Celiachia

La celiachia è una condizione sempre più frequente che colpisce una considerevole parte della popolazione, anche pediatrica. Il professor Paolo Lionetti, responsabile della Gastroenterologia e nutrizione dell’Aou Meyer Ircss, ci guida alla scoperta di questa problematica. «Si tratta di un’intolleranza permanente al glutine – spiega lo specialista – che si manifesta in individui geneticamente predisposti. Non è una condizione che riguarda esclusivamente l’apparato gastrointestinale, ma può coinvolgere altri organi ed apparati».

Cos’è la celiachia e come si manifesta

La celiachia è una malattia autoimmune cronica che si sviluppa con l’assunzione di glutine in persone geneticamente predisposte. Il glutine scatena una reazione immunitaria che provoca un’infiammazione della mucosa dell’intestino tenue e danneggia i villi intestinali, compromettendo l’assorbimento di nutrienti. Può manifestarsi con gonfiore, diarrea, dolori addominali, perdita di peso e stanchezza o con sintomi meno evidenti o senza disturbi intestinali.

La diagnosi si effettua attraverso specifici esami del sangue o con ulteriori accertamenti indicati dal medico. È importante non eliminare il glutine prima degli esami, per non alterare i risultati.

L’unica terapia attualmente efficace è una dieta rigorosamente priva di glutine, da seguire per tutta la vita. Da escludere frumento, farro, orzo, segale e gli alimenti che li contengono, prestando attenzione anche alle contaminazioni durante la preparazione dei cibi. Sono naturalmente privi di glutine riso, mais, patate, legumi, carne, pesce, uova, frutta e verdura, sempre che non siano contaminati.  

La celiachia si può associare ad altre patologie autoimmuni

Sull’età di insorgenza non ci sono regole. «Celiaci si diventa, in qualsiasi età della vita. È evidente   prosegue Lionetti – che il problema non si può manifestare prima che nell’alimentazione sia introdotto il glutine. Si tratta di una proteina contenuta nella farina del frumento, segale e orzo».

Ma quali sono i sintomi nel bambino? Lo specialista chiarisce che nel bambino piccolo sotto i due anni, la celiachia si manifesta più frequentemente nella sua forma classica caratterizzata da diarrea. Ed anche da scarso accrescimento e sindrome da malassorbimento. Nel bambino più grande sono più frequenti le presentazioni cosiddette extra-intestinali, ad esempio un’anemia sideropenica isolata, ritardo di crescita. La celiachia si può associare ad altre patologie autoimmuni, come la tiroidite e il diabete. Per arrivare a una diagnosi è necessario effettuare un dosaggio di anticorpi specifici nel sangue, ma la conferma arriva tramite biopsia intestinale.

L’unica terapia oggi valida è la dieta senza glutine

La diagnosi comporta sicuramente un cambiamento nella vita delle famiglie, ma in genere i bambini accettano senza problemi la dieta senza glutine.

«Non ci sono farmaci specifici – spiega Lionetti – l’unica terapia oggi valida è la dieta senza glutine. Il che vuol dire escludere il grano, il frumento, la segale e l’orzo. Per quanto riguarda l’avena, sembra sia tollerata da una percentuale di celiaci».

La diagnosi comporta sicuramente un cambiamento nella vita delle famiglie, ma in genere i bambini accettano senza problemi la dieta senza glutine. È importante che i genitori per primi accettino la condizione del proprio figlio con la maggiore serenità possibile. Ed è altrettanto importante spiegare al bambino che per star bene deve evitare alcuni alimenti. Più frequente, invece, è la mancata accettazione nell’adolescente, in genere più restio a rispettare le regole.

Esiste oggi una varietà considerevole di prodotti in commercio, a partire da farine di cereali privi di glutine.

Gli specialisti consigliano, tuttavia, di prediligere pasti contenenti cereali naturalmente privi di glutine, quali il riso e il mais.