Nonostante il divieto di utilizzo introdotto in Italia nel 1992, gli effetti dell’esposizione continuano a manifestarsi a distanza di decenni, con un numero ancora elevato di lavoratori colpiti da patologie asbesto-correlate.
È quanto emerge dai dati illustrati dall’Inail nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro.
In media 1.160 lavoratori colpiti ogni anno da malattie da amianto
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Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024, l’Inail ha riconosciuto in media 1.160 casi all’anno di malattie professionali legate all’esposizione all’amianto.
Si tratta di patologie particolarmente gravi che, secondo i dati presentati dall’Istituto, hanno avuto un esito mortale in circa il 41% dei casi. Numeri che confermano come le conseguenze dell’amianto continuino a incidere sulla salute dei lavoratori anche molti anni dopo la cessazione dell’esposizione.
Inail: il problema resta attuale
Nel corso dell’audizione, il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, ha evidenziato come il tema mantenga una forte rilevanza sanitaria e sociale. Le malattie correlate all’amianto, infatti, sono caratterizzate da tempi di latenza molto lunghi e possono manifestarsi anche decenni dopo il contatto con le fibre.
Per questo motivo l’Istituto continua a investire nelle attività di prevenzione, ricerca e sostegno alle imprese impegnate nella rimozione dell’amianto.
Tra gli strumenti messi a disposizione figurano i bandi Isi, che destinano risorse alle aziende per gli interventi di bonifica. L’ultima edizione ha previsto uno stanziamento di 140 milioni di euro, cifra che dovrebbe essere confermata anche nel prossimo bando.
Tutela dei lavoratori e reinserimento
Oltre al riconoscimento delle malattie professionali e all’erogazione delle prestazioni economiche previste dalla normativa, l’Inail assicura servizi dedicati al recupero e al reinserimento lavorativo delle persone colpite da patologie asbesto-correlate.
L’obiettivo è accompagnare i lavoratori sia durante il percorso sanitario sia nella fase di reintegrazione professionale, quando le condizioni di salute lo consentono.
Il Fondo per le vittime dell’amianto nei cantieri navali
Durante l’audizione sono stati illustrati anche i primi risultati del Fondo destinato alle vittime dell’amianto nei cantieri navali.
Per l’annualità 2023 è stata presentata una sola domanda da parte di un lavoratore, che non è stata accolta per la mancanza della documentazione richiesta.
Sul fronte delle imprese, Fincantieri ha richiesto rimborsi per oltre 44 milioni di euro relativi a sentenze e accordi conciliativi, ottenendo un rimborso di circa 12,6 milioni di euro. Richieste analoghe sono state avanzate anche per gli anni successivi, mentre anche Invitalia ha presentato domanda per le annualità 2024 e 2025.
Il dibattito in Parlamento
Nel corso dei lavori della Commissione sono emerse anche valutazioni sull’attuale disciplina del Fondo.
La presidente della Commissione d’inchiesta, Chiara Gribaudo, ha evidenziato la necessità di rivedere alcuni aspetti della normativa, ritenendo opportuno intervenire per renderla maggiormente efficace sia nella tutela dei lavoratori sia nella promozione della prevenzione.
Bonanni: «La prevenzione passa dalla bonifica»
Per l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), la presenza di nuovi casi dimostra quanto sia necessario accelerare le attività di censimento e bonifica dei materiali ancora presenti negli edifici pubblici, nei siti industriali e nelle infrastrutture. L’ONA ribadisce da anni che la prevenzione rappresenta lo strumento più efficace per ridurre il numero delle future patologie, insieme al monitoraggio sanitario degli ex lavoratori esposti e al riconoscimento tempestivo dei loro diritti.
Per l’associazione, investire nella rimozione dell’amianto significa tutelare la salute delle generazioni presenti e future, evitando che gli effetti di un materiale bandito da oltre trent’anni continuino a produrre nuove vittime.
Fonte: Ansa
