La malattia di Chagas resta una delle infezioni più trascurate a livello globale, con milioni di persone esposte e un forte impatto sulle fasce più vulnerabili. Si tratta di una patologia infettiva causata dal protozoo Trypanosoma cruzi che provoca 10mila morti l’anno. Otto milioni sono le persone che vivono con l’infezione nel mondo e oltre 100 milioni sono a rischio.
Lo ricorda l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, che mette al centro dell’attenzione il ruolo delle donne nella malattia. Definita come una “malattia tropicale negletta“, è strettamente legata a contesti di vulnerabilità sociale. Se non diagnosticata e curata tempestivamente, può diventare letale. Sebbene sia originaria delle zone rurali di 21 paesi dell’America Latina, dove si trasmette principalmente tramite l’insetto vettore, la malattia ha oggi una portata globale. A causa dei cambiamenti ambientali e delle migrazioni, il Chagas è presente in 44 paesi, inclusi gli Stati Uniti e l’Europa.
Chagas, donne in età fertile sistematicamente trascurate
Indice dei contenuti
“Per troppo tempo – scrive l’Oms – le donne sono state trascurate e ingiustamente stigmatizzate come fonte di infezione per la malattia di Chagas congenita. Sono state incolpate di trasmettere il parassita ai propri figli. La realtà è ben diversa. La stragrande maggioranza delle donne affette dalla malattia di Chagas è stata infettata dai familiari e dai vicini tramite la trasmissione da parte di un vettore. O consumando cibo o bevande contaminati. Non sono la fonte del problema, ma sono tra i milioni di vittime dimenticate”.
Nonostante ciò, prosegue l’Organizzazione, c’è stata trascuratezza verso le ragazze e le donne in età fertile. Si trovano ad affrontare una mancanza di informazioni, educazione e consapevolezza, unitamente a un accesso limitato alla diagnosi e al trattamento. Questo le espone al rischio di sviluppare cardiomiopatia e di affrontare una gravidanza ad alto rischio, o di trasmettere l’infezione ai propri figli.
Le donne ricevono un supporto insufficiente
Le donne ricevono un supporto insufficiente per il ruolo che svolgono nella prevenzione e nel controllo della malattia di Chagas a livello familiare, domestico e comunitario. Le conseguenze sono gravi. Fino a un terzo delle donne con infezione da T. cruzi svilupperà alterazioni cardiache che possono portare a cardiomiopatia. La gravidanza si può trasformare in un evento ad alto rischio sia per la madre che per il bambino. Quando la madre trasmette la malattia al bambino durante la gravidanza o al parto, la Malattia di Chagas congenita è spesso asintomatica. Ma, nel 10%-40% dei casi, può manifestarsi con basso peso alla nascita, prematurità, gravi sequele cardiologiche, gastrointestinali e neurologiche e una letalità del 2-14%.
Le indicazioni per lo screening in gravidanza
La malattia è oggetto anche di uno degli ultimi aggiornamenti delle linee guida sulla gravidanza elaborate dal Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS.
Alla luce delle evidenze disponibili, l’aggiornamento della linea guida raccomanda di offrire lo screening sierologico dell’infezione da Trypanosoma cruzi durante la prima visita prenatale. Questo per le donne in gravidanza a rischio di infezione, cioè quelle nate o che hanno risieduto per più di sei mesi nei Paesi endemici. Se non eseguito durante la gravidanza, lo screening deve essere offerto al momento del parto.
Inoltre, al termine della gravidanza e/o dell’allattamento, il trattamento antiparassitario deve essere offerto a tutte le donne risultate positive allo screening. Ciò previa valutazione presso un centro di riferimento per la gestione delle malattie infettive.
