LE DONNE IN GRAVIDANZA SONO TRA LE PERSONE PIÙ VULNERABILI DURANTE LE ONDATE DI CALORE. L’aumento della temperatura corporea, la maggiore sudorazione e il rischio di disidratazione possono infatti avere conseguenze sia sulla salute della futura mamma sia sul benessere del feto. Per questo gli specialisti raccomandano particolare attenzione durante i mesi estivi, soprattutto nel primo e nell’ultimo trimestre di gestazione.
Con il progressivo aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici, il caldo estremo rappresenta una sfida sempre più importante anche per la salute materno-fetale. Numerosi studi hanno infatti evidenziato che l’esposizione prolungata alle alte temperature è associata a un maggiore rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e altre complicanze ostetriche.
A fare il punto è il professor Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma.
Perché il caldo è più pericoloso durante la gravidanza?
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La gravidanza comporta profonde modificazioni fisiologiche che consentono all’organismo di sostenere la crescita del bambino. Aumentano il volume del sangue circolante, la frequenza cardiaca e il metabolismo, mentre cambiano anche i meccanismi che regolano la temperatura corporea e la pressione arteriosa.
Questi adattamenti rendono però la donna meno efficiente nel disperdere il calore e più vulnerabile agli effetti delle alte temperature. Se il caldo si associa a un’insufficiente assunzione di liquidi, la disidratazione può svilupparsi rapidamente, provocando alterazioni dell’equilibrio idro-elettrolitico, abbassamento della pressione arteriosa e riduzione del flusso di sangue diretto alla placenta.
Inoltre, durante la gestazione il cuore lavora già in condizioni di maggiore impegno e qualsiasi ulteriore stress, come quello provocato dal caldo intenso, può accentuare i disturbi circolatori e aumentare il rischio di malesseri.
Quali sono i periodi più delicati della gravidanza?
Non tutte le fasi della gravidanza presentano gli stessi rischi. Secondo gli specialisti, i momenti più critici sono il primo trimestre e le ultime settimane prima del parto.
Nel primo trimestre molte donne soffrono di nausea e vomito, fenomeni che possono ridurre l’assunzione di liquidi proprio quando il caldo aumenta la perdita di acqua attraverso la sudorazione. Nei casi più severi può svilupparsi la cosiddetta iperemesi gravidica, caratterizzata da vomito persistente e importante disidratazione.
Nel terzo trimestre, invece, il problema principale è rappresentato dall’ipotensione. Durante la gravidanza la pressione arteriosa tende fisiologicamente a diminuire per favorire un maggiore afflusso di sangue alla placenta. Se a questa condizione si aggiungono la vasodilatazione provocata dal caldo e la perdita di liquidi, il rischio di svenimenti, capogiri e cadute aumenta sensibilmente.
Cosa può succedere se la futura mamma si disidrata?
La disidratazione rappresenta una delle principali conseguenze delle ondate di calore durante la gravidanza.
Quando l’organismo perde più acqua di quanta ne riesca ad assumere, il sangue diventa più concentrato e il sistema cardiovascolare deve lavorare maggiormente per garantire un adeguato apporto di ossigeno ai tessuti.
Nei casi più importanti possono comparire stanchezza marcata, vertigini, cefalea, tachicardia, crampi muscolari e abbassamento della pressione.
Una disidratazione severa può provocare squilibri elettrolitici che, se non corretti rapidamente, possono compromettere il corretto funzionamento del cuore e del sistema nervoso.
Per questo motivo le donne in gravidanza sono considerate, insieme agli anziani e ai bambini piccoli, una delle categorie più esposte ai rischi delle ondate di calore.
Il caldo può avere conseguenze anche sul bambino?
Sì. Diversi studi epidemiologici hanno osservato che l’esposizione prolungata a temperature molto elevate è associata a un aumento del rischio di parto prematuro, basso peso alla nascita e alcune complicanze ostetriche.
Uno dei possibili effetti della disidratazione materna è la riduzione del liquido amniotico, una condizione chiamata oligoidramnios.
Il liquido amniotico svolge numerose funzioni essenziali: protegge il feto dagli urti, favorisce il corretto sviluppo dei polmoni e riduce il rischio che il cordone ombelicale venga compresso durante i movimenti del bambino.
Quando il volume del liquido diminuisce, il ginecologo intensifica generalmente i controlli ecografici per monitorare il benessere fetale e valutare l’evoluzione della gravidanza.
Nella maggior parte dei casi una corretta reidratazione materna contribuisce a migliorare la situazione.
Perché aumentano gonfiore e problemi circolatori?
Il caldo provoca una fisiologica dilatazione dei vasi sanguigni superficiali per facilitare la dispersione del calore.
Nelle donne in gravidanza questo fenomeno si somma alla maggiore pressione esercitata dall’utero sulle vene del bacino e degli arti inferiori.
Il risultato è un rallentamento del ritorno venoso che favorisce la comparsa di gambe gonfie, pesanti, dolore, varici ed edemi alle caviglie.
