Gli hantavirus sono virus zoonotici, cioè trasmessi dagli animali all’uomo. Il loro serbatoio naturale sono i roditori, nei cui organismi i virus circolano senza provocare malattia.
Il 2 maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera. Nella nave vi erano 147 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Al 10 maggio 2026, sono stati identificati otto casi, tra cui tre decessi. Il virus è stato identificato come hantavirus delle Ande.
Cosa sono i virus zoonotici denominati hantavirus?
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Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all’uomo. L’infezione nell’uomo può causare gravi malattie e spesso la morte, sebbene le patologie siano varie a seconda del tipo di virus e dell’area geografica.
Diverse specie di orthohantavirus possono causare malattie nell’uomo, tra cui i virus Andes (ANDV) e Sin Nombre (SNV) nelle Americhe. Oppure i virus Puumala e Dobrava in Europa. Nelle Americhe, l’infezione è nota per causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore.
In Europa e in Asia gli hantavirus sono noti per causare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni. Le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello globale.
Infezioni da hantavirus, la diffusione nel mondo
Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7%.
La Regione europea, nel 2023, ha segnalato 1885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), segnando il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023.
Nell’Asia orientale, in particolare in Cina e nella Repubblica di Corea, la febbre emorragica da hantavirus con sindrome renale (HFRS) causa migliaia di casi ogni anno. Ciò nonostante l’incidenza sia diminuita negli ultimi decenni. Ad oggi non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione sul territorio nazionale.
Come si contrae l’infezione da Hantavirus umano
L’infezione da Hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate.
L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori o durante le normali attività in aree fortemente infestate.
I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove sono presenti roditori e le opportunità di esposizione sono maggiori.
Sebbene non comune, c’è una limitata trasmissione interumana della sindrome polmonare da ipersensibilità (HPS) in contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati. Ad oggi, la possibilità di trasmissione interumana sembra esistere esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile. Si tratta del virus che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave.
Gli ossevatori hanno documentato infezioni secondarie tra gli operatori nelle strutture sanitarie, sebbene rare.
Non esiste un trattamento antivirale o un vaccino
La sindrome da hantavirus umano (HPS) è caratterizzata da mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia. Ed anche problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione.
I sintomi dell’HPS si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus. Tuttavia, i sintomi possono comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione.
Non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l’infezione. La terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, in particolare per i pazienti con sindrome cardiopolmonare.
Quali sono i rischi per la popolazione in generale?
Secondo l’Ecdc, il rischio di contagio da hantavirus originatosi da questo focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell’UE/SEE è molto basso.
Le autorità portuali sono state allertate e invitate a utilizzare dispositivi di protezione individuale e precauzioni adeguate in caso di contatto con casi sospetti.
In linea generale, anche se “si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave – scrive Ecdc – il virus non si trasmette facilmente. Pertanto è improbabile che causi numerosi casi o un’epidemia diffusa nella comunità, a condizione che vengano applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Inoltre, il serbatoio naturale dell’ANDV non è presente in Europa. Quindi non si prevede l’introduzione del virus nella popolazione di roditori e una potenziale trasmissione dai roditori all’uomo in Europa”.
Le precauzioni da adottare contro il virus
Prevenire l’infezione da hantavirus dipende principalmente dalla riduzione dei contatti tra persone e roditori. Nel caso del virus Andes, a queste si aggiungono le normali precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come l’igiene delle mani. E l’‘etichetta respiratoria’ (ad esempio coprendo le vie aeree quando si tossisce e si starnutisce), distanziamento fisico.
Le misure efficaci contro i roditori includono:
– mantenere puliti gli ambienti domestici e i luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi per i roditori.
– sigillare aperture, crepe e punti di accesso che possano consentire l’ingresso dei roditori negli edifici
– conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti.
– adottare procedure di pulizia sicure nelle aree contaminate da roditori o dai loro escrementi.
– evitare di spazzare o aspirare a secco urine, feci o materiali contaminati dai roditori, per prevenire l’aerosolizzazione delle particelle virali.
– inumidire preventivamente le superfici contaminate con detergenti o disinfettanti prima della pulizia.
– lavare accuratamente le mani dopo attività a rischio o contatti con materiali potenzialmente contaminati.
