Tossine marine in ittica, (Foto free di Akbar Nemati da Pixabay)

Durante i mesi estivi aumenta il consumo di prodotti ittici, dai pranzi in riva al mare alle cene a base di pesce fresco. Tuttavia, esiste un pericolo che può essere presente in alcune specie marine: le tossine naturali che si accumulano negli organismi acquatici e che non vengono neutralizzate né dalla cottura né dal congelamento.

Secondo recenti analisi epidemiologiche condotte negli Stati Uniti, le intossicazioni causate da tossine marine rappresentano una delle principali cause di focolai alimentari non legati a infezioni batteriche o virali. Sebbene si tratti di eventi relativamente rari, gli effetti sulla salute possono essere significativi e richiedere, nei casi più severi, assistenza ospedaliera.

Cosa sono le tossine marine

Le tossine marine sono sostanze biologiche che possono accumularsi nei pesci e nei molluschi attraverso processi naturali. Alcune derivano da microrganismi presenti nell’ambiente marino, mentre altre si sviluppano a causa di una gestione non ottimale del pescato dopo la cattura.

Una delle caratteristiche che rende queste sostanze particolarmente insidiose è l’assenza di segnali evidenti. Non alterano infatti odore, sapore o aspetto degli alimenti e risultano resistenti ai più comuni trattamenti domestici.

L’assunzione di alimenti contaminati può provocare sintomi di diversa intensità, tra cui:

  • nausea e vomito;
  • diarrea e dolori addominali;
  • arrossamenti cutanei;
  • sensazione di formicolio;
  • alterazioni della sensibilità;
  • disturbi neurologici.

Nei casi più complessi possono verificarsi anche problemi respiratori o cardiovascolari che richiedono cure mediche immediate.

Intossicazione sgombroide: quando la refrigerazione è fondamentale

Tra le forme più diffuse di tossicosi associate al consumo di pesce vi è la cosiddetta sindrome sgombroide. Questa condizione si sviluppa quando alcune specie ittiche, in particolare il tonno e altri pesci ricchi di istidina, non vengono mantenute a temperature adeguate dopo la pesca.

L’innalzamento della temperatura favorisce infatti l’attività di batteri capaci di trasformare l’istidina in istamina, una sostanza che può provocare una reazione simile a un’allergia alimentare.

I sintomi tendono a manifestarsi rapidamente dopo il consumo e possono includere:

  • rossore del volto
  • mal di testa
  • palpitazioni
  • prurito
  • disturbi gastrointestinali.

Gli esperti sottolineano che il rispetto rigoroso della catena del freddo rappresenta la misura preventiva più efficace per ridurre questo rischio.

Ciguatossina: un pericolo che nasce nell’ecosistema marino

Diversa è la situazione della ciguatossina, una sostanza tossica prodotta da particolari microalghe presenti soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali.

Attraverso la catena alimentare, la tossina si concentra progressivamente nei pesci predatori di grandi dimensioni. Tra le specie maggiormente coinvolte figurano barracuda, ricciole e alcune varietà di cernia.

Poiché la contaminazione avviene nell’ambiente naturale prima della cattura, né la conservazione corretta né la preparazione culinaria consentono di eliminare il rischio. Questo rende particolarmente importante il monitoraggio delle zone di pesca e delle specie maggiormente esposte.

Attenzione anche ai molluschi

Le tossine marine possono interessare anche cozze, vongole e altri molluschi filtratori. Questi animali, nutrendosi delle particelle presenti nell’acqua, possono accumulare sostanze tossiche prodotte da specifiche fioriture algali.

In alcuni casi le conseguenze possono interessare il sistema nervoso, provocando sintomi che variano da lievi alterazioni sensoriali fino a manifestazioni più importanti che richiedono osservazione medica.

Per questo motivo i controlli sanitari sulle aree di raccolta rappresentano uno strumento essenziale per garantire la sicurezza alimentare.

Perché gli esperti monitorano l’evoluzione del fenomeno

Diversi ricercatori ritengono che il fenomeno possa assumere maggiore rilevanza negli anni futuri. L’aumento delle temperature marine e la crescente diffusione delle fioriture algali potrebbero infatti favorire la presenza di tossine in aree geografiche sempre più ampie.

Questo scenario richiede una sorveglianza costante sia da parte delle autorità sanitarie sia degli operatori del settore ittico, con l’obiettivo di individuare tempestivamente eventuali situazioni di rischio.

Come ridurre l’esposizione alle tossine marine

Pur non essendo possibile eliminare completamente il rischio, alcuni comportamenti possono contribuire ad aumentare la sicurezza alimentare. Ossia acquistare pesce e molluschi da rivenditori autorizzati e verificare la corretta conservazione dei prodotti ittici. Importante mantenere la catena del freddo durante il trasporto e lo stoccaggio domestico. Oltre a rispettare le indicazioni delle autorità sanitarie sulle zone di pesca e raccolta ed evitare il consumo di prodotti provenienti da aree soggette a fioriture algali segnalate.

Fonte: AdnKronos