Aumento temperature, linee guida, virus, Dengue

Le zanzare a ottobre non sono più un fenomeno insolito in molte zone d’Italia. Temperature ancora miti, piogge alternate a giornate calde e numerosi piccoli ristagni d’acqua possono prolungare l’attività degli adulti e consentire lo sviluppo di nuove generazioni. Tra le protagoniste c’è Aedes albopictus, la zanzara tigre, ormai stabilmente insediata nel Paese e capace di adattarsi anche alle condizioni delle regioni temperate.

La sua presenza autunnale non dipende però soltanto dal caldo. Temperatura, durata delle ore di luce, disponibilità di acqua e caratteristiche dell’ambiente interagiscono nel determinare il ciclo stagionale della specie. Inoltre, non tutte le zanzare che continuano a pungere in questo periodo sono zanzare tigre. Anche le comuni Culex possono rimanere attive nella stagione estivo-autunnale e hanno un’importanza sanitaria diversa, perché sono i principali vettori del virus West Nile in Italia.

Con una stagione delle zanzare che può protrarsi ben oltre agosto, anche le misure di prevenzione non dovrebbero essere abbandonate con la fine dell’estate. Svuotare sottovasi e contenitori, controllare le raccolte d’acqua, utilizzare zanzariere e scegliere repellenti efficaci rimane utile finché gli insetti sono attivi.

Perché ci sono ancora tante zanzare a ottobre?

L’arrivo dell’autunno meteorologico non determina automaticamente la scomparsa delle zanzare. Il loro ciclo biologico risponde alle condizioni ambientali reali e può quindi continuare quando le temperature restano favorevoli.

Per Aedes albopictus, l’ECDC indica temperature estive comprese tra 25 e 30 °C come ottimali per lo sviluppo. L’attività degli adulti tende invece a diventare limitata sotto i 9 °C, anche se le zanzare possono cercare microambienti più caldi. In alcune zone italiane sono state osservate popolazioni capaci di mantenere attività anche durante l’inverno.

Ottobre si trova quindi in una fascia intermedia. Notti più fresche e giornate più brevi spingono progressivamente la popolazione verso la fase invernale, ma periodi miti possono continuare a offrire condizioni favorevoli.

Le piogge autunnali aggiungono un altro elemento. Riempiono sottovasi, secchi, tombini e piccoli contenitori, creando nuovi habitat acquatici nei quali possono svilupparsi le larve. Una sequenza di pioggia e temperature miti può quindi mantenere condizioni adatte alla presenza delle zanzare anche quando l’estate è ormai terminata.

Perché la zanzara tigre si è adattata così bene all’Italia?

Aedes albopictus è originaria delle regioni tropicali e subtropicali del Sud-est asiatico, ma è diventata una delle specie invasive di maggiore successo a livello mondiale. Il trasporto di merci ha contribuito in maniera decisiva alla sua diffusione, perché le uova resistono alla disidratazione e possono essere trasportate all’interno di piccoli contenitori.

Una volta arrivata in Europa, la specie ha trovato nelle città un ambiente particolarmente favorevole. Non ha bisogno di laghi, paludi o grandi stagni. Può completare le fasi acquatiche del proprio ciclo in quantità d’acqua molto ridotte presenti in tombini, vasi, recipienti, pneumatici e altri contenitori artificiali.

Anche le sue abitudini contribuiscono al successo negli ambienti urbani. La zanzara tigre si nutre su diversi vertebrati, ma nelle aree urbane mostra una forte tendenza a pungere l’uomo. La femmina è aggressiva e può effettuare più tentativi di pasto.

La capacità di produrre uova resistenti all’inverno ha poi permesso alla specie di colonizzare stabilmente le regioni temperate. Le popolazioni europee hanno sviluppato una risposta stagionale alla diminuzione delle ore di luce che consente loro di superare i mesi freddi e riprendere il ciclo quando le condizioni tornano favorevoli.

Le zanzare a ottobre sono più numerose al Centro e al Sud?

La durata della stagione varia sensibilmente da una zona all’altra e persino tra aree della stessa città. Non esiste quindi una data nazionale oltre la quale le zanzare scompaiono.

Temperatura, precipitazioni, urbanizzazione, vegetazione e disponibilità di siti larvali producono condizioni locali molto differenti. L’ECDC riporta, per esempio, che in uno studio condotto nell’Italia settentrionale l’abbondanza delle femmine adulte di Aedes albopictus aumentava soprattutto tra maggio e settembre, con un picco alla fine di luglio. In altre aree europee con autunni più favorevoli, invece, l’attività può protrarsi molto più a lungo.

Un autunno mite tende quindi ad allungare la finestra nella quale adulti e stadi larvali possono essere presenti. Questo effetto può risultare particolarmente evidente nelle aree urbane, dove edifici, asfalto e altre superfici trattengono calore e creano microclimi differenti rispetto alle zone circostanti.

