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In Europa il rischio di ricevere una diagnosi di tumore al polmone o alla cervice uterina varia sensibilmente secondo il Paese di residenza. Uno studio presentato al Congresso ESMO 2026 ha stimato 29.412 casi in eccesso negli Stati dell’Unione europea con tassi di incidenza superiori alla media comunitaria. Le differenze riguardano soprattutto due ambiti nei quali la prevenzione può incidere significativamente: il contrasto al fumo e la protezione dall’infezione da papillomavirus umano.

L’analisi, condotta da Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro, ha confrontato i dati di incidenza di 27 Paesi europei. I risultati mostrano divari particolarmente ampi. Per il tumore della cervice uterina, il tasso registrato in Romania è oltre sette volte quello di Malta. Nel tumore polmonare femminile, invece, la Danimarca presenta un’incidenza più di quattro volte superiore alla Lituania.

Le differenze non significano che trasferirsi da un Paese all’altro modifichi immediatamente il rischio individuale di ammalarsi. Riflettono piuttosto disuguaglianze nei fattori di rischio, nei programmi di prevenzione e nelle caratteristiche delle popolazioni. Comprenderle può aiutare a individuare le politiche sanitarie più efficaci per ridurre le nuove diagnosi.

Che cosa rivela lo studio sulle disuguaglianze oncologiche in Europa?

La ricerca, intitolata Impact of cancer inequalities in Europe on preventable cancers: focus on cervical and lung cancer, analizza le differenze nell’incidenza di due neoplasie particolarmente rilevanti per la prevenzione.

Il lavoro è stato presentato a Madrid, durante il Congresso 2026 della Società europea di oncologia medica, ESMO. L’autore, Diego Serraino, è epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro, la rete oncologica nazionale del Ministero della Salute presieduta da Ruggero De Maria.

L’obiettivo dello studio è quantificare le disuguaglianze tra i Paesi dell’Unione europea, utilizzando i tassi di incidenza dei tumori del polmone e della cervice uterina. Per il carcinoma polmonare, i dati sono stati analizzati separatamente per uomini e donne. Questa distinzione permette di osservare differenze importanti nella distribuzione della malattia.

Il confronto mostra che alcuni Stati presentano un’incidenza molto superiore alla media europea, mentre altri registrano valori sensibilmente inferiori.

Le disparità non sono soltanto un fenomeno statistico. Possono indicare la necessità di rafforzare gli interventi preventivi e migliorare l’accesso ai programmi di sanità pubblica.

Come sono stati calcolati i 29.412 casi di tumore in eccesso?

I ricercatori hanno utilizzato le stime relative al 2024 dell’European Cancer Information System, conosciuto con la sigla ECIS.

Si tratta di una piattaforma europea che raccoglie e rende disponibili informazioni epidemiologiche sulle neoplasie. L’analisi ha confrontato i tassi di incidenza dei 27 Stati membri con i valori medi dell’Unione europea.

Per ogni Paese che presentava un’incidenza superiore alla media, i ricercatori hanno calcolato il numero di diagnosi eccedenti rispetto al livello di riferimento.

Il risultato complessivo è pari a 29.412 casi stimati in eccesso, considerando separatamente il tumore polmonare maschile, quello femminile e il carcinoma della cervice uterina.

È fondamentale comprendere il significato di questo dato. I casi in eccesso non rappresentano 29.412 tumori certamente evitabili. Sono una misura epidemiologica delle differenze tra Paesi, ottenuta attraverso un confronto statistico.

Non è possibile stabilire che tutte queste diagnosi sarebbero state prevenute applicando le stesse politiche sanitarie. La stima permette però di quantificare l’entità delle disuguaglianze e individuare le aree nelle quali la prevenzione potrebbe produrre benefici importanti.

Quali sono i tumori con le maggiori differenze di incidenza tra i Paesi europei?

Lo studio si concentra su due neoplasie: il tumore del polmone e quello della cervice uterina.

Per il carcinoma polmonare sono state considerate separatamente le diagnosi maschili e femminili, poiché l’incidenza presenta differenze significative tra i sessi.

Nel 2024, le stime europee indicano circa 199mila nuovi casi di tumore polmonare negli uomini e 116mila nelle donne.

Per il carcinoma della cervice uterina, invece, sono state considerate circa 28mila nuove diagnosi.

Il numero di casi in eccesso risulta maggiore per il tumore del polmone, che rappresenta complessivamente 24.546 diagnosi oltre i livelli medi di riferimento.

