Fabio Massimo Gallo, amianto e ONA alla Camera

Nel corso dell’ importante incontro istituzionale ONA sul tema amianto, alla Camera dei Deputati, è intervenuto il magistrato Fabio Massimo Gallo, già presidente facente funzione della Corte d’Appello di Roma. Il suo contributo ha offerto una riflessione lucida e concreta su esposizione, prevenzione e tutela giuridica delle vittime di patologie asbesto-correlate.

Amianto, killer invisibile

. Come sottolineato da Gallo, si tratta di un “assassino invisibile”, capace di diffondersi nell’aria anche quando è inglobato in materiali compatti come l’Eternit.

Le fibre, infatti, si liberano con il deterioramento dei materiali e possono essere inalate senza che il lavoratore se ne accorga. Il rischio non è limitato a un singolo ambiente: un danno a una struttura contenente amianto può contaminare interi edifici attraverso sistemi di ventilazione e condizionamento.

Nuovi limiti di esposizione: più sicurezza, ma non basta

Un passaggio centrale dell’intervento riguarda l’abbassamento dei limiti di esposizione professionale. Dal 2024, il valore è stato ridotto a 0,01 fibre per centimetro cubo, rispetto al precedente 0,1.

Questo cambiamento riflette una maggiore attenzione alla salute, ma evidenzia anche un dato: i limiti precedenti erano insufficienti. E proprio su questo punto Gallo richiama la responsabilità del datore di lavoro, che non può limitarsi al rispetto formale delle norme.

Il ruolo della prevenzione nel Testo Unico sicurezza

La svolta normativa arriva con il D.Lgs. 81/2008, che sposta l’attenzione dalla tutela risarcitoria alla prevenzione.

Tra gli strumenti fondamentali il documento di Valutazione dei Rischi (DVR), la necessità di un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e l’obbligo non delegabile del datore di lavoro.

Secondo Gallo, “il principio chiave resta l’articolo 2087 del codice civile, che impone all’imprenditore di adottare tutte le misure necessarie, anche oltre la legge, sulla base di esperienza e progresso tecnico.”

Amianto e contenzioso: civile o penale?

Un altro punto cruciale riguarda le azioni legali. L’amianto entra nelle aule giudiziarie sotto diversi profili. Benefici pensionistici, riconoscimento della malattia professionale, risarcimento danni. Oltre a procedimenti penali per lesioni o omicidio colposo.

Tuttavia, Gallo evidenzia come spesso sia più efficace agire in sede civile, in particolare davanti al giudice del lavoro. Questo perché nel processo penale la prova deve essere fornita “oltre ogni ragionevole dubbio”, rendendo più complesso ottenere giustizia.

Il contributo dell’avvocato Bonanni

Nel suo intervento, Gallo riconosce il ruolo determinante dell’avvocato Ezio Bonanni, impegnato da anni nella difesa delle vittime dell’amianto.

Il magistrato sottolinea come la sua azione abbia contribuito a portare il tema nelle aule giudiziarie e a costruire una solida base giuridica e tecnica per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti.

Salute e dignità: una visione moderna

La riflessione si amplia fino al concetto stesso di salute, richiamando la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ossia uno “Stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplice assenza di malattia”.

Questo implica che la tutela del lavoratore non riguarda solo l’assenza di patologie, ma anche la possibilità di lavorare in condizioni sicure, dignitose e senza esposizione a rischi.

Bonifica e nuove figure professionali

Un tema spesso sottovalutato è quello della bonifica. Oggi, il rischio maggiore si concentra proprio sui lavoratori impegnati nella rimozione dell’amianto.

Come spesso ribadito dall’ONA le criticità principali riguardano lo smaltimento in discariche autorizzate che sono ancora poche, la manipolazione di materiali altamente pericolosi e la necessità di formazione specifica e protezioni adeguate

Questo evidenzia l’importanza di nuove figure professionali specializzate nella gestione del rischio amianto.

Diritto al lavoro in condizioni di salute

Fabio Massimo Gallo ribadisce un principio fondamentale: il diritto al lavoro non può essere separato dal diritto alla salute. Il sogno è quello di arrivare a evitarli i danni prima ancora di doverli andare a risarcire. E questo richiede consapevolezza, formazione e un impegno concreto da parte di istituzioni, imprese e società civile.