UN NUOVO FARMACO SPERIMENTALE POTREBBE APRIRE UNA STRADA INEDITA NELLA CURA DEL LINFOMA DI HODGKIN RECIDIVATO O REFRATTARIO. AL CONGRESSO ASCO DI CHICAGO SONO STATI PRESENTATI I RISULTATI DELLO STUDIO INTERNAZIONALE PRIMAVERA, COORDINATO DA RICERCATORI ITALIANI. NEI PAZIENTI CHE AVEVANO ESAURITO LE TERAPIE DISPONIBILI, LA NUOVA MOLECOLA HA OTTENUTO RISPOSTE COMPLETE FINO AL 35% DEI CASI, SENZA RICORRERE ALLA CHEMIOTERAPIA.
Per molti pazienti con linfoma di Hodgkin le cure oggi consentono percentuali di guarigione molto elevate. Tuttavia esiste una quota di persone che va incontro a recidive o sviluppa una malattia resistente ai trattamenti. Proprio per questi pazienti arrivano ora dati che stanno attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale.
Lo studio PRIMAVERA, presentato al congresso annuale dell‘American Society of Clinical Oncology (ASCO), rappresenta uno dei risultati più promettenti emersi negli ultimi anni nel campo dei tumori del sangue.
Che cos’è il linfoma di Hodgkin?
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Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, cellule del sistema immunitario deputate alla difesa dell’organismo.
Il sistema linfatico comprende linfonodi, milza, midollo osseo e una rete di vasi che attraversa tutto il corpo. Quando alcuni linfociti subiscono alterazioni genetiche, possono trasformarsi in cellule tumorali e iniziare a proliferare in modo incontrollato.
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 2.200 nuovi casi.
La malattia presenta una caratteristica particolare rispetto a molti altri tumori. Colpisce infatti soprattutto giovani e giovani adulti tra i 15 e i 35 anni. Successivamente compare un secondo picco di incidenza dopo i 60 anni.
Nonostante sia considerata una neoplasia relativamente rara, rappresenta uno dei più importanti successi dell’oncologia moderna.
Quali sono i sintomi da non sottovalutare?
Nella maggior parte dei casi il primo segnale è rappresentato dall’ingrossamento di uno o più linfonodi.
I linfonodi aumentati di volume compaiono spesso nel collo, nelle ascelle o all’inguine e tendono a non essere dolorosi. Molte persone scoprono casualmente la loro presenza durante l’igiene personale o davanti allo specchio.
Altri sintomi possono includere febbre persistente senza una causa evidente, sudorazioni notturne abbondanti, perdita di peso involontaria, stanchezza marcata e prurito intenso.
In alcuni casi possono comparire tosse, senso di pressione toracica o difficoltà respiratorie quando la malattia coinvolge i linfonodi del mediastino.
Poiché molti di questi sintomi possono essere comuni anche ad altre condizioni, la diagnosi richiede esami specifici e una biopsia del linfonodo interessato.
Perché il linfoma di Hodgkin è considerato uno dei successi dell’oncologia?
Negli ultimi decenni le prospettive dei pazienti sono cambiate radicalmente.
Grazie ai progressi della chemioterapia, della radioterapia, dell’immunoterapia e del trapianto di cellule staminali, oggi la sopravvivenza a cinque anni supera l’85%.
In molti casi il tumore può essere curato definitivamente.
Tuttavia una parte dei pazienti continua a rappresentare una sfida clinica. Alcuni sviluppano una recidiva dopo i trattamenti iniziali. Altri non rispondono alle terapie disponibili oppure smettono di rispondere nel tempo.
È proprio in questo gruppo di pazienti che si concentra il nuovo studio presentato a Chicago.
Cosa ha scoperto lo studio PRIMAVERA?
Lo studio internazionale di fase 1 PRIMAVERA ha valutato l’efficacia di una nuova molecola chiamata AZD3470 in 68 pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario.
Si tratta di persone che avevano già ricevuto numerosi trattamenti. In media ciascun paziente era stato sottoposto a sei linee terapeutiche precedenti, comprendenti chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco-coniugati.
Molti di loro avevano quindi esaurito le opzioni terapeutiche disponibili.
I risultati hanno mostrato una risposta clinica in circa la metà dei pazienti trattati. Ancora più significativo è il dato relativo alle risposte complete.
Alle dosi più elevate del farmaco, il 35% dei pazienti non mostrava più segni evidenti della malattia agli esami radiologici.
