morbillo

Il morbillo torna a preoccupare l’Europa e l’Italia è il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di casi registrati nell’ultimo anno. Tra settembre 2025 e agosto 2026, secondo i dati dell’ECDC, sono state segnalate 653 infezioni in Italia, pari al 28% del totale europeo. A favorire la circolazione del virus è soprattutto la presenza di persone non vaccinate o non completamente immunizzate, mentre la copertura italiana per la seconda dose di vaccino resta ferma all’84,45%.

La situazione ha spinto il Ministero della Salute a richiamare le Regioni sulla necessità di rafforzare la sorveglianza epidemiologica e recuperare le vaccinazioni mancanti. Il morbillo, infatti, non è una semplice malattia esantematica dell’infanzia. È un’infezione virale estremamente contagiosa che può provocare polmonite, encefalite e, nei casi più gravi, la morte.

L’allarme non riguarda soltanto l’Europa. Anche negli Stati Uniti vengono segnalati importanti focolai, soprattutto nelle comunità con una copertura vaccinale insufficiente. Il ritorno del morbillo dimostra quanto rapidamente una malattia prevenibile possa riprendere a diffondersi quando diminuisce la protezione della popolazione.

Quanti casi di morbillo sono stati registrati in Italia nel 2026?

L’ultimo aggiornamento mensile dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), riportato il 13 ottobre 2026, descrive una circolazione ancora significativa del morbillo nell’Unione europea.

Nel periodo compreso tra il 1° settembre 2025 e il 31 agosto 2026, i Paesi dell’Unione europea hanno notificato complessivamente 2.335 casi.

L’Italia ne ha registrati 653, corrispondenti a circa il 28% del totale. Si tratta del numero assoluto più elevato tra i Paesi considerati.

L’incidenza italiana ha raggiunto 11,1 casi per milione di abitanti, più del doppio della media europea di 5,1 casi per milione.

Questi dati indicano che il virus continua a circolare, nonostante la disponibilità di un vaccino efficace e inserito nei programmi di immunizzazione.

La presenza di centinaia di casi non significa che l’intera popolazione italiana sia esposta allo stesso rischio. La probabilità di infezione dipende soprattutto dalla protezione vaccinale e dall’eventuale contatto con persone contagiose. Tuttavia, la diffusione del virus rappresenta un segnale importante per la sanità pubblica, perché il morbillo può provocare rapidamente focolai nelle comunità con una quota elevata di persone suscettibili.

Quali sono i Paesi europei con più casi di morbillo?

Secondo i dati ECDC riportati nell’aggiornamento, l’Italia precede Bulgaria, Romania, Spagna e Francia per numero complessivo di infezioni.

PaeseCasi segnalati
Italia653
Bulgaria564
Romania255
Spagna230
Francia146
Totale Unione europea2.335

Il confronto cambia quando si considera il numero di casi rispetto alla popolazione residente.

La Bulgaria, infatti, presenta l’incidenza più elevata tra i Paesi citati, con 87,6 casi per milione di abitanti.

L’Italia è quindi prima per numero assoluto di infezioni, ma non per incidenza. Questa distinzione è importante perché permette di interpretare correttamente i dati epidemiologici. I Paesi più popolosi possono registrare più casi complessivi, anche quando il rischio proporzionale è inferiore rispetto a quello di Stati più piccoli.

Un altro elemento significativo riguarda l’estensione geografica del fenomeno. Secondo il rapporto citato, soltanto cinque Paesi dell’Unione europea non hanno notificato casi nel periodo considerato.

Il morbillo continua quindi a rappresentare un problema diffuso, che richiede una sorveglianza coordinata anche oltre i confini nazionali.

Perché il morbillo sta tornando a diffondersi in Europa?

La principale spiegazione riguarda la presenza di persone che non hanno ricevuto il vaccino o non hanno completato il ciclo previsto.

Il morbillo è talmente contagioso che anche una riduzione relativamente limitata della copertura vaccinale può favorire la comparsa di focolai. Quando il virus raggiunge una comunità nella quale molte persone sono suscettibili, può trasmettersi rapidamente da un individuo all’altro.

Il problema non riguarda soltanto i bambini piccoli. Anche adolescenti e adulti che non sono stati vaccinati e non hanno contratto la malattia possono ammalarsi.