Il carcinoma della cervice uterina contribuisce con altri 4.866 casi.

TumoreNuovi casi stimati nell’UE nel 2024Casi in eccesso nei Paesi sopra la media
Polmone negli uominiCirca 199.00011.105
Polmone nelle donneCirca 116.00013.441
Cervice uterinaCirca 28.0004.866
TotaleCirca 343.00029.412

I valori complessivi delle nuove diagnosi sono arrotondati. Le stime dei casi in eccesso derivano invece dai calcoli riportati nello studio.

Tumori in Europa: tumore del polmone negli uomini

Per il carcinoma polmonare maschile, lo studio stima circa 199mila nuove diagnosi nell’Unione europea nel 2024.

Il tasso medio è pari a 89 casi ogni 100mila uomini. Le differenze tra Paesi sono particolarmente evidenti. La Svezia presenta un’incidenza di circa 38 casi ogni 100mila uomini, mentre l’Ungheria raggiunge 130 casi. Il rapporto tra i due valori supera quindi tre a uno.

In dodici Paesi europei il tasso risulta superiore alla media comunitaria. Complessivamente, questi Stati registrano 11.105 casi stimati in eccesso.

La Polonia presenta il numero assoluto più elevato, con 3.934 diagnosi oltre il riferimento europeo. Seguono Ungheria, con 1.734 casi, Romania con 1.533, Grecia con 1.391 e Francia con 1.348.

Questi numeri devono essere interpretati considerando anche le dimensioni delle popolazioni. Un Paese molto popoloso può registrare più casi in eccesso pur avendo un tasso inferiore a quello di uno Stato più piccolo. Per confrontare correttamente il rischio epidemiologico è quindi necessario distinguere i tassi di incidenza dal numero assoluto di diagnosi.

Tumore del polmone nelle donne: perché la Danimarca supera la Lituania?

Il carcinoma polmonare femminile presenta un quadro differente rispetto a quello maschile.

Secondo le stime del 2024, nell’Unione europea si registrano circa 116mila nuove diagnosi tra le donne, con un’incidenza media di 43 casi ogni 100mila. La Lituania presenta uno dei valori più bassi, pari a circa 20 casi ogni 100mila donne.

In Danimarca, invece, il tasso raggiunge 83 casi ogni 100mila, oltre quattro volte il valore lituano.

Undici Stati membri presentano un’incidenza superiore alla media europea, per un totale stimato di 13.441 diagnosi in eccesso. La Germania registra 3.074 casi oltre il riferimento comunitario, mentre i Paesi Bassi ne contano 3.069. Seguono Polonia con 1.978, Ungheria con 1.427 e Danimarca con 1.325.

Il numero complessivo di casi in eccesso risulta quindi maggiore nelle donne rispetto agli uomini, nonostante il totale delle diagnosi polmonari femminili sia inferiore. Questo risultato dipende dalla distribuzione dei tassi tra i Paesi e dal metodo utilizzato per calcolare gli scostamenti dalla media.

Perché il tumore del polmone è più frequente in alcuni Paesi europei?

Il fumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per il carcinoma polmonare.

L’esposizione prolungata alle sostanze cancerogene contenute nel fumo può provocare alterazioni del DNA e favorire lo sviluppo di tumori. Le differenze tra Paesi riflettono anche la storia delle abitudini tabagiche nelle diverse popolazioni. Gli effetti del fumo sulla comparsa del tumore possono manifestarsi dopo molti anni. Di conseguenza, l’incidenza attuale risente anche dei comportamenti diffusi nei decenni precedenti. Questo aspetto è particolarmente importante per interpretare le differenze tra uomini e donne.

In diversi Paesi europei, la diffusione del fumo femminile ha seguito un andamento temporale diverso rispetto a quello maschile. Anche l’esposizione al fumo passivo, al radon e a sostanze cancerogene presenti negli ambienti lavorativi può contribuire al rischio.

Tra gli altri fattori studiati figurano l’inquinamento atmosferico e alcune condizioni polmonari croniche.

Lo studio presentato all’ESMO, tuttavia, non attribuisce a ciascun fattore una quota precisa delle differenze osservate. Per farlo sarebbero necessarie analisi specifiche.

Tumori in Europa: quali politiche antifumo possono ridurre i tumori polmonari in Europa?

