HIV

Parlare di HIV è il primo passo per abbattere stigma e pregiudizio, aiutare le persone a vivere meglio e con maggiore serenità. Il 40% delle persone che vive con HIV apprende dell’infezione casualmente e due su dieci temono il giudizio e l’emarginazione. Coloro i quali hanno contratto il virus asseriscono che l’infezione può avere forti ripercussioni a livello psicologico, soprattutto a causa di discriminazioni. Non mancano, inoltre, le difficoltà di convivenza con l’infezione che provoca, in numerosi soggetti con HIV, forme anche gravi di depressione. 

È quanto emerso dall’indagine realizzata da Elma Research su 500 pazienti. Ciò evidenzia come l’infezione, nonostante gli importanti progressi terapeutici, abbia ancora un impatto determinante su diversi aspetti della qualità di vita.

Per questi motivi è nata “HIV. Ne parliamo?”, la campagna di sensibilizzazione promossa da Gilead Sciences. Essa pone l’attenzione sugli aspetti di vita che possono essere migliorati, per iniziare ad affrontarli.

Una campagna per sensibilizzare i cittadini

La campagna vuole offrire, attraverso le storie di chi vive con HIV, degli spunti di riflessione sulla propria condizione e informazioni utili per migliorarla. Il 95% delle persone, infatti, comunica l’infezione, ma lo fa in modo molto parziale, spesso escludendo familiari e amici.

Dunque, «è evidente che c’è una forte componente di stigma e ‘autostigma’», dice Gabriella d’Ettorre, Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive, Università Sapienza, Roma. Componente che «pesa sulla vita delle persone che scoprono la sieropositività al virus. Con un carico – continua d’Ettorre – che impatta negativamente sulla qualità di vita e sul benessere psicologico. Un dialogo aperto con il proprio medico, ma anche il supporto delle associazioni di pazienti, rappresenta un punto cruciale per affrontare e risolvere queste problematiche. Tornare a parlarne è importante per promuovere l’accesso al test volontario, soprattutto in chi ha comportamenti a rischio, per favorire la diagnosi precoce dell’infezione».

Fondamentale scoprire subito l’infezione da HIV

Secondo gli ultimi dati, in quasi il 60% dei casi l’infezione viene scoperta in fase avanzata. Ciò può compromettere l’efficacia delle terapie che, se assunte precocemente, consentono una buona qualità di vita.

«Il contrasto all’Hiv può contare su strategie terapeutiche efficaci, in grado di azzerare la carica virale. Soprattutto se assunte il più precocemente possibile rispetto al momento dell’infezione».  A parlare è Andrea Gori, del dipartimento Malattie Infettive, Ospedale “Luigi Sacco”, Università di Milano e presidente Anlaids Lombardia. «L’aderenza alla terapia resta il punto chiave, sebbene circa il 30% dei pazienti non riesca a rispettarla».

Essere aderenti alla terapia, secondo Gori, significa «diminuire la probabilità di comparsa di mutazioni del virus che possono provocare ‘resistenze ai farmaci anti-Hiv’. Ossia una ridotta o assente capacità dell’efficacia della terapia stessa. Chi segue le indicazioni terapeutiche protegge anche gli altri, poiché azzerando la replicazione del virus non trasmette l’infezione, non è più contagioso».  

Da non trascurare i disturbi di natura psicologica

«Quello della salute mentale e del benessere psicologico più in generale è un aspetto molto importante a cui non sempre viene data la giusta attenzione». È ciò che afferma Alessandro Lazzaro, Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive, Sapienza Università di Roma.

«Sono numerose le persone con HIV a rischio depressione o che presentano disturbi come insonnia, ansia, che possono avere un impatto sulla qualità di vita. Lo stigma sociale – continua Lazzaro purtroppo ancora fortemente presente, è una delle principali. Ma dietro alcuni di questi disturbi può esserci una causa biologica, legata agli effetti del virus o della stessa terapia antiretrovirale. Il dialogo medico-paziente ha un ruolo cruciale per prendere consapevolezza e affrontare queste problematiche. Non solo dal punto di vista delle scelte terapeutiche, ma anche per indirizzare chi ne ha bisogno verso un percorso integrato di tipo multidisciplinare».