La salute della pelle dipende dalla luce visibile, dal calore, dall’inquinamento e da fattori individuali. La sua protezione non può, dunque, più limitarsi ai raggi UV, perché oggi occorre considerare l’insieme dei fattori ambientali che contribuiscono al danno cutaneo. E in seguito adottare strategie di fotoprotezione personalizzate. L’attenzione sui rischi legati all’esposizione al sole e sull’importanza di una corretta fotoprotezione torna puntualmente ogni estate. Per anni la prevenzione si è concentrata soprattutto sul Fattore di Protezione Solare (SPF) e sui raggi ultravioletti. Oggi, invece, la dermatologia guarda a una prospettiva più ampia che comprende l’intero “esposoma solare”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la salute della pelle.
Danno solare: non esistono solo i raggi UV
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«L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana». Così Pietro Quaglino, Direttore della Clinica Dermatologica della AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. «Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle. Può accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei», evidenzia Quaglino che è anche Professore di Dermatologia dell’Università di Torino.
I danni da esposizione ai raggi UV sono ben noti. Gli UVA costituiscono circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre e penetrano più profondamente nel derma. Questi raggi favoriscono la formazione di specie reattive dell’ossigeno responsabili dello stress ossidativo e del fotoinvecchiamento.
Gli UVB, invece, sono i principali responsabili dell’eritema solare e dei danni diretti al DNA che possono favorire lo sviluppo di neoplasie cutanee.
Proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare
Negli ultimi anni le evidenze scientifiche hanno dimostrato l’importanza di proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare. Ad esempio, i filtri colorati cosiddetti “tinted sunscreens” contenenti ossidi di ferro garantiscono una protezione superiore dalla luce visibile. Ciò rispetto ai prodotti non colorati in condizioni come melasma e iperpigmentazione post-infiammatoria. Il Fattore di Protezione Solare, seppur fondamentale, misura solo l’esposizione UVB. Oggi, però, sappiamo che il danno cutaneo non dipende esclusivamente da UVA e UVB. «Anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, e la luce blu ad alta energia possono svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione. Così come purenel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento. Per questo la protezione richiesta non è più soltanto anti-UV ma deve diventare multispettrale». Lo afferma Quaglino, che è anche membro del Consiglio Direttivo SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologa e Malattie Sessualmente Trasmesse.
Dall’SPF all’esposoma: una nuova visione della fotoprotezione
Il cambiamento più significativo riguarda proprio il concetto di esposoma solare. Quando si parla di esposoma non ci si riferisce soltanto ai raggi UV. La pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo.
Si parla sempre più di “environmental aging”, un concetto che comprende, ma supera il tradizionale photoaging. L’obiettivo non è più soltanto evitare le scottature, ma ridurre il danno cumulativo che si accumula nel corso degli anni. E limitare l’invecchiamento della pelle, le alterazioni pigmentarie e il rischio di dermatosi fotoindotte. Il danno cutaneo può derivare dall’interazione di molteplici fattori ambientali che agiscono contemporaneamente o in momenti diversi dell’anno. Per questo motivo la moderna dermatologia punta sempre più a prevenire e modulare il danno solare cumulativo.
Esposoma solare, un cambio di paradigma nella dermatologia
La fotoprotezione non può più essere considerata un gesto stagionale da riservare alle vacanze estive, ma una strategia di prevenzione da adottare tutto l’anno.
La crescente attenzione all’esposoma solare segna un cambio di paradigma nella dermatologia moderna. Non basta più schermare la pelle dai raggi UV, occorre proteggerla dall’insieme delle aggressioni ambientali che, giorno dopo giorno, contribuiscono all’invecchiamento cutaneo. E al rischio di patologie della pelle.
Una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio e l’adozione di misure di protezione personalizzate rappresentano oggi gli strumenti più efficaci per preservare la salute cutanea.
