IL FENOMENO DEI “MEDICI GETTONISTI” CONTINUA A PESARE SULLA SANITÀ ITALIANA, SOPRATTUTTO NEI PRONTO SOCCORSO. NONOSTANTE LE REGOLE INTRODOTTE PER LIMITARNE L’USO, PIÙ DELLA METÀ DELLE STRUTTURE D’EMERGENZA CONTINUA A RICORRERE A PROFESSIONISTI ESTERNI. SULLO SFONDO RESTANO CARENZA DI PERSONALE, BURNOUT E FUGA DAL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE.
Chi sono i medici gettonisti e perché il fenomeno continua?
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I cosiddetti “medici gettonisti” sono professionisti assunti tramite cooperative o contratti esterni. Lavorano spesso nei reparti più in difficoltà, soprattutto nei Pronto soccorso.
Il loro utilizzo è cresciuto negli anni della pandemia e dell’emergenza personale. Molte strutture ospedaliere non riuscivano infatti a coprire i turni. Questi medici vengono pagati a prestazione o a turno. Da qui nasce il termine “gettonisti”.
Secondo un’indagine della Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), il fenomeno è ancora ampiamente presente in Italia.
Cosa prevedeva la legge contro i gettonisti?
Nel 2023 il Decreto-legge 34 aveva fissato limiti precisi. L’obiettivo era ridurre progressivamente le esternalizzazioni.
La norma prevedeva che il ricorso ai gettonisti fosse consentito solo in casi temporanei ed eccezionali. Inoltre, vietava nuove forme di esternalizzazione non giustificate. Nelle Unità di medicina interna il fenomeno appare effettivamente ridotto. Meno del 20% continua a utilizzare questi contratti.
La situazione cambia però nei reparti di emergenza.
Perché i Pronto soccorso continuano a dipendere dai gettonisti?
L’indagine Fadoi mostra che il 54,8% dei Pronto soccorso utilizza ancora medici esterni.
Questo dato riflette una carenza strutturale di personale. Oltre il 57% dei medici considera infatti la mancanza di operatori sanitari la priorità assoluta da affrontare. Molti ospedali faticano a coprire i turni. I Pronto soccorso sono tra i reparti meno attrattivi.
Stress elevato, aggressioni, carichi di lavoro eccessivi e retribuzioni considerate insufficienti rendono difficile il reclutamento. In questo contesto, i gettonisti diventano una soluzione rapida. Tuttavia, il sistema presenta molte criticità.
Quali sono i rischi del sistema dei gettonisti?
Uno dei problemi principali riguarda la continuità assistenziale. I medici esterni spesso lavorano saltuariamente nella struttura. Questo può ridurre l’integrazione con il team ospedaliero. In alcuni casi manca anche una specifica esperienza nell’emergenza-urgenza.
La turnazione continua rende più difficile costruire un’organizzazione stabile. Inoltre, aumenta il rischio di frammentazione dell’assistenza. Molti esperti sottolineano anche il problema economico. Le cooperative possono avere costi molto elevati per il sistema sanitario pubblico.
Il ministero della Salute annuncia nuovi controlli
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato nuovi controlli dei NAS.
Secondo quanto riferito durante il congresso Fadoi, sono già stati effettuati controlli su 864 aziende appaltanti e affidatarie, 669 contratti e oltre 1.100 medici gettonisti.
Le verifiche hanno portato a 49 denunce e 39 segnalazioni amministrative.
Il ministero sostiene che il fenomeno non possa diventare un modello stabile di gestione sanitaria.
Perché la medicina interna è sempre più centrale?
Durante il congresso, Schillaci ha sottolineato il ruolo crescente degli internisti.
L’invecchiamento della popolazione sta infatti cambiando profondamente gli ospedali italiani. I pazienti ricoverati sono sempre più anziani, fragili e affetti da più patologie contemporaneamente.
La medicina interna gestisce spesso casi complessi. Serve quindi continuità assistenziale e forte coordinamento multidisciplinare.
Secondo il ministero, gli internisti dovranno avere un ruolo importante anche nelle future Case di comunità.
Il burnout dei medici cresce
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il disagio psicologico dei professionisti sanitari.
L’indagine Fadoi mostra che il 65% dei medici dichiara di avere sofferto almeno una volta di burnout.
Il burnout è una sindrome legata allo stress lavorativo cronico. Può causare esaurimento emotivo, distacco dal lavoro e riduzione dell’efficacia professionale. Nei reparti di emergenza il problema è particolarmente diffuso.
Perché molti medici lasciano il Servizio sanitario nazionale?
La fuga dal sistema pubblico è ormai una delle principali emergenze sanitarie.
Secondo i dati Fadoi, un medico su quattro pensa al prepensionamento. Il 20% valuta il passaggio al privato e il 10% guarda all’estero.
Le cause sono molteplici. Tra queste:
| Problema | Effetto |
|---|---|
| Carichi di lavoro elevati | Stress e burnout |
| Turni notturni continui | Peggioramento qualità della vita |
| Aggressioni nei Pronto soccorso | Riduzione attrattività |
| Retribuzioni percepite come insufficienti | Fuga verso privato o estero |
| Carenza di personale | Sovraccarico dei reparti |
Il problema dei codici bianchi e verdi
Secondo il ministero, molti accessi ai Pronto soccorso potrebbero essere gestiti sul territorio.
I cosiddetti codici bianchi e verdi spesso non richiedono cure ospedaliere urgenti. Tuttavia, la carenza di medicina territoriale spinge molti cittadini verso l’ospedale.
Questo sovraccarica ulteriormente i reparti d’emergenza. Il potenziamento delle Case di comunità rappresenta una delle strategie principali per alleggerire i Pronto soccorso.
FAQ: le domande più cercate
I medici gettonisti sono legali?
Sì, ma la legge ne limita l’utilizzo a situazioni eccezionali e temporanee.
Perché gli ospedali continuano a usarli?
Per la grave carenza di personale stabile nei Pronto soccorso.
Cosa significa burnout?
È una condizione di esaurimento fisico e mentale legata allo stress lavorativo cronico.
I controlli dei NAS continueranno?
Sì, il ministero ha annunciato nuove verifiche.
Qual è il problema principale della sanità italiana oggi?
Molti esperti indicano la carenza di personale sanitario come la criticità più urgente.
Una crisi che va oltre i gettonisti
Il fenomeno dei gettonisti è solo il sintomo più visibile di una crisi più profonda. La sanità italiana fatica ad attrarre e trattenere professionisti.
I Pronto soccorso rappresentano il punto più fragile del sistema. Qui si concentrano carenza di personale, sovraffollamento e burnout.
Limitare le esternalizzazioni senza risolvere il problema strutturale rischia di non bastare.
La vera sfida sarà rendere di nuovo sostenibile il lavoro negli ospedali pubblici.