La riduzione del consumo di tabacco rappresenta uno degli interventi più importanti per prevenire il tumore del polmone. Le politiche sanitarie possono agire su diversi aspetti, dalla prevenzione dell’iniziazione al fumo fino al sostegno delle persone che desiderano smettere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera particolarmente rilevanti gli interventi che riducono l’accessibilità e l’attrattività dei prodotti del tabacco. Tra questi rientrano le politiche fiscali, le restrizioni alla pubblicità, gli ambienti liberi dal fumo e l’informazione sui rischi sanitari.

Anche i servizi per la cessazione del fumo svolgono un ruolo fondamentale.

Il supporto comportamentale e, quando indicato, i trattamenti farmacologici possono aumentare le probabilità di interrompere stabilmente il consumo di tabacco. Smettere di fumare produce benefici a qualsiasi età, anche dopo molti anni di esposizione.

Il rischio di sviluppare un tumore polmonare non scompare immediatamente, ma tende a diminuire progressivamente rispetto a quello di chi continua a fumare. Le differenze osservate nello studio suggeriscono quindi l’importanza di rafforzare le strategie antifumo, adattandole alle caratteristiche delle popolazioni nazionali.

Tumore della cervice uterina: perché in Romania l’incidenza è sette volte quella di Malta?

Il carcinoma della cervice uterina presenta una delle disparità più marcate individuate dalla ricerca. Nel 2024, nell’Unione europea sono state stimate circa 28mila nuove diagnosi, con un’incidenza media di 12 casi ogni 100mila donne.

La Romania registra un tasso di circa 36 casi ogni 100mila, mentre Malta presenta un valore pari a 5. Il rapporto tra i due Paesi è quindi di 7,2 a uno.

Dieci Stati membri hanno un’incidenza superiore alla media europea, con un totale di 4.866 casi stimati in eccesso. La Romania concentra la quota maggiore, con 2.475 diagnosi oltre il riferimento comunitario.

Seguono Polonia con 861 casi, Bulgaria con 407, Ungheria con 360 e Portogallo con 263.

Queste differenze sono particolarmente rilevanti perché il tumore della cervice uterina è una delle neoplasie per le quali esistono strumenti preventivi molto efficaci. La vaccinazione contro il papillomavirus umano e i programmi di screening possono infatti ridurre significativamente il rischio di sviluppare la malattia.

Che cos’è il tumore della cervice uterina e quale ruolo ha il papillomavirus?

Il tumore della cervice uterina, chiamato anche carcinoma del collo dell’utero, si sviluppa nella parte inferiore dell’utero che comunica con la vagina.

La principale causa della malattia è l’infezione persistente da alcuni tipi di papillomavirus umano, conosciuto con la sigla HPV. L’HPV è un gruppo di virus molto diffusi, che possono essere trasmessi attraverso contatti sessuali.

Nella maggior parte dei casi, l’infezione viene controllata spontaneamente dal sistema immunitario e non provoca conseguenze importanti. Quando però un’infezione da HPV ad alto rischio persiste nel tempo, può favorire la comparsa di alterazioni cellulari precancerose.

Alcune di queste lesioni, se non identificate e trattate, possono evolvere verso un carcinoma invasivo.

Il processo richiede generalmente diversi anni, offrendo un’importante opportunità di prevenzione attraverso i controlli. La vaccinazione contro l’HPV riduce il rischio di infezioni causate dai tipi virali inclusi nel vaccino, mentre lo screening permette di individuare le alterazioni prima che si trasformino in tumore.

Tumori in Europa: come funziona la vaccinazione contro l’HPV e quanto è efficace?

La vaccinazione contro il papillomavirus umano rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione del carcinoma della cervice uterina. I vaccini disponibili proteggono contro alcuni tipi di HPV responsabili di una quota importante dei tumori correlati all’infezione.

La protezione è particolarmente efficace quando la vaccinazione viene effettuata prima dell’esposizione al virus. Per questo i programmi vaccinali si rivolgono prioritariamente agli adolescenti, secondo le indicazioni previste dai calendari nazionali.

In Italia la vaccinazione anti-HPV viene offerta attraverso il Servizio sanitario nazionale secondo le modalità stabilite dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale e dalle disposizioni regionali.

La vaccinazione riguarda sia le ragazze sia i ragazzi, perché l’HPV può provocare tumori anche in altre sedi anatomiche.

È importante ricordare che il vaccino non cura un’infezione già presente e non sostituisce lo screening cervicale. Le persone vaccinate devono quindi continuare a seguire le indicazioni dei programmi di prevenzione, secondo l’età e le raccomandazioni applicabili.