Anche balconi riparati, cortili, giardini molto vegetati e spazi condominiali possono offrire condizioni localmente favorevoli. Per questo, nella stessa città, l’abbondanza percepita può cambiare notevolmente da un quartiere all’altro.

Cosa succede alle zanzare quando arriva l’inverno?

La zanzara tigre ha sviluppato una strategia particolarmente efficace per superare la stagione fredda. Nelle popolazioni delle regioni temperate, la riduzione delle ore di luce induce le femmine a produrre uova destinate alla diapausa.

La diapausa è uno stato programmato di arresto dello sviluppo che consente all’insetto di affrontare condizioni ambientali sfavorevoli. Le uova deposte verso la fine dell’estate e in autunno possono quindi rimanere vitali durante l’inverno e schiudersi quando temperatura, acqua e fotoperiodo tornano favorevoli.

La resistenza può essere notevole. L’ECDC riporta che uova in diapausa provenienti da popolazioni europee di Aedes albopictus hanno mostrato capacità di sopravvivere anche a brevi esposizioni a temperature di -10 °C.

L’inverno non rappresenta quindi necessariamente un azzeramento della popolazione. Gli adulti diminuiscono drasticamente con il freddo, mentre una parte della generazione successiva rimane già presente nell’ambiente sotto forma di uova.

Questo spiega anche perché eliminare i contenitori con acqua e pulire accuratamente gli spazi esterni abbia senso prima dell’inverno e non soltanto in primavera.

Dove si riproducono le zanzare a ottobre?

Per la zanzara tigre sono sufficienti raccolte d’acqua molto piccole. Il problema riguarda quindi soprattutto gli oggetti che rimangono all’aperto e si riempiono dopo una pioggia.

Sottovasi, secchi, annaffiatoi, bidoni, teli impermeabili, giochi per bambini, pneumatici e recipienti abbandonati possono trasformarsi in siti larvali. Anche i tombini costituiscono habitat importanti negli ambienti urbani.

La femmina di Aedes albopictus tende a deporre le uova sulle pareti dei contenitori, poco sopra il livello dell’acqua. Quando il livello aumenta, le uova vengono sommerse e possono schiudersi. Questa caratteristica permette loro di resistere anche durante periodi relativamente asciutti.

Le piogge di settembre e ottobre possono quindi riattivare numerosi piccoli focolai domestici e condominiali.

La prevenzione più efficace consiste nel rendere questi ambienti indisponibili alla riproduzione. Non è sufficiente intervenire soltanto sulle zanzare adulte che vediamo volare: eliminare i siti larvali agisce a monte del problema.

Zanzara tigre e zanzara comune: quali differenze ci sono?

La distinzione è utile sia per capire quando si rischia maggiormente di essere punti sia per comprendere le diverse implicazioni sanitarie.

CaratteristicaZanzara tigreZanzara comune
Specie di riferimentoAedes albopictusCulex pipiens
AspettoNera con striature biancheMarrone-grigiastra
AttivitàPrevalentemente diurnaSoprattutto dal tramonto all’alba
AmbienteMolto comune in aree urbane e periurbaneDiffusa in numerosi ambienti
Virus di particolare interesseDengue, chikungunya, ZikaWest Nile
RiproduzioneAnche piccoli contenitori artificialiDiverse raccolte d’acqua

L’ISS considera Aedes albopictus un vettore competente per diversi virus, tra cui dengue, chikungunya e Zika. In Italia la specie è stata coinvolta in precedenti episodi di trasmissione autoctona di dengue e chikungunya.

Il virus West Nile segue invece un ciclo epidemiologico differente ed è trasmesso principalmente attraverso zanzare del genere Culex. Il Ministero della Salute ricorda che la zanzara comune coinvolta nella trasmissione è attiva soprattutto dal tramonto all’alba e può essere presente nel periodo estivo-autunnale.

Le zanzare a ottobre possono ancora trasmettere malattie?

La fine dell’estate non annulla automaticamente il rischio legato alle arbovirosi. Finché i vettori competenti sono presenti e attivi, la sorveglianza mantiene la sua importanza.

Per la zanzara tigre, uno dei virus di maggiore interesse è quello della dengue. Aedes aegypti rappresenta il vettore principale a livello mondiale, ma Aedes albopictus può trasmettere l’infezione ed è presente stabilmente in Italia.

Negli ultimi anni sono stati documentati anche episodi di trasmissione locale nel nostro Paese. Uno studio coordinato dall’ISS e dalla Fondazione Bruno Kessler sui focolai italiani di dengue del 2024 ha inoltre mostrato che la maggior parte delle trasmissioni secondarie avveniva a breve distanza dal caso iniziale, quasi sempre entro 400 metri. Il dato sottolinea l’importanza del controllo tempestivo delle zanzare intorno ai casi identificati.

Anche la chikungunya può essere trasmessa da zanzare del genere Aedes e ha già provocato focolai autoctoni in Italia.

