A fine agosto, una bambina di quattro anni è morta per difterite a Palermo. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha confermato, qualche giorno dopo, la positività dei campioni a Corynebacterium diphtheriae. Ed anche la presenza del gene della tossina responsabile della difterite respiratoria. La bambina non era stata vaccinata perché i genitori temevano una possibile relazione con l’autismo, nesso escluso anche da una revisione dell’OMS pubblicata nel 2025.
Ma cos’è la difterite? Si tratta di un’infezione molto contagiosa potenzialmente fatale, con obbligo di notifica al Ministero della Salute. È causata dai ceppi produttori di tossina appartenenti al Corynebacterium diphtheriae species complex.
Difterite: localizzazione, diffusione, complicanze
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Pur localizzandosi nel naso, nelle tonsille, nell’ugola, l’infezione può diventare potenzialmente mortale a causa della tossina difterica che alcuni ceppi batterici producono. Si diffonde, attraverso il sangue, in tutto l’organismo provocando gravi danni a organi vitali. Questa è una potente esotossina, che, oltre a causare necrosi tessutale locale, è in grado, attraverso il circolo sanguigno, di raggiungere organi ed apparati. Può determinare gravi complicanze, tra cui miocardite, neuropatie periferiche e danno renale. Tali complicanze rappresentano le principali cause di morbosità e mortalità associate alla difterite.
Con quali sintomi si manifesta l’infezione?
I sintomi della difterite in genere si manifestano da 2 a 5 giorni dopo l’infezione.
Possono includere:
- Membrana grigio biancastra che copre la gola e le tonsille (pseudomembrane) nel caso di ceppi produttori di tossine.
- Mal di gola e raucedine.
- Ghiandole gonfie (linfonodi ingrossati) nel collo.
- Difficoltà nella respirazione e respiro accelerato.
- Secrezione dal naso.
- Febbre e brividi.
- Grave stato di stanchezza generale.
In alcune persone, l’infezione può manifestarsi con disturbi lievi o addirittura assenti, sono, pertanto, “portatrici sane” e, al pari delle persone ammalate, possono diffondere l’infezione.
Le principali complicazioni dell’infezione
La difterite può causare:
- Problemi respiratori, la tossina difterica danneggia il tessuto nelle immediate vicinanze dell’area infetta. Le pseudomembrane composte da cellule morte, batteri e altre sostanze che si formano in gola e sulle tonsille possono impedire la respirazione.
- Danno al cuore, l’infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite) causato dalla tossina difterica può provocare aritmie e, nei casi più gravi, insufficienza cardiaca progressiva.
- Danni ai nervi cranici e periferici (polineuropatia), il danno provocato dalla tossina difterica ai nervi cranici può portare a paralisi del palato molle e difficoltà a deglutire.
- Può esserci anche paralisi dei muscoli oculari.
- I nervi delle braccia e delle gambe possono infiammarsi, causando debolezza muscolare. Se la tossina difterica provoca la paralisi dei muscoli respiratori è necessario un supporto per la respirazione.
- Danni ai reni.
Per questo motivo la difterite va curata il più precocemente possibile.
I trattamenti per curare la difterite
La difterite respiratoria può manifestarsi come una patologia grave che richiede un trattamento tempestivo. Nei casi sospetti, il trattamento iniziare senza attendere la conferma di laboratorio e comprende la somministrazione di antitossina difterica (DAT) associata a una terapia antibiotica. L’antitossina neutralizza la tossina difterica ancora presente in circolo, ma non è in grado di agire sulla tossina già legata ai tessuti. Per questo motivo, la sua somministrazione precoce è fondamentale per ridurre il rischio di complicanze.
L’infezione si cura anche con antibiotici che inibiscono la proliferazione dei batteri e l’ulteriore produzione di tossina, come la penicillina o i macrolidi. Per ricevere cure adeguate, i malati spesso necessitano di ricovero ospedaliero. Qualora la patina grigia (pseudomembrana) nella gola dovesse ostacolare la respirazione, i pazienti potrebbero necessitare di tracheotomia, intubazione e ventilazione.
Tasso di letalità, persone a rischio, vaccino
I dati più recenti confermano che il tasso di letalità complessivo della difterite è ancora stimato tra il 5% e il 10%. Il rischio è maggiore nei bambini sotto i 5 anni, in cui, in particolari contesti, può raggiungere il 20%. Le persone a maggior rischio di contrarre la difterite sono:
- Bambini e adulti non vaccinati contro la difterite o che non abbiano vaccinazioni aggiornate.
- Persone non vaccinate in viaggio in zone in cui la difterite è endemica, ad esempio Sud-Est asiatico, Africa, Brasile.
L’infezione è prevenibile con un vaccino, sicuro ed efficace.
Il calendario vaccinale prevede la vaccinazione dei bambini nel primo anno di vita (ciclo di base a 3 dosi). Si utilizza un vaccino combinato anche contro tetano e pertosse, epatite B, l’Haemophylus influenzae di tipo b, la polio (vaccino esavalente). È previsto un richiamo per difterite, tetano, pertosse e polio nel sesto e nel dodicesimo anno di vita. Successivamente è raccomandato un richiamo ogni 10 anni con la formulazione trivalente antidifterica, antitetanica, antipertosse per adulti (dTap).
La vaccinazione dTap è raccomandata alle donne ad ogni gravidanza, anche se sono state già vaccinate o sono in regola con i richiami decennali.
L’immunizzazione contro la difterite, contenuta nel vaccino obbligatorio esavalente, ha consentito dal 1939 al 2015 di prevenire circa due milioni di casi.
