L’olio essenziale di mirto comune (Myrtus communis) può proteggere gli spermatozoi dai danni causati dal bisfenolo A, una sostanza chimica molto diffusa nelle plastiche. Lo ha dimostrato un team di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Università di Beja e Hammam Lif (Tunisia). Con lo studio pubblicato sulla rivista Antioxidants, i ricercatori hanno visto cosa succede agli spermatozoi quando vengono esposti al bisfenolo A. E hanno anche osservato come l’olio essenziale di mirto sia in grado di ridurre questi danni.
Danni da plastiche: il mirto mostra un ruolo protettivo
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L’olio essenziale di Myrtus Communis è stato utilizzato per verificare la sua capacità di agire come rimedio contro i danni da esposizione al bisfenolo. È questo un interferente endocrino che porta a una riduzione della funzionalità degli spermatozoi e a un aumento dello stress ossidativo.
Quello che è stato osservato nel lavoro sperimentale è un miglioramento di tutti i parametri legati allo stress ossidativo. L’olio essenziale di mirto comune – che è naturale e non ha pericolosità – potrebbe essere un punto di partenza per controbilanciare l’esposizione agli interferenti endocrini.
Nel corso dello studio, i ricercatori hanno notato che il bisfenolo causa una riduzione delle difese antiossidanti dell’organismo. Ciò ha fstto concludere che l’olio essenziale di Myrtus Communis protegge dal danno indotto da bisfenolo attraverso meccanismi di stabilizzazione della membrana degli spermatozoi. E di riattivazione delle loro attività enzimatiche, evidenziando un potenziale campo di applicazione del fitoterapico contro la sterilità maschile.
Il bisfenolo, la sostanza nascosta che disturba gli ormoni
Il bisfenolo è un composto chimico organico utilizzato come materia prima per produrre plastiche. Sono materiali legati a prodotti industriali e inquinanti. È interferente endocrino perché è capace di simulare l’azione degli estrogeni e alterare l’equilibrio ormonale sviluppando dei malfunzionamenti a livello del sistema riproduttivo.
Questi danni sono maggiori se l’esposizione avviene durante la gestazione o durante il periodo dell’embriogenesi. Nell’adulto la tossicità del bisfenolo è ridotta. Ma alla lunga, gli effetti di ormonosimili cioè sostanze che imitano la struttura e l’azione degli ormoni naturali del corpo umano, possono creare problematiche. Ad oggi tutti gli interferenti endocrini fra cui il bisfenolo sono vietati nei cosmetici, nella produzione di alcune plastiche per i biberon. E anche nella produzione di quegli oggetti di plastica che sono più a contatto con la popolazione mettendola a rischio.
Stress ossidativo, quando le difese delle cellule perdono il controllo
Il bisfenolo è considerato una delle sostanze preoccupanti di cui dovrebbe essere limitata la produzione, la dispersione e l’esposizione umana. Il nostro corpo produce naturalmente molecole chiamate radicali dell’ossigeno. In piccole quantità sono utili, ma quando diventano troppe possono danneggiare le cellule. Lo squilibrio che causano si chiama “stress ossidativo”.
Finché i sistemi che producono radicali dell’ossigeno si comportano nelle loro corrette forme, non c’è stress ossidativo, Cioè, abbiamo dei radicali che svolgono la funzione che ci è utile, producono e velocizzano reazioni molto importanti in condizioni molto blande. Quando invece per qualche motivo il sistema non funziona più bene questi radicali dell’ossigeno perdono il controllo. E si ha stress ossidativo che porta a danneggiare le molecole e tutto quello che ne consegue.
Mirto, una pianta sotto osservazione per usi terapeutici
Lo studio ha permesso di affrontare il problema sia dal punto di vista biologico sia da quello dei prodotti naturali. Il mirto è infatti una pianta aromatica tipica del Mediterraneo, molto comune e disponibile in diverse varietà. Questo rende ancora più interessante il suo possibile utilizzo in ambito terapeutico.
La prova fatta su un modello animale sembra funzionare, ci sono diverse buone informazioni che mostrano la possibilità di un certo grado di successo. I prossimi passi saranno aumentare il numero di studi e verificare la possibilità di utilizzo, cioè la sicurezza nell’uomo.
