È sempre più diffusa e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di prediabete, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. L’insulino-resistenza spesso si sviluppa in modo silenzioso, senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Può, tuttavia, favorire l’aumento di peso, l’accumulo di grasso addominale e diverse alterazioni metaboliche.
Riconoscerla precocemente consente di intervenire con strategie efficaci sullo stile di vita e, quando necessario, con percorsi terapeutici personalizzati.
Cos’è l’insulino-resistenza e quali segnali non sottovalutare
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L’insulino-resistenza è una condizione in cui l’organismo risponde meno all’azione dell’insulina, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule. Qui viene utilizzato come fonte di energia.
«Quando questa risposta si riduce, il pancreas è costretto a produrre quantità maggiori di insulina per mantenere la glicemia entro valori normali». A spiegarlo è Patrizia Rovere Querini, Direttrice dell’Unità Operativa di Medicina generale presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele. «Anche se i livelli di zucchero nel sangue possono apparire ancora nella norma, il metabolismo sta già funzionando in una condizione di equilibrio alterato».
Il legame tra insulino-resistenza, aumento di peso e diabete
Valori elevati di insulina e glicemia favoriscono l’accumulo di grasso viscerale, cioè il tessuto adiposo localizzato a livello addominale e intorno agli organi interni. Questo grasso produce sostanze infiammatorie che interferiscono con il metabolismo degli zuccheri e dei grassi.
«Si instaura così un circolo vizioso – avverte la specialista – il grasso addominale peggiora la sensibilità all’insulina. Mentre l’eccesso di insulina favorisce l’accumulo di energia sotto forma di grasso. Di conseguenza, il peso tende ad aumentare e la glicemia può iniziare ad alterarsi fino a configurare una condizione di prediabete. A questo quadro, si associano frequentemente anche:
- Trigliceridi elevati.
- Riduzione del colesterolo HDL (‘colesterolo buono’).
- Pressione arteriosa alta.
- Steatosi epatica, comunemente nota come fegato grasso».
Insulino-resistenza, i sintomi più comuni
Nelle fasi iniziali, l’insulino-resistenza non provoca sempre sintomi evidenti. Tuttavia, alcuni segnali possono suggerire la presenza di un’alterazione metabolica e meritano attenzione. Tra questi:
- Aumento della circonferenza addominale;
- Difficoltà a perdere peso.
- Sonnolenza dopo i pasti.
- Fame frequente.
- Desiderio di cibi zuccherati.
- Stanchezza persistente.
- Pressione alta.
- Trigliceridi elevati.
- Diagnosi di fegato grasso.
In alcuni casi, possono comparire aree cutanee più scure, soprattutto su collo, ascelle e inguine.
Nelle donne, l’insulino-resistenza può essere associata anche a:
- Sindrome dell’ovaio policistico.
- Irregolarità mestruali.
- Acne.
- Aumento della crescita dei peli corporei.
Questi segnali non consentono da soli una diagnosi, ma indicano l’opportunità di una valutazione clinica e metabolica approfondita.
Le principali cause e i fattori di rischio
Tra i fattori più frequentemente associati all’insulino-resistenza vi sono:
- sovrappeso e obesità;
- accumulo di grasso addominale;
- sedentarietà.
- Familiarità per diabete di tipo 2;
- alimentazione ricca di zuccheri semplici e prodotti ultraprocessati.
- Sonno insufficiente;
- apnee ostruttive del sonno;
- stress cronico.
Anche la riduzione della massa muscolare svolge un ruolo importante. Il tessuto muscolare, infatti, rappresenta uno dei principali utilizzatori del glucosio e contribuisce in modo significativo alla regolazione della glicemia.
La diagnosi e i valori che indicano l’insulino-resistenza
La diagnosi nasce dall’integrazione tra visita medica, anamnesi, misurazioni antropometriche ed esami di laboratorio. Il medico valuta peso corporeo, indice di massa corporea (BMI), circonferenza vita, pressione arteriosa, composizione corporea e profilo metabolico.
Gli esami di laboratorio più utilizzati comprendono:
- glicemia a digiuno;
- insulinemia a digiuno;
- emoglobina glicata.
- Profilo lipidico;
- transaminasi;
- curva da carico orale di glucosio, quando indicato.
Prevenzione con dieta e stile di vita
Il primo intervento riguarda lo stile di vita. La perdita di peso, anche moderata, può migliorare significativamente la sensibilità all’insulina quando comporta una riduzione del grasso viscerale.
Dal punto di vista nutrizionale, è consigliabile privilegiare una dieta che comprenda:
- verdure;
- legumi;
- cereali integrali.
- Frutta intera;
- pesce;
- olio extravergine di oliva;
- fonti proteiche di qualità.
Dovrebbero invece essere limitati:
- bevande zuccherate;
- dolci;
- snack;
- eccesso di alcol;
- alimenti ultraprocessati.
L’attività fisica svolge un ruolo diretto nel miglioramento del metabolismo. L’esercizio aerobico favorisce l’utilizzo del glucosio da parte dei muscoli. Mentre l’allenamento di forza contribuisce a preservare la massa muscolare e a sostenere il metabolismo nel lungo periodo.
Anche un sonno regolare, il trattamento delle apnee notturne e la riduzione della sedentarietà rappresentano elementi importanti per migliorare il profilo metabolico.
Fonte: IRCCS Ospedale San Raffaele
