colon irritabile nei bambini

In Italia, uno scolaro su 20 soffre di emicrania, un problema divenuto più evidente con la riapertura delle scuole. La ripresa dell’attività scolastica, infatti, produce ansia e cambia i ritmi quotidiani, favorendo spesso gli attacchi negli alunni già predisposti. Un quadro che si complica a causa della mancanza di farmaci specifici per l’età pediatrica. Esistono quelli utilizzati negli adulti, ma non sono sperimentati nei bambini e negli adolescenti. Gli specialisti sono così costretti a prescriverli con la massima prudenza in modalità off label, ossia al di fuori delle indicazioni ufficiali. La conseguenza è che probabilmente non vengono utilizzati in tutti i casi in cui potrebbero essere utili.

Emicrania, per i bambini terapie ancora insufficienti

In Italia almeno un bambino per classe soffre di emicrania, che rappresenta il mal di testa più diffuso in età pediatrica. Si manifesta intorno ai 7-8 anni e aumenta durante l’adolescenza, nella fascia tra i 13 e i 18 anni.

«È una situazione paradossale perché abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli. Cioè i gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente». Così Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all’Università di Bari e Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc). «Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti. Questo perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche e quindi le direttive chiare su dosi e uso».

La conseguenza, secondo De Tommaso, è un sottoutilizzo delle terapie, con ricadute sul rendimento scolastico, assenze più frequenti e soprattutto inutili sofferenze.

Il rendimento scolastico può calare fino al 30%

L’emicrania può incidere in molti modi sul rendimento scolastico, con una riduzione che, secondo studi americani, può arrivare al 30%. Lo stress, quello legato all’ansia, favorisce l’attacco emicranico e il dolore provoca una riduzione dell’attenzione e delle capacità di apprendimento, aumentando ulteriormente lo stress.

A pesare sono anche le assenze: da quattro a cinque giorni l’anno, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Child Neurology nell’agosto 2026.

«Quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l’anno scolastico». Ad affermarlo è Massimiliano Valeriani, Direttore della Developmental Neurology Unit dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale. La prevalenza dell’emicrania è simile nei due sessi fino all’età di 9-10 anni, dopodiché la forbice tra maschi e femmine aumenta a scapito di queste ultime».

Il mal di testa nei bambini è spesso scambiato per una scusa

L’emicrania può comparire anche molto presto. Già tra i 4 e i 7 anni il bambino può lamentare il mal di testa, anche se a queste età l’attacco può durare meno di dieci minuti. L’emicrania può colpire anche i più piccoli e manifestarsi con sintomi diversi dal mal di testa. Tra questi le coliche gassose del lattante, il torcicollo parossistico benigno, le vertigini parossistiche benigne. E ancora la sindrome del vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, i cosiddetti dolori di crescita e la cinetosi.

Quanto all’uso di pc e smartphone, per gli esperti non si può affermare essere causa degli attacchi. Anche se l’uso esagerato degli schermi può influire negativamente sulla severità della malattia.

«Un grave problema – precisa Valeriani – è rappresentato dagli insegnanti. Essi generalmente interpretano il mal di testa dei propri alunni come una scusa per evitare compiti, interrogazioni e verifiche. Questo genera frustrazione nei bambini che vedono aggiungere al danno, il mal di testa, la beffa di non essere compresi e creduti».

I segnali che i genitori non devono sottovalutare

I genitori devono sapere riconoscere i segnali che richiedono un tempestivo approfondimento specialistico. Tra questi figurano:

  • L’esordio improvviso e violento, con un mal di testa che raggiunge la massima intensità in pochi minuti.
  • La cefalea notturna o al risveglio.
  • Un peggioramento progressivo per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi.
  • Il dolore che compare o peggiora nettamente con tosse, starnuti, defecazione o sforzo fisico.
  • Un’età molto precoce, sotto i tre anni.

Il primo medico da sentire è il pediatra, che deve avere competenza in tema di diagnosi delle cefalee più rappresentate nell’età pediatrica. Cioè emicrania e cefalea tensiva.