anoressia nervosa

Uno studio dell’Università Statale di Milano ha accertato che l’anoressia nervosa è un disturbo psichiatrico grave e complesso, con profonde conseguenze multiorgano. Essa richiede un riconoscimento tempestivo e cure specialistiche. Comprenderne i meccanismi biologici è fondamentale anche per valutare il percorso di recupero. Il ritorno a un peso nella norma, infatti, potrebbe non coincidere con la completa normalizzazione dei sistemi biologici e dei processi cerebrali caratteristici della patologia.

Lo studio si propone di indagare i meccanismi molecolari coinvolti nella disregolazione dell’asse neuroimmunitario nell’anoressia nervosa. Questi sono potenzialmente implicati nelle disfunzioni cerebrali che sostengono i comportamenti patologici caratteristici del disturbo e nelle modificazioni persistenti nonostante la normalizzazione del peso corporeo.

La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti” dell’Università Statale di Milano. Hanno collaborato Armando D’Agostino, docente in Psichiatria del dipartimento di Scienze della Salute e Sara Bertelli dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano.

Lo studio condotto su 35 giovani donne affette da anoressia nervosa

Gli studiosi hanno approfondito l’interazione tra il sistema dei glucocorticoidi e l’asse neruoimmunitario nell’anoressia nervosa.

Lo studio ha integrato osservazioni su 35 giovani donne affette da Anoressia Nervosa e controlli sani, combinandole con un approccio preclinico in un modello animale.

Alla prima valutazione, donne affette da Anoressia Nervosa presentavano livelli elevati di cortisolo (ipercortisolemia) e una maggiore componente compulsiva dell’esercizio fisico. In un sottogruppo sottoposto a immunofenotipizzazione, la riduzione dei leucociti circolanti si accompagna a una maggiore espressione di CD62L. Si tratta di una molecola coinvolta nel loro traffico e reclutamento. L’immunofenotipizzazione è un’analisi che permette di caratterizzare le diverse popolazioni di cellule immunitarie. Questi dati suggeriscono un adattamento immunitario complesso, nel quale la ridotta numerosità cellulare coesiste con alterazioni dei segnali che regolano la distribuzione delle cellule immunitarie nell’organismo.

Ridurre la sensibilità ai glucocorticoidi

Al follow-up a un anno, l’ipercortisolemia persisteva sia nelle partecipanti ancora sottopeso sia in quelle che avevano recuperato un indice di massa corporea nella norma. Soltanto in queste ultime, si osservavano inoltre aumenti di TNF-α, E-selectina e M-CSF. Sono mediatori coinvolti rispettivamente nella risposta infiammatoria, nel reclutamento leucocitario e nella differenziazione della linea monocito-macrofagica. Il recupero ponderale, pertanto, non si accompagna necessariamente alla normalizzazione del profilo neuroendocrino e immunitario.

Il meccanismo proposto dagli autori riguarda una possibile riduzione della sensibilità ai glucocorticoidi, la famiglia di ormoni caratteristica della “risposta allo stress” cui appartiene il cortisolo. In condizioni fisiologiche, questi ormoni attivano il recettore GR, che raggiunge il nucleo e regola l’espressione di geni coinvolti nel metabolismo. Un’esposizione prolungata a livelli elevati di glucocorticoidi potrebbe alterare questa regolazione: concentrazioni ormonali elevate non garantirebbero quindi una risposta cellulare adeguata. Nelle pazienti, la persistenza dell’ipercortisolemia insieme all’aumento di alcuni mediatori infiammatori è risultata infatti compatibile con questa ipotesi.

L’indagine nel modello animale di anoressia nervosa

L’indagine nel modello animale di anoressia nervosa denominato “activity-based anorexia” combina restrizione alimentare e accesso a una ruota per la corsa. Ciò ha permesso di approfondire i possibili meccanismi molecolari nel cervello difficilmente caratterizzabili nel paziente.

Nell’ippocampo ventrale, una regione coinvolta nella regolazione dello stress e del processamento delle emozioni, sono state osservate alterazioni della segnalazione del recettore dei glucocorticoidi. Ed anche dell’espressione di geni associati alla funzione della microglia, le cellule immunitarie residenti nel cervello. Alcune di queste alterazioni persistono dopo la fase di rialimentazione. Il trattamento con RU486, antagonista non selettivo del recettore dei glucocorticoidi, ha attenuato il comportamento compulsivo di iperattività e ripristinato il contenuto nucleare del recettore. E ha modulato parte del profilo molecolare microgliale.

Importante studiare la progressione della patologia

Nel complesso, i risultati sono compatibili con una ridotta sensibilità alla segnalazione dei glucocorticoidi, che potrebbe compromettere il controllo della risposta immunitaria. La ricerca evidenzia l’importanza di studiare la progressione della patologia, in particolare il recupero del peso corporeo. Questo al momento è considerato uno dei fattori principali della remissione nella pratica clinica. In particolare, anche attraverso parametri biologici complementari al peso corporeo e propone potenziali marcatori e bersagli farmacologici da approfondire.

Lo studio apre nuove prospettive per comprendere come alterazioni della risposta ai glucocorticoidi e della regolazione immunitaria possano modulare processi cerebrali. Processi che sono sottesi ai comportamenti patologici caratteristici dell’anoressia nervosa.

La validazione in coorti più ampie e studi longitudinali sarà necessaria per stabilire se tali modificazioni possano contribuire a monitorare il recupero e prevedere l’evoluzione clinica.