Negli ultimi anni, la ricerca ha dedicato crescente attenzione agli oli essenziali, studiandone le proprietà antimicrobiche e il possibile ruolo nella gestione di diverse infezioni. In particolare quelle che interessano il cavo orale, la pelle e l’apparato respiratorio.

Oli essenziali: ogni laboratorio usa metodologie differenti

È noto che per gli antibiotici esistono procedure internazionalmente standardizzate che consentono di stabilire con precisione la sensibilità di un batterio a un determinato farmaco. Per gli oli essenziali, invece, ogni laboratorio utilizza metodologie differenti, rendendo i risultati difficilmente confrontabili. Il problema, spiegano gli esperti, nasce dalla natura stessa degli oli essenziali, miscele complesse di sostanze volatili e idrofobe di origine vegetale. Queste tendono a separarsi dall’acqua, a evaporare e a degradarsi con l’ossigeno. Caratteristiche che, se non gestite con metodi rigorosi, possono alterare i risultati dei test di laboratorio. E possono rendere difficile stabilire con precisione quale concentrazione di un olio essenziale sia necessaria per inibire la crescita di un batterio. Per colmare le lacune, arriva il primo protocollo standardizzato per la determinazione della concentrazione minima inibente (MIC) degli oli essenziali, nei confronti dei principali patogeni batterici.

Un metodo per misurare l’efficacia degli oli essenziali contro i batteri

Lo studio è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. Si tratta di un metodo per misurare l’efficacia degli oli essenziali contro i batteri, già adottato da altri gruppi di ricerca internazionali. È destinato a diventare la base di un progetto multicentrico europeo e nasce dall’esigenza di superare uno dei principali limiti della ricerca sugli oli essenziali. Ovvero, l’assenza di un metodo condiviso che permetta di confrontare in modo affidabile i risultati ottenuti nei diversi laboratori. Tutte le ricerche pubblicate finora studio hanno utilizzato metodi diversi per disperdere l’olio nel terreno di saggio, preparare l’inoculo batterico e leggere il risultato finale. Questo rende i dati prodotti da laboratori diversi difficilmente confrontabili tra loro.

Kit sperimentali distribuiti ai laboratori

Basandosi sulle raccomandazioni dell’EUCAST, gli esperti del Policlinico Gemelli hanno adattato la metodica della microdiluizione in brodo alle particolari caratteristiche chimico-fisiche degli oli essenziali. Hanno definito ogni fase del processo: dalla preparazione delle miscele alla standardizzazione dell’inoculo batterico, fino alla lettura finale della concentrazione che inibisce la crescita del microrganismo. Il metodo è stato validato utilizzando quattordici oli essenziali, cinque ceppi batterici di riferimento e 250 isolati clinici appartenenti alle principali specie di interesse medico.

Il protocollo costituisce già la base metodologica del progetto internazionale ECO (Essential oil Cut-Off), promosso dal gruppo della Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli. Ciò per avviare la prima standardizzazione inter-laboratorio dell’attività antimicrobica degli oli essenziali.

Il progetto prevede la distribuzione ai laboratori partecipanti di kit sperimentali standardizzati. E l’utilizzo di una piattaforma web comune sulla quale saranno raccolti e confrontati tutti i dati ottenuti seguendo il protocollo pubblicato.

I protagonisti dello studio e i loro collaboratori

Pubblicato sulla rivista STAR Protocols (Cell Press), lo studio è stato coordinato da:

Maura Di Vito (UOC di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS).

Brunella Posteraro (Responsabile della UOS Medicina di Precisione in Microbiologia Clinica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS).

Maurizio Sanguinetti (Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS).

Alla pubblicazione hanno contribuito anche Melinda Mariotti, Mattia Di Mercurio, Domiziana Coggiatti, Silvia Rizzo, Francesca Bugli. In collaborazione con il Dipartimento Ricerca e Sviluppo di Pranarôm International nella persona di Abdesselam Zhiri, già affiliato con l’Université Libre de Bruxelles.

Fonte Policlinico Gemelli