Per una popolazione così complessa e fortemente pretrattata, si tratta di risultati considerati molto incoraggianti dagli specialisti.
Come funziona il nuovo farmaco?
La molecola AZD3470 appartiene alla nuova generazione delle terapie mirate.
A differenza della chemioterapia tradizionale, che colpisce indiscriminatamente le cellule che si dividono rapidamente, questo farmaco agisce su un bersaglio molecolare molto specifico.
Il suo obiettivo è un enzima chiamato PRMT5, coinvolto nei meccanismi che regolano l’espressione dei geni all’interno delle cellule tumorali.
In oltre l’80% dei casi di linfoma di Hodgkin le cellule tumorali presentano una perdita della proteina MTAP. Questa alterazione provoca l’accumulo di una sostanza chiamata MTA, che riduce già naturalmente l’attività dell’enzima PRMT5.
AZD3470 completa questo blocco e porta a una soppressione quasi totale dell’attività dell’enzima, rendendo le cellule tumorali particolarmente vulnerabili.
Il risultato è un potente effetto antiproliferativo che rallenta o arresta la crescita del tumore.
Perché si parla di medicina di precisione?
Lo studio rappresenta un esempio concreto di medicina di precisione.
Questo approccio non tratta tutti i pazienti nello stesso modo, ma cerca di individuare caratteristiche biologiche specifiche della malattia per scegliere la terapia più adatta.
In passato molti tumori venivano classificati principalmente in base all’organo colpito. Oggi gli oncologi studiano sempre più attentamente le alterazioni genetiche e molecolari presenti nelle cellule tumorali.
Queste informazioni consentono di identificare punti deboli specifici che possono essere colpiti con farmaci mirati.
Nel caso del linfoma di Hodgkin, la perdita della proteina MTAP rappresenta proprio una di queste vulnerabilità biologiche.
Secondo gli autori dello studio, AZD3470 costituisce uno dei migliori esempi di come la conoscenza della biologia tumorale possa tradursi in nuove opportunità terapeutiche.
Linfoma di Hodgkin resistente: quali vantaggi offre rispetto alla chemioterapia?
Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito gli specialisti riguarda la tollerabilità del trattamento.
Il farmaco viene assunto per via orale e non richiede infusioni ospedaliere. Inoltre non è stato associato a interruzioni della terapia dovute a effetti collaterali gravi durante questa fase iniziale della sperimentazione.
Questo elemento è particolarmente importante perché molti pazienti con malattia recidivata hanno già affrontato anni di trattamenti intensivi.
Ridurre la tossicità mantenendo l’efficacia rappresenta oggi uno degli obiettivi principali dell’oncoematologia moderna.
Per i pazienti più giovani, inoltre, limitare l’esposizione cumulativa alla chemioterapia potrebbe contribuire a ridurre alcuni effetti indesiderati che possono manifestarsi anche molti anni dopo la guarigione.
Linfoma di Hodgkin resistente: quando potrebbe essere disponibile questa terapia?
È importante sottolineare che si tratta ancora di uno studio di fase 1.
Questa fase della ricerca serve principalmente a valutare sicurezza, tollerabilità e dosaggio ottimale del farmaco.
I risultati sono molto promettenti, ma saranno necessari ulteriori studi clinici su numeri più ampi di pazienti per confermare l’efficacia osservata.
Gli esperti stimano che possano essere necessari ancora diversi anni prima di un eventuale utilizzo nella pratica clinica quotidiana.
Tuttavia il valore dello studio va oltre i risultati immediati.
Per la prima volta una terapia orale mirata ha dimostrato di poter ottenere risposte complete in una quota significativa di pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario.
Linfoma di Hodgkin resistente: quale ruolo ha avuto l’Italia nella ricerca?
L’Italia ha avuto un ruolo centrale nello studio PRIMAVERA.
Il lavoro è stato presentato dal professor Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e professore associato dell’Università degli Studi di Milano.
Inoltre i due centri che hanno arruolato il maggior numero di pazienti a livello mondiale sono italiani: l’Istituto Europeo di Oncologia e l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
Questo risultato conferma il ruolo sempre più importante della ricerca oncoematologica italiana nello sviluppo di terapie innovative.
In un settore in continua evoluzione come quello dei tumori del sangue, la partecipazione ai trial internazionali rappresenta infatti uno strumento fondamentale per offrire ai pazienti l’accesso precoce alle cure del futuro.