Perché lo screening cervicale può prevenire il tumore prima che si sviluppi?

Lo screening della cervice uterina permette di individuare infezioni persistenti da HPV ad alto rischio e alterazioni cellulari che possono precedere lo sviluppo del tumore.

Questa caratteristica lo distingue da molti altri programmi oncologici, che mirano principalmente a diagnosticare una neoplasia già presente nelle fasi iniziali.

Nel carcinoma cervicale, infatti, è possibile identificare e trattare lesioni precancerose, interrompendo il processo che potrebbe portare alla malattia invasiva. I principali strumenti utilizzati sono il Pap test e il test HPV.

Il Pap test analizza le cellule prelevate dal collo dell’utero per individuare eventuali alterazioni.

Il test HPV ricerca invece la presenza di tipi virali ad alto rischio oncogeno.

In Italia, i programmi organizzati prevedono generalmente il Pap test nelle fasce d’età più giovani e il test HPV nelle età successive, con intervalli differenti secondo le indicazioni regionali. La partecipazione regolare allo screening rappresenta quindi un intervento essenziale per ridurre l’incidenza del tumore cervicale.

Perché le differenze tra i Paesi europei non dipendono soltanto dalla biologia?

Le disparità oncologiche riflettono l’interazione tra numerosi fattori.

Le abitudini individuali, come il consumo di tabacco, possono influenzare direttamente il rischio di sviluppare alcune neoplasie. Tuttavia, anche l’organizzazione dei sistemi sanitari può contribuire alle differenze osservate.

La disponibilità di programmi vaccinali, l’adesione agli screening e l’accesso ai servizi di prevenzione possono variare sensibilmente tra i Paesi.

Le condizioni economiche e sociali influenzano inoltre le opportunità di ricevere informazioni, effettuare controlli e accedere tempestivamente alle cure.

Un ulteriore elemento riguarda la qualità dei sistemi di registrazione dei tumori. Differenze nella completezza dei dati e nelle procedure di rilevazione possono influenzare le stime epidemiologiche, anche quando vengono utilizzati sistemi armonizzati.

Per questo il confronto tra Stati richiede cautela. Lo studio ECIS permette di descrivere le disuguaglianze nell’incidenza, ma non dimostra automaticamente quali fattori ne siano responsabili in ciascun Paese.

Qual è la differenza tra incidenza, mortalità e sopravvivenza dei tumori?

Per interpretare correttamente i dati oncologici è importante distinguere alcuni indicatori epidemiologici.

IndicatoreChe cosa misuraPerché è importante
IncidenzaNumero di nuove diagnosi in un periodo definitoDescrive la frequenza con cui compaiono nuovi casi
MortalitàNumero di decessi attribuiti a una malattiaMisura l’impatto della malattia sui decessi
PrevalenzaNumero di persone che vivono con una diagnosiAiuta a valutare il carico assistenziale
SopravvivenzaProporzione di pazienti vivi dopo un intervallo stabilitoContribuisce a valutare prognosi e risultati delle cure
Casi in eccessoDiagnosi oltre un livello statistico di riferimentoQuantifica una differenza rispetto al valore scelto

Lo studio presentato all’ESMO si concentra principalmente sull’incidenza e sui casi in eccesso.

Non permette quindi di concludere che i Paesi con più diagnosi presentino necessariamente anche la mortalità più elevata.

Quest’ultima dipende infatti da ulteriori fattori, come la tempestività della diagnosi, lo stadio della malattia e l’accesso ai trattamenti.

Tumori in Europa: che cosa significa che un tumore è prevenibile?

In oncologia, il termine prevenibile indica una neoplasia il cui rischio può essere ridotto attraverso interventi efficaci su fattori causali modificabili.

Non significa che ogni singolo caso possa essere evitato con certezza.

Per il carcinoma polmonare, la prevenzione riguarda soprattutto la riduzione dell’esposizione al tabacco e ad altri cancerogeni.

Per il carcinoma della cervice uterina, invece, gli interventi principali sono la vaccinazione anti-HPV e la partecipazione allo screening.

Anche quando una malattia presenta fattori di rischio modificabili, possono esistere casi che si sviluppano in persone non esposte ai principali fattori conosciuti.

Il tumore del polmone, per esempio, può comparire anche in persone che non hanno mai fumato.

Allo stesso modo, la vaccinazione anti-HPV riduce fortemente il rischio di alcune neoplasie, ma non elimina la necessità dei controlli raccomandati.