West Nile è invece associata principalmente alle Culex. La maggioranza delle infezioni nell’uomo rimane asintomatica, mentre le forme neuroinvasive gravi sono rare e interessano soprattutto persone anziane o fragili.

Come eliminare le zanzare da balconi e giardini?

La prima strategia consiste nell’interrompere il ciclo riproduttivo. Nei piccoli spazi domestici significa soprattutto cercare l’acqua.

Dopo una pioggia è utile controllare sottovasi, secchi, recipienti, giochi lasciati all’aperto e qualsiasi oggetto capace di trattenere acqua. Le ciotole degli animali devono essere cambiate frequentemente, mentre le piscinette per bambini vanno svuotate e conservate in modo che non raccolgano pioggia quando non vengono utilizzate. Il Ministero della Salute include queste misure tra le principali strategie per limitare la proliferazione delle zanzare.

Anche grondaie e scarichi meritano attenzione. Foglie e detriti possono rallentare il deflusso e creare piccole raccolte persistenti. I recipienti utilizzati per raccogliere acqua piovana dovrebbero essere chiusi in modo da impedire l’accesso alle femmine.

Nei ristagni che non possono essere eliminati può essere necessario ricorrere a prodotti larvicidi autorizzati, rispettando scrupolosamente modalità, quantità e frequenza d’impiego indicate in etichetta. La gestione deve essere continuativa finché le condizioni ambientali consentono alle zanzare di riprodursi.

Quali repellenti funzionano contro le zanzare?

Quando gli adulti sono già presenti, la prevenzione ambientale deve essere accompagnata dalla protezione individuale.

Il Ministero della Salute indica tra i principi attivi di comprovata efficacia DEET, icaridina, IR3535 e PMD o Citriodiol. È importante scegliere prodotti autorizzati come Presidi Medico Chirurgici o biocidi e utilizzarli rispettando le istruzioni riportate sulla confezione.

La concentrazione del principio attivo e le modalità d’impiego possono cambiare secondo il prodotto e la fascia di età. Per questo non è corretto stabilire una quantità o una frequenza universale senza considerare l’etichetta della specifica formulazione.

La stessa cautela vale per i prodotti definiti “naturali”. Un olio essenziale o un estratto vegetale non è automaticamente un repellente efficace. Anche per i repellenti di origine vegetale il Ministero raccomanda di controllare che il prodotto sia regolarmente autorizzato.

In presenza di una significativa circolazione di virus trasmessi dalle zanzare, l’efficacia documentata del repellente diventa più importante della preferenza tra formulazioni naturali o sintetiche.

Come proteggere la casa dalle zanzare in autunno?

Le zanzariere rimangono una delle misure più semplici per ridurre l’ingresso degli insetti senza ricorrere continuamente a prodotti chimici. Devono avere maglie sufficientemente fitte ed essere prive di aperture o lacerazioni.

Il Ministero della Salute raccomanda l’uso di zanzariere su porte e finestre tra le misure di protezione contro le punture. In particolari condizioni possono essere utilizzati anche elettroemanatori di insetticidi per gli ambienti interni, seguendo sempre le indicazioni del produttore.

Anche l’abbigliamento può contribuire alla protezione. Pantaloni lunghi e indumenti che lasciano meno pelle scoperta sono particolarmente utili nei luoghi e negli orari in cui l’esposizione è maggiore. Per le Culex, questo significa prestare particolare attenzione dal tramonto all’alba.

La zanzara tigre può invece pungere durante il giorno. Limitare la prevenzione alle ore serali non offre quindi una protezione completa nelle aree dove Aedes albopictus è abbondante.

Perché il clima può allungare la stagione delle zanzare?

La temperatura influenza praticamente tutte le fasi della biologia delle zanzare: sviluppo delle larve, durata del ciclo, sopravvivenza degli adulti e periodo durante il quale possono rimanere attivi.

Per Aedes albopictus, temperature più elevate accelerano lo sviluppo larvale e possono aumentare il numero di generazioni prodotte durante una stagione. L’ECDC indica che questa specie può completare numerose generazioni annuali e che l’abbondanza stagionale dipende fortemente da temperatura e disponibilità di acqua.

Un autunno mite può quindi posticipare la riduzione delle popolazioni adulte. Se alle temperature favorevoli si aggiungono precipitazioni capaci di riempire i contenitori, si creano anche nuove opportunità riproduttive.

Non bisogna però attribuire la presenza di zanzare in una singola giornata o in una singola città esclusivamente al cambiamento climatico. Il numero di insetti osservati localmente dipende anche dalle precipitazioni, dai ristagni disponibili, dalla gestione urbana, dalla vegetazione e dagli interventi di controllo.

Su una scala temporale più ampia, tuttavia, temperature favorevoli per periodi più lunghi possono estendere la finestra stagionale nella quale specie invasive come Aedes albopictus riescono a svilupparsi e rimanere attive.