“Il Decreto Schillaci è una controriforma ideologica che crea le condizioni favorevoli ad un nuovo mercato della salute per gruppi privati e assicurazioni”.
Così la Fimmg Lazio in una nota che continua evidenziando le diseguaglianze che produrrebbe nell’accesso alle cure. Il Decreto umilierebbe circa 40 mila medici di medicina generale italiani, riducendo il diritto alle cure dei cittadini.
“La nostra opposizione è dettata da consapevolezza critica e responsabile nel merito. L’obiettivo del testo presentato e non emendabile dal confronto, è quello di attuare una riforma radicale del servizio della sanità territoriale. Il servizio sarebbe riportato a come era prima della legge 833, cioè agli anni ‘70. Differenziato per classi sociali e condizioni economiche. Per i più ‘forti’, il medico della mutua, oggi assicurazioni e casse integrative. Per i più ‘deboli’, ieri contadini, operai stagionali, muratori, artigiani, oggi quasi tutti i giovani e quelli delle partite Iva, il medico a caso”.
Fondi Pnrr sanità, perso tempo prezioso
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Secondo la Fimmg “invocare l’urgenza per non perdere i fondi Pnrr a due mesi dalla scadenza, è il ‘coming out’ del fallimento ministeriale. Questo cerca nella medicina generale un capro espiatorio”. Da quando è stato varato il Pnrr sanità, la categoria ha chiesto ripetutamente alla politica nazionale e regionale di definire piante organiche, fabbisogni, funzioni. Ed anche tipologia contrattuale, incentivi per garantire il funzionamento della nuova rete territoriale. Si è perso, però, spiegano, “tempo prezioso per inseguire la scorciatoia della dipendenza, anticamera di tensioni, conflitti. Anticamera anche del fallimento dei progetti finanziati con i fondi europei, come sta avvenendo”.
Il funzionamento delle Case di comunità
Il funzionamento delle Case di comunità non è un problema, ma una indecorosa scusa. Con il sistema attuale delle medicina territoriale, queste strutture sono già attive in molte regioni grazie alla firma dei contratti integrativi regionali.
“Non devono essere attivate – prosegue la nota – sono già attive. Il punto è che si vuole perseguire la scelta, puramente ideologica, quasi punitiva, della dipendenza. Pur sapendo che questo comporterà, nei fatti, il fallimento della rete appena realizzata. Le Case della salute con queste premesse non diventeranno innovativi hub della sanita di prossimità, ma ambulatori Asl di serie b. e produrranno solo incremento di spesa”.
Si riduce il diritto alle cure e aumenta la spesa pubblica
Nel progetto Schillaci, spiega la Fimmg, è prevista una riorganizzazione su due livelli. Il primo prevede che resti il medico in convenzione, nel secondo il medico dipendente. È del tutto evidente che le persone continueranno ad andare dal medico che hanno scelto e utilizzeranno la rete delle Case della salute in modo residuale. Inquadrare il medico in turnazioni obbligatorie nelle Case di Comunità o spingerlo verso la dipendenza significa distruggere l’alleanza terapeutica.
“Così si riduce il diritto alle cure e aumenta la spesa pubblica. Con il decreto Schillaci si avvia la rescissione del legame fiduciario tra cittadino e medico. Sulla carta rimane, nei fatti si elimina, si taglia il futuro ai giovani medici, e si rende la professione sempre meno attrattiva”.
“Prevedere di aprire la medicina generale a tutti i medici specializzati per coprire le carenze di personale, per altro mai definite, è una presa in giro. Un medico che ha studiato 10 anni per fare il cardiologo o altra specializzazione, accetterà di fare il medico della Asl come ripiego. Ma sarà pronto ad andarsene alla prima occasione”, si spiega ancora.
Fimmg: “Così il sistema non si potenzia, ma si precarizza”
“Il medico di famiglia è da sempre una figura scelta e revocabile, fondata su un rapporto di fiducia personale e professionale. Sostituire questo con il “medico della politica”, ai comandi del padrone di turno (la ASL, la Regione, il burocrate di turno), peggiora la qualità dell’assistenza. Questo perché il nuovo assunto non risponderà più prioritariamente alle esigenze dei pazienti, ma in primis a logiche di budget e diktat aziendali. Ed è ovvio, visto che il loro stipendio è pagato dall’Azienda sanitaria non più dalla quota capitaria. La prima e più clamorosa conseguenza di questa impostazione è che il medico di fiducia rimane appannaggio esclusivo delle élite, ad iniziare dai parlamentari ed, a scalare, delle categorie protette dalla sanità integrativa”.
Fondamentale mantenere la schiena dritta
“Loro – continua la nota Fimmg – potranno sempre scegliersi non il semplice medico, ma il primario o il luminare di fiducia. Il resto neanche il medico di famiglia. Stupisce che non si rendano conto della portata storica di quanto sta accadendo. E sono proprio gli eredi di quei partiti che nel lontano ’78, hanno voluto garantire ad ogni cittadino il proprio medico. Tacciono imbarazzati avvolti in un silenzio consociativo disarmante”.
Le soluzioni ci sono e sono applicabili da subito.
“Certo se il problema è ideologico, una sorta di linea rossa posta a limitare ogni confronto, la discussione diventa sterile. Ciononostante la nostra disponibilità, come sempre, è massima, così come la nostra storica capacità di ascolto e mediazione con le istituzioni. Ma sia chiaro a tutti: anche i medici di medicina generale hanno una linea rossa, non farsi complici di proposte che fanno strame della loro dignità professionale. Proposte che favoriscono la sanità privata e comprimono diritti costituzionali dei cittadini. Su questo confine siamo pronti alle barricate”, conclude la nota.