La prevenzione deve quindi essere interpretata come una strategia di riduzione del rischio a livello individuale e collettivo.

Quali indicazioni offre lo studio alle politiche sanitarie europee?

Secondo Diego Serraino, i risultati mostrano quanto siano ancora marcate le differenze tra gli Stati europei.

L’epidemiologo sottolinea che le variazioni nell’incidenza non devono essere considerate soltanto dati statistici, ma indicatori utili per orientare le politiche sanitarie.

L’obiettivo è individuare le aree nelle quali gli strumenti di prevenzione disponibili possono contribuire maggiormente a ridurre il rischio.

Per il carcinoma polmonare, questo significa rafforzare le politiche di contrasto al tabagismo.

Per il carcinoma della cervice uterina, invece, le priorità riguardano l’estensione della copertura vaccinale contro l’HPV e la partecipazione ai programmi di screening.

Le strategie devono però tenere conto delle caratteristiche di ciascun Paese.

Una politica efficace in un determinato contesto potrebbe richiedere adattamenti organizzativi e sociali per produrre risultati analoghi altrove.

Il confronto europeo può contribuire a individuare esperienze utili, ma la riduzione delle disuguaglianze richiede interventi continuativi e verifiche dei risultati.

Tumori in Europa: quali obiettivi europei per ridurre i tumori prevenibili?

La prevenzione oncologica rappresenta una componente centrale delle strategie europee di sanità pubblica.

Il Piano europeo di lotta contro il cancro promuove interventi per ridurre i fattori di rischio, migliorare la diagnosi precoce e garantire un accesso più equo alle cure.

Tra gli obiettivi figurano il contrasto al tabacco, la promozione della vaccinazione anti-HPV e il rafforzamento dei programmi di screening.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inoltre definito una strategia globale per accelerare l’eliminazione del carcinoma della cervice uterina come problema di sanità pubblica.

La strategia si basa su obiettivi relativi alla vaccinazione, allo screening e al trattamento delle lesioni precancerose e dei tumori.

Questi interventi richiedono una collaborazione tra istituzioni sanitarie, professionisti e popolazione.

La disponibilità di vaccini e test, infatti, non garantisce automaticamente una copertura adeguata.

È necessario assicurare che le persone possano accedere concretamente ai servizi, ricevere informazioni comprensibili e partecipare ai programmi di prevenzione.

Quali conseguenze ha lo studio per la prevenzione dei tumori in Italia?

La ricerca non fornisce, nel materiale disponibile, un confronto dettagliato dei tassi italiani con quelli degli altri Stati europei.

Non sarebbe quindi corretto attribuire all’Italia una posizione specifica nella graduatoria dei Paesi senza ulteriori dati.

Tuttavia, i risultati richiamano l’importanza di mantenere elevata l’attenzione su due ambiti fondamentali della prevenzione oncologica.

Il primo riguarda il contrasto al fumo, che rimane il principale fattore di rischio modificabile per il carcinoma polmonare.

Il secondo riguarda la prevenzione delle infezioni da HPV e la partecipazione agli screening cervicali.

In Italia questi interventi vengono promossi attraverso il Servizio sanitario nazionale, con programmi organizzati a livello regionale.

La loro efficacia dipende non soltanto dalla disponibilità delle prestazioni, ma anche dalla capacità di raggiungere le persone che partecipano meno frequentemente.

Ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali rappresenta quindi una priorità anche all’interno dei singoli Paesi.

Tumori in Europa: ridurre le disuguaglianze oncologiche

Le differenze osservate nello studio mostrano che il peso di alcune neoplasie non è distribuito uniformemente nell’Unione europea.

Per il carcinoma polmonare, il divario riguarda sia gli uomini sia le donne, con differenze importanti nella distribuzione geografica.

Per il tumore della cervice uterina, invece, l’incidenza varia di oltre sette volte tra i Paesi considerati agli estremi del confronto.

Questi risultati indicano la necessità di comprendere meglio le cause delle disparità e di rafforzare gli interventi preventivi.

Il dato di 29.412 casi in eccesso rappresenta una misura statistica, non una stima diretta dei tumori sicuramente evitabili.

Resta però un indicatore significativo dell’ampiezza delle differenze epidemiologiche.

La disponibilità di strumenti efficaci contro il tabagismo e l’infezione da HPV offre opportunità concrete per ridurre il carico di malattia.

La sfida consiste nel trasformare queste conoscenze in programmi accessibili, continuativi e capaci di raggiungere tutte le fasce della popolazione.