È morto a Torino, il 9 agosto 2026, Livio Berruti, uno dei più grandi simboli dello sport italiano. Aveva 87 anni. Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play, lo ricorda come un atleta capace di trasformare una vittoria olimpica in un esempio duraturo di eleganza, correttezza e rispetto.
La scomparsa di Livio Berruti lascia un vuoto profondo nello sport italiano. Esistono però campioni la cui storia rimane nelle immagini, nella memoria collettiva e soprattutto nei valori che hanno saputo rappresentare.
Berruti è stato uno di questi.
“Da presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play, sento il dovere di ricordarlo sia per ciò che ha conquistato sulla pista che per il modo in cui ha incarnato una certa idea dello sport.” Ha affermato Ruggero Alcanterini.
Livio Berruti, una leggenda dello sport italiano
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Livio Berruti nacque a Torino il 19 maggio 1939. Aveva appena 21 anni quando, ai Giochi Olimpici di Roma del 1960, riuscì nell’impresa che avrebbe segnato per sempre la sua vita.
Nei 200 metri corse in 20 secondi e 5 decimi, prima in semifinale e poi in finale, eguagliando il record mondiale. In finale arrivò davanti allo statunitense Lester Carney e al francese Abdou Seye, conquistando la medaglia d’oro.
Quella corsa è diventata una delle immagini più riconoscibili dello sport italiano.
C’era qualcosa di particolare nel suo modo di correre. Non soltanto la velocità, ma una leggerezza quasi sorprendente. Gli occhiali scuri, la postura, la falcata elegante: tutto contribuì a costruire il mito di quello che sarebbe stato ricordato come l’“angelo” della velocità.
Ma Livio Berruti non fu soltanto un campione olimpico.
Il valore di un uomo
“Nel ricordare Berruti, credo sia importante andare oltre il medagliere. Lo sport vive di risultati, record e classifiche. Ma il suo significato più profondo emerge quando un atleta riesce a diventare un riferimento anche per chi viene dopo.” Continua Alcanterini.
Berruti ha attraversato epoche diverse dell’atletica italiana. Ha partecipato a tre edizioni dei Giochi Olimpici, ha conquistato titoli italiani e internazionali e ha continuato a essere una figura autorevole anche dopo il ritiro dall’attività agonistica.
Il suo percorso dimostra che la sua grandezza era fatta di stile, disciplina, preparazione e capacità di rappresentare il proprio Paese con dignità.
Un campione che appartiene alla storia dell’atletica
Berruti ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’atletica leggera italiana.
Prima del successo olimpico aveva già conquistato importanti risultati. Nel 1959, alle Universiadi di Torino, vinse l’oro nei 100 metri, nei 200 metri e nella staffetta 4×100.
Nel corso della sua carriera conquistò inoltre sei titoli italiani nei 100 metri e otto nei 200 metri.
Partecipò alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, dove raggiunse il quinto posto nei 200 metri, e tornò ai Giochi di Città del Messico nel 1968.
Si ritirò dall’attività agonistica nel 1969, dopo aver costruito una carriera straordinaria senza rinunciare agli studi. Si laureò infatti in chimica all’Università degli Studi di Torino.
Anche questo elemento racconta molto della sua personalità.
Il fair play oltre lo sport
“Per me, ricordare Livio Berruti significa anche parlare di fair play. Significa riconoscere l’avversario, accettare il risultato, rispettare il pubblico e comprendere che la vittoria acquista valore quando viene raggiunta attraverso il talento, il lavoro e la correttezza. Berruti appartiene a una generazione nella quale il campione era anche un modello. La sua figura continua a ricordarci che si può essere competitivi senza trasformare l’avversario in un nemico. Ed è questo uno dei messaggi che il Comitato Nazionale Italiano Fair Play porta avanti quotidianamente.” Prosegue Alcanterini.
Dagli anni di Roma 1960 a un ricordo che echeggia
Sono trascorsi più di sessant’anni da quella finale olimpica di Roma.
Eppure basta pronunciare il nome di Livio Berruti perché riaffiori immediatamente quell’immagine: un atleta italiano che corre verso l’oro, con una falcata composta e leggera, davanti a uno Stadio Olimpico che lo accompagna verso la storia.
“Oggi saluto Livio Berruti con la consapevolezza che l’Italia perde non soltanto un grande velocista, ma un simbolo dello sport italiano. Come presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play, voglio rivolgere un pensiero alla sua famiglia e a tutti coloro che gli sono stati vicini. Addio Livio. La tua falcata continuerà a correre nella memoria dello sport italiano.” Conclude Alcanterini.
