’epitelio corneale;
  • mucose orofaringee, via digestiva: per questo motivo è vietato introdurre qualunque cibo all’interno dei laboratori, comprese caramelle e chewingum.

Riconoscimento di malattia professionale da parte dell’INAIL

Le condizioni mediche associate all’esposizione ad agenti antineoplastici, secondo la letteratura scientifica ed epidemiologica, comprendono:

  • alcuni tipi di tumore, in particolare la leucemia mieloide acuta;
  • aumentato rischio di aborto;
  • problemi di fertilità;
  • patologie cutanee.

Le tabelle dell’INAIL inseriscono gli antiblastici tra gli agenti che possono provocare malattie professionali, come:

tumori del sistema emolinfopoietico: codice identificativo II.6.02. C82-C96.

Oltre alle forme leucemiche e tumorali, possono causare gravi complicazioni a livello riproduttivo, come l’amenorrea nelle donne e l’azoospermia irreversibile negli uomini.

Risarcimento dei danni e tutela legale degli esposti dell’ONA

Coloro che sono stati esposti agli agenti antiblastici sul luogo di lavoro, senza l’adozione delle adeguate misure di sicurezza, hanno diritto a un completo risarcimento dei danni subiti.

Prima di tutto, è essenziale ottenere il riconoscimento dell’origine professionale della malattia da parte dell’INAIL, garantendo così il diritto a una rendita o a un indennizzo INAIL e ad altre prestazioni previdenziali.

Successivamente, si può intraprendere un’azione in via stragiudiziale, cercando un accordo di conciliazione con il datore di lavoro, oppure avviare un procedimento legale davanti a un Tribunale.

L’ONA, con il suo team di professionisti guidati dall’Avvocato Ezio Bonanni, offre assistenza legale gratuita. Tutti gli esposti possono rivolgersi all’ONA per il risarcimento dei danni e il riconoscimento della malattia professionale. Basta compilare il modulo sottostante o chiamare il numero verde 800 034 294.

I familiari sopravvissuti, in caso di decesso della vittima, hanno il diritto di ottenere un risarcimento per i danni subiti dal defunto. Oltre ai danni subiti iure proprio.

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