Se la stasi venosa è particolarmente marcata e si associa a una ridotta attività fisica, aumenta anche il rischio di trombosi venosa profonda, una delle complicanze più temute della gravidanza.
Dolore improvviso, arrossamento e gonfiore importante di una gamba devono essere sempre valutati rapidamente dal medico, che potrà prescrivere un ecocolordoppler e, se necessario, una terapia anticoagulante con eparina a basso peso molecolare.
Come riconoscere i segnali di un colpo di calore?
Il colpo di calore rappresenta un’emergenza medica e può interessare anche le donne in gravidanza.
I sintomi comprendono temperatura corporea molto elevata, intensa debolezza, confusione mentale, nausea, vomito, pelle calda e arrossata, tachicardia e, nei casi più gravi, perdita di coscienza.
In presenza di questi sintomi è necessario chiamare immediatamente i soccorsi e iniziare a raffreddare la persona portandola in un ambiente fresco, facendo bere acqua se è cosciente e applicando impacchi freschi.
Quanto bisogna bere in gravidanza?
L’idratazione rappresenta la principale strategia di prevenzione.
Gli specialisti consigliano di assumere almeno 2,5 litri di liquidi al giorno, preferibilmente acqua, aumentando ulteriormente l’apporto nelle giornate particolarmente calde o in presenza di intensa sudorazione.
È preferibile bere frequentemente durante tutta la giornata, senza aspettare la comparsa della sete, che rappresenta già un segnale iniziale di disidratazione.
Anche frutta e verdura ricche di acqua, come anguria, melone, pesche, cetrioli, pomodori e zucchine, contribuiscono al fabbisogno idrico quotidiano.
Si può fare attività fisica?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una moderata attività fisica rimane consigliata anche durante l’estate.
Camminare circa trenta minuti al giorno, nelle ore più fresche del mattino o della sera, migliora la circolazione, favorisce il ritorno venoso, aiuta il controllo del peso e mantiene efficiente il sistema cardiovascolare.
Occorre invece evitare gli sforzi nelle ore centrali della giornata, quando il rischio di colpo di calore è maggiore.
In caso di elevata umidità o temperature particolarmente elevate è opportuno ridurre l’intensità dell’esercizio o svolgerlo in ambienti climatizzati.
Caldo e gravidanza: quali precauzioni seguire durante i viaggi?
I viaggi estivi richiedono alcune attenzioni aggiuntive.
Durante i lunghi tragitti in auto è consigliabile effettuare soste frequenti per camminare qualche minuto e riattivare la circolazione.
Nei voli superiori alle tre ore è opportuno alzarsi periodicamente, muovere le gambe e mantenere una buona idratazione.
Le donne con fattori di rischio per trombosi, come obesità, trombofilia o importanti varici, dovrebbero confrontarsi preventivamente con il proprio ginecologo per valutare l’eventuale necessità di una profilassi farmacologica.
Caldo e gravidanza: alimentazione, abbigliamento e sole
Anche le abitudini quotidiane possono fare la differenza.
Gli specialisti consigliano un’alimentazione leggera, ispirata alla dieta mediterranea. Privilegiare frutta, verdura, pesce, legumi e carni bianche. Inoltre è opportuno limitare pasti molto abbondanti, cibi eccessivamente piccanti e bevande contenenti elevate quantità di caffeina.
È preferibile indossare abiti ampi, leggeri e realizzati con fibre naturali come cotone o lino, scegliendo colori chiari che riflettono maggiormente i raggi solari.
L’esposizione diretta al sole dovrebbe essere evitata nelle ore più calde della giornata. Durante la gravidanza aumenta infatti la produzione dell’ormone melanocito-stimolante (MSH). Esso rende la pelle più predisposta alla comparsa del melasma gravidico, le tipiche macchie scure del viso.
L’utilizzo di creme solari ad alta protezione rappresenta quindi una misura importante. Non solo per prevenire le scottature, ma anche per ridurre il rischio di iperpigmentazione cutanea.
Caldo e gravidanza: quando è necessario rivolgersi al medico?
La maggior parte dei disturbi legati al caldo può essere prevenuta con semplici accorgimenti. Tuttavia esistono alcuni segnali che richiedono una valutazione medica tempestiva.
È opportuno contattare il ginecologo o recarsi in pronto soccorso in caso di perdita di coscienza, vertigini persistenti, febbre elevata. In caso di riduzione dei movimenti fetali, contrazioni regolari prima del termine della gravidanza, perdita di liquido amniotico. E ancora in caso di importante gonfiore improvviso degli arti inferiori, dolore intenso a una gamba o sintomi di grave disidratazione.
Con l’aumento delle ondate di calore legate ai cambiamenti climatici, la prevenzione diventa parte integrante dell’assistenza ostetrica. Una corretta idratazione, l’attenzione ai segnali dell’organismo e il rispetto di semplici regole comportamentali consentono nella maggior parte dei casi di affrontare l’estate in sicurezza, proteggendo contemporaneamente la salute della madre e quella del bambino.