Nel tempo, eventuali ritardi vaccinali possono accumularsi. Questo fenomeno crea gruppi di persone prive di una protezione adeguata, anche quando la copertura media nazionale appare relativamente elevata.

Inoltre, una media nazionale soddisfacente può nascondere differenze importanti tra Regioni, territori e comunità. Il morbillo sfrutta proprio queste disuguaglianze nella protezione immunitaria.

Per interrompere la trasmissione non basta quindi mantenere elevate le vaccinazioni nei nuovi nati. Occorre anche individuare e recuperare le persone che, negli anni precedenti, non hanno completato il percorso vaccinale.

Quanto è contagioso il morbillo e come si trasmette?

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose conosciute.

Il virus si trasmette attraverso l’aria, mediante particelle respiratorie emesse da una persona infetta quando respira, parla, tossisce o starnutisce.

A differenza di altre infezioni che richiedono contatti molto ravvicinati, il morbillo può diffondersi anche in ambienti chiusi condivisi con una persona contagiosa. In condizioni favorevoli, le particelle infettive possono rimanere sospese nell’aria fino a circa due ore dopo che la persona malata ha lasciato l’ambiente.

Il potenziale di trasmissione è molto elevato. In una popolazione completamente suscettibile, una persona con morbillo può contagiare mediamente circa 12-18 individui.

Questo indicatore, chiamato numero di riproduzione di base o R0, descrive la capacità del virus di diffondersi in assenza di immunità. Non significa che ogni persona malata contagi necessariamente 18 individui. Il numero effettivo dipende dalle occasioni di contatto e dalla protezione immunitaria delle persone esposte.

La contagiosità è particolarmente problematica perché una persona può trasmettere il virus prima che compaia il caratteristico esantema.

Quali sono i primi sintomi del morbillo?

I primi sintomi del morbillo compaiono generalmente dopo un periodo di incubazione di circa 10-14 giorni dall’esposizione, anche se l’intervallo può variare.

All’inizio la malattia può assomigliare a una comune infezione respiratoria. La persona colpita sviluppa spesso febbre elevata, tosse, raffreddore e congiuntivite, con occhi arrossati e sensibili alla luce.

Un segno caratteristico, anche se non sempre facilmente riconoscibile, è rappresentato dalle macchie di Koplik. Si tratta di piccole lesioni biancastre che possono comparire sulla mucosa interna delle guance.

Successivamente compare l’esantema, costituito da macchie rosse che generalmente iniziano dal viso e dalla regione dietro le orecchie. L’eruzione tende poi a estendersi al tronco e agli arti. La febbre può rimanere elevata anche durante questa fase.

Il morbillo non deve essere confuso con altre malattie esantematiche, perché presenta una contagiosità molto maggiore e può provocare complicanze importanti.

Chi sospetta di aver contratto il morbillo dovrebbe contattare il medico prima di recarsi in ambulatorio, per ricevere indicazioni e limitare l’esposizione di altre persone.

Quali sono le complicanze più gravi del morbillo?

Il morbillo può provocare complicanze respiratorie, neurologiche e gastrointestinali, soprattutto nei bambini piccoli e nelle persone con particolari condizioni di fragilità.

Una delle complicanze più frequenti è l’otite media, mentre la polmonite rappresenta una delle principali cause di ricovero e morte associate all’infezione.

Il virus può inoltre provocare diarrea e disidratazione, condizioni particolarmente pericolose nei bambini molto piccoli.

Tra le complicanze più gravi figura l’encefalite, un’infiammazione del cervello che può causare convulsioni, alterazioni neurologiche e conseguenze permanenti.

Esiste inoltre una complicanza neurologica molto rara, chiamata panencefalite sclerosante subacuta, che può comparire anni dopo l’infezione.

Si tratta di una malattia progressiva del sistema nervoso centrale, generalmente fatale.

Il rischio di complicanze aumenta in alcune categorie, tra cui bambini piccoli, donne in gravidanza, persone immunodepresse e individui con condizioni di salute compromesse. Anche gli adulti sani, tuttavia, possono sviluppare forme gravi.

Per questo il morbillo non può essere considerato una malattia infantile innocua.

Perché per fermare il morbillo serve una copertura vaccinale del 95%?

