amianto risarcimento, avv. Ezio Bonanni

Quasi 19 anni nella Marina Militare e, secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, una prolungata esposizione ad ambienti nei quali era presente amianto. È la vicenda di C.C., originario di Napoli, morto nell’ottobre 2020 dopo una malattia durata oltre cinque anni.

L’uomo aveva costruito la propria famiglia nel Casertano, terra d’origine della moglie, dove sono nati anche i loro due figli. In seguito, la famiglia si era trasferita a Valmontone, in provincia di Roma.

La sua storia è ora al centro di una sentenza del Tribunale di Roma. In primo grado, il giudice ha accertato la responsabilità del Ministero della Difesa e ha disposto a favore della moglie e dei due figli un risarcimento complessivo superiore a 860mila euro. La decisione  sarebbe stata impugnata.

Sottufficiale e elettricista

C.C. aveva prestato servizio nella Marina Militare con il grado di sottufficiale e svolgeva mansioni di elettricista.

Nel corso di quasi diciannove anni di attività aveva lavorato a bordo di diverse unità navali e in strutture della Marina.

Le sue attività comprendevano il controllo, la riparazione e la manutenzione degli impianti elettrici, oltre agli interventi sulla relativa componentistica.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, proprio durante queste attività il militare sarebbe entrato ripetutamente in contatto con polveri e fibre di asbesto.

Il Tribunale ha ricostruito un’esposizione protratta nel tempo e ha rilevato, nell’ambito del giudizio, che non sarebbe stata fornita la prova dell’adozione di misure ritenute adeguate a tutelare il lavoratore dal rischio legato all’amianto.

La patologia amianto correlata 11 anni prima

La malattia si manifestò a distanza di molti anni rispetto al periodo di servizio.

Nei primi mesi del 2015 comparvero i primi sintomi. Il 6 marzo 2015 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno.

Da quel momento C.C. affrontò un lungo percorso medico e terapeutico, durato più di cinque anni. La malattia lo accompagnò fino alla morte, avvenuta nell’ottobre 2020.

Il rapporto tra la patologia e il servizio prestato nella Marina Militare era stato riconosciuto già quando l’uomo era ancora in vita. Nel 2018, infatti, gli era stato riconosciuto lo status di vittima del dovere.

Il procedimento legale in corso

Dopo la morte di C.C., la moglie e i due figli hanno chiesto il risarcimento dei danni conseguenti alla perdita del loro familiare.

Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda risarcitoria. Per la vedova, il giudice ha riconosciuto anche il *danno economico* collegato alla perdita del contributo che il marito avrebbe continuato a garantire alla famiglia.

Il risarcimento complessivo riconosciuto in primo grado supera così gli *860mila euro*.

La pronuncia, tuttavia, non è definitiva: la decisione del Tribunale di Roma è stata infatti impugnata.

Le dichiarazioni dell’avvocato Ezio Bonanni, ONA

E’ intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, legale della vicenda.

“Dietro questa sentenza non ci sono soltanto cifre, ma la storia di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo cinque anni segnati dalla malattia e dalle cure”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni.

“La decisione del Tribunale– spiega il legale- mette in luce anche un aspetto troppo spesso dimenticato: quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato”.