Assistenza domiciliare

L’assistenza agli anziani più fragili si prepara a cambiare volto grazie a un piano nazionale che punta a spostare le cure dall’ospedale al domicilio. Con un investimento di 150 milioni di euro del PNRR, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha selezionato 58 progetti innovativi che coinvolgeranno circa 60 mila persone con più di 80 anni affette da almeno una patologia cronica. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita attraverso telemedicina, monitoraggio a distanza e un’assistenza più personalizzata.

L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo e, parallelamente, aumenta il numero di anziani che convivono con malattie croniche, fragilità e perdita dell’autonomia. In questo scenario, il Servizio sanitario nazionale è chiamato a ripensare i propri modelli organizzativi, privilegiando cure di prossimità e assistenza domiciliare rispetto ai ricoveri ospedalieri.

Per rispondere a questa esigenza nasce il progetto “Grandi anziani”, promosso da Agenas nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’iniziativa finanzierà 58 progetti selezionati tra 146 candidature provenienti da tutta Italia, con l’obiettivo di sviluppare nuovi modelli assistenziali destinati agli over 80 affetti da almeno una patologia cronica.

L’investimento complessivo ammonta a 150 milioni di euro e rappresenta uno dei più importanti interventi nazionali dedicati all’assistenza domiciliare degli anziani.

Quanti anziani saranno coinvolti?

Il programma interesserà circa 60 mila persone distribuite su tutto il territorio nazionale.

Secondo i dati presentati da Agenas, saranno coinvolti quasi 25 mila anziani nel Nord Italia, oltre 17 mila nel Centro e circa 17.600 nel Mezzogiorno. Ogni progetto riceverà un finanziamento proporzionale al numero di cittadini presi in carico, con un costo standard di circa 2.458 euro per ciascun assistito durante i 18 mesi di sperimentazione.

L’obiettivo non è soltanto sperimentare nuovi servizi, ma trasformare le esperienze più efficaci in modelli assistenziali permanenti, integrandoli nella rete territoriale del Servizio sanitario nazionale.

Cosa cambia per gli anziani con malattie croniche?

Il progetto si rivolge principalmente agli over 80 affetti da una o più patologie croniche, come insufficienza cardiaca, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), malattie neurologiche, ipertensione o altre condizioni che richiedono controlli frequenti.

La novità consiste nel fatto che molte prestazioni potranno essere effettuate direttamente a domicilio, evitando spostamenti spesso difficili per persone fragili e riducendo il ricorso improprio ai Pronto soccorso.

L’assistenza non sarà affidata a un singolo professionista, ma a una rete multidisciplinare composta da medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ospedalieri, farmacisti, operatori sociosanitari e personale del Terzo settore, tutti collegati attraverso piattaforme digitali condivise.

Cure a domicilio: il ruolo della telemedicina

Uno degli elementi centrali del progetto è rappresentato dalla telemedicina.

Negli ultimi anni questa modalità assistenziale si è affermata come uno degli strumenti più promettenti per seguire a distanza pazienti cronici e fragili. Attraverso dispositivi connessi è possibile monitorare quotidianamente parametri fondamentali come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno, glicemia e peso corporeo, permettendo ai medici di intervenire rapidamente in caso di anomalie.

Nel progetto “Grandi anziani” gli assistiti potranno utilizzare tablet semplificati, misuratori di pressione Bluetooth, saturimetri e kit di telemonitoraggio facilmente utilizzabili anche da persone molto anziane, spesso con il supporto dei caregiver familiari.

L’obiettivo è intercettare precocemente eventuali peggioramenti clinici prima che rendano necessario un ricovero ospedaliero.

Cure a domicilio: i progetti più innovativi selezionati

Tra le iniziative finanziate spiccano alcuni modelli particolarmente innovativi.

Per il Nord Italia è stato selezionato il progetto della Regione Liguria, denominato “Cartella a casa”. Il programma punta a trasferire il baricentro dell’assistenza direttamente nell’abitazione del paziente attraverso una cartella sociosanitaria digitale condivisa e un kit domiciliare comprendente tablet semplificato, saturimetro, sfigmomanometro Bluetooth e promemoria elettronico per l’assunzione dei farmaci. Dopo una fase iniziale con 300 partecipanti, il modello potrà essere esteso progressivamente ad altri cittadini.

Nel Centro Italia è stato premiato il progetto dell’Università di Roma Tor Vergata, che utilizza sistemi avanzati di raccolta e analisi dei dati per identificare precocemente gli anziani maggiormente esposti al rischio di isolamento sociale, decadimento cognitivo, errori terapeutici e ricoveri ripetuti. La sperimentazione coinvolgerà circa 4.700 persone.

Per il Sud è stato scelto il progetto dell’Università Federico II di Napoli. Esso prevede una rete stabile tra Asl, medici di medicina generale, farmacie, ordini professionali e infrastrutture regionali di telemedicina. Il modello punta a favorire l’aderenza terapeutica, mantenere le funzioni cognitive e contrastare l’isolamento sociale di circa 5.000 anziani con almeno una malattia cronica.

Tra i progetti selezionati figura anche quello di Ares Sardegna. Esso intende sviluppare un modello assistenziale preventivo e personalizzato attraverso équipe multidisciplinari territoriali collegate alle Case della Comunità e ai servizi di telemonitoraggio regionale.

Perché l’aderenza alle terapie è così importante

Uno dei problemi più frequenti nella popolazione anziana riguarda la difficoltà nel seguire correttamente le terapie farmacologiche.

Molti pazienti assumono contemporaneamente numerosi medicinali, una condizione definita politerapia, che aumenta il rischio di dimenticanze, errori di dosaggio o interruzioni delle cure. Questo fenomeno può favorire peggioramenti clinici, ricoveri evitabili e complicanze anche gravi.

Grazie ai sistemi di telemonitoraggio e ai promemoria digitali previsti dal progetto, medici e infermieri potranno verificare più facilmente l’aderenza terapeutica. Potranno inoltre intervenire tempestivamente quando emergono criticità.

I vantaggi attesi per pazienti e Servizio sanitario

Secondo Agenas, questi nuovi modelli organizzativi potrebbero produrre benefici sia per gli anziani sia per il Servizio sanitario nazionale.

Per i pazienti significa ricevere cure direttamente nel proprio ambiente domestico, mantenendo più a lungo autonomia e qualità della vita. Per il sistema sanitario significa ridurre accessi impropri ai Pronto soccorso. Riduce ricoveri ripetuti e costi assistenziali, migliorando allo stesso tempo il coordinamento tra ospedale e territorio.

I criteri di selezione hanno premiato soprattutto i progetti capaci di raggiungere le persone più fragili, contrastare l’isolamento sociale, favorire la permanenza a domicilio e proporre soluzioni innovative che possano essere mantenute anche dopo la conclusione della sperimentazione finanziata dal PNRR.

Una sanità sempre più vicina alla casa del paziente

L’assistenza domiciliare rappresenta uno dei pilastri della riorganizzazione della sanità italiana prevista dal PNRR. L’invecchiamento della popolazione rende infatti sempre più necessario sviluppare modelli capaci di seguire il paziente cronico nel proprio contesto di vita, riducendo la dipendenza dalle strutture ospedaliere.

Se i risultati della sperimentazione confermeranno i benefici attesi, il progetto “Grandi anziani” potrebbe diventare un punto di riferimento per l’assistenza territoriale del futuro. Contribuendo a costruire un sistema sanitario più integrato, digitale e orientato alla prevenzione delle complicanze, con cure personalizzate direttamente a domicilio.