Il valore del 95% rappresenta il riferimento indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità per raggiungere e mantenere una protezione collettiva sufficientemente elevata contro il morbillo.

La ragione è legata alla sua eccezionale contagiosità. Quando una quota molto alta della popolazione è immune, il virus incontra maggiori difficoltà a trovare persone suscettibili e a mantenere catene di trasmissione.

Questo fenomeno viene comunemente definito immunità di comunità. Il beneficio riguarda anche chi non può ricevere il vaccino per ragioni mediche, come alcuni pazienti con grave immunodepressione.

Tuttavia, per il morbillo non basta considerare soltanto la prima dose. L’obiettivo internazionale riguarda una copertura di almeno il 95% con due dosi di vaccino, mantenuta in tutte le comunità e nelle diverse fasce di popolazione.

Una media nazionale elevata, infatti, può coesistere con territori nei quali la protezione è insufficiente.

In queste aree il virus può continuare a circolare e provocare nuovi focolai.

Qual è la copertura vaccinale contro il morbillo in Italia?

I dati richiamati dal Ministero della Salute evidenziano una differenza importante tra la prima e la seconda dose del vaccino contro il morbillo.

La copertura nazionale per la prima dose raggiunge il 94,77%, un valore molto vicino alla soglia del 95%.

La situazione è meno favorevole per la seconda dose, che si ferma all’84,45%.

Il divario tra le due dosi supera dieci punti percentuali.

Questo significa che una parte significativa delle persone che inizia il ciclo vaccinale non risulta coperta dalla seconda somministrazione nei dati considerati.

Non è possibile stabilire da queste sole percentuali quanti individui siano definitivamente non vaccinati e quanti abbiano semplicemente ritardato il richiamo.

Resta però evidente la necessità di migliorare il completamento del ciclo.

Quali Regioni italiane hanno la copertura più bassa per la seconda dose?

Le differenze territoriali rappresentano uno degli aspetti più preoccupanti.

Secondo i dati riportati nella circolare ministeriale, alcune Regioni presentano coperture per la seconda dose nettamente inferiori alla media nazionale.

TerritorioCopertura seconda dose
Sicilia67,88%
Campania71,89%
Provincia autonoma di Bolzano73,69%
Italia84,45%
Obiettivo OMS95%

In Sicilia, la copertura riportata è inferiore al 70%. Anche Campania e Provincia autonoma di Bolzano rimangono sotto il 75%.

Queste percentuali indicano una presenza significativa di persone che non risultano completamente immunizzate secondo il calendario vaccinale.

Il rischio è che il virus, una volta introdotto in una comunità, trovi condizioni favorevoli alla trasmissione.

La risposta non può limitarsi a interventi durante i focolai.

È necessario mantenere servizi vaccinali accessibili, individuare i ritardi e promuovere campagne di recupero rivolte anche agli adolescenti e agli adulti.

La storia del morbillo in Italia

Prima dell’introduzione del vaccino, il morbillo era una delle malattie infettive più diffuse durante l’infanzia.

Il primo vaccino contro il morbillo venne autorizzato negli Stati Uniti nel 1963. In Italia arrivò nel 1976, segnando l’inizio di una nuova fase nella prevenzione della malattia. La disponibilità del vaccino, tuttavia, non si tradusse immediatamente in una copertura elevata della popolazione.

Per diversi anni, infatti, la vaccinazione rimase poco diffusa e il morbillo continuò a circolare. Un cambiamento importante arrivò nel 1999, quando il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) entrò nel calendario nazionale delle vaccinazioni raccomandate. Nel 2003 venne inoltre approvato il primo Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, che rafforzò le attività di prevenzione e sorveglianza.

Nonostante questi interventi, l’Italia ha continuato a registrare epidemie importanti. Nel 2017 si verificarono oltre 5.000 casi di morbillo, soprattutto tra persone non vaccinate. Nello stesso anno, la legge 119/2017 introdusse l’obbligo della vaccinazione contro il morbillo per i minori, insieme ad altre vaccinazioni pediatriche.

L’aumento delle coperture vaccinali ha contribuito a ridurre la circolazione del virus, ma non è stato sufficiente a eliminarlo. La pandemia di Covid-19 ha inoltre provocato ritardi nelle vaccinazioni e nelle attività di recupero in diversi Paesi.