Anziani

Maltrattati, dimenticati, non curati. Un anziano su tre subisce soprusi tra le mura domestiche e troppo spesso anche nelle strutture in cui è ricoverato. Un quadro impietoso portato alla luce in occasione della “Giornata mondiale per la consapevolezza degli abusi sugli anziani”, che ricorre ogni anno il 15 giugno.

I maltrattamenti fisici e psicologici riguardano il 10% degli anziani fragili. Una percentuale che aumenta fino al 34% quando le sopraffazioni sono esposte da chi li assiste. E raddoppia nelle Rsa e nelle case di riposo. Le situazioni di abuso nelle mura domestiche sono poco rilevabili, rimangono nascoste perché sono proprio i caregiver o i familiari a metterle in atto.

Sono queste le ragioni che hanno indotto la Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) a promuovere una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della gentilezza. Lo scopo è quello di prevenire gli abusi sugli anziani.

Le iniziative della Sigg per aiutare gli anziani

La Sigg ha creato un evento formativo online destinato a cittadini e operatori sanitari e sociali, in cui saranno presentati i vincitori di un concorso. È stato previsto anche il lancio di due studi nazionali nelle Rsa per valutare il burnout del personale e i comportamenti che risultano inidonei.

«Oggi, in Italia, le persone che prestano assistenza agli anziani sono oltre 7 milioni. Per il 30% si tratta di famigliari con impegno gravoso. Pesa come un vero e proprio secondo lavoro, con più di 14 ore settimanali dedicate alla cura dei propri cari» dichiara Andrea Ungar, presidente Sigg. «Chi ne ha la disponibilità economica, ricorre al privato, con una spesa che in maggior parte grava direttamente sulle famiglie. La media annua supera i 10mila euro per oltre il 20% dei nuclei famigliari».

Patologie, solitudine e noia accorciano la vita

Secondo i dati Istat risalenti a marzo 2023, il 49% degli anziani soffre di tre o più malattie croniche. Presenta, pertanto, grosse limitazioni nel compiere le normali attività quotidiane. Le patologie croniche che colpiscono 1 anziano su 2 sono: ipertensione, problemi osteoarticolari, osteoporosi, diabete e alcune malattie a carico del sistema nervoso.

I geriatri ritengono sia fondamentale cambiare leabitudini quotidiane che a qualunque età influiscono sulla qualità della vita. Innanzitutto, bisogna evitare di isolarsiquando si termina l’attività lavorativa, ma bisogna rimodulare la propria esistenza. Il pensionamento, specialmente quando si vive da soli, spinge gli anziani all’isolamento sociale, alla depressione e, dunque, alla vita sedentaria. Sono comportamenti che accorciano la vita e causano problemi alla salute. Evitare la solitudine e usare la gentilezza è la ricetta per farli stare bene.

La gentilezza attiva l’ormone della felicità

Sulle persone anziane la gentilezza può avere un forte impatto anche terapeutico. Si attiva, difatti, la produzione di ossitocina, l’ormone della felicità che allontana lo stress. Secondo la Sigg, la gentilezza contribuisce a proteggere la memoria, a combattere la depressione e a far diminuire la pressione sanguigna.

«Il semplice atto di essere gentili con le persone anziane deve essere considerato parte del servizio di cura», sottolinea Andrea Ungar. «La neuroscienza indica che vedere qualcuno mostrare emozioni positive attiva automaticamente le stesse aree del cervello».

Ma, nelle persone che si prendono cura degli anziani «proprio lo stress derivante dal carico assistenziale può causare una riduzione della qualità delle cure. Nel peggiore dei casi, le situazioni di abuso esplodono soprattutto nel difficile periodo estivo. Ciò impone una riflessione urgente sul sistema welfare e sull’effettiva adeguatezza ai bisogni di anziani e caregiver», evidenzia Anna Castaldo, membro del comitato scientifico Sigg.