Un recente studio condotto dal Sylvester Comprehensive Cancer Center dell’Università di Miami evidenzia che, negli Stati Uniti, i casi e i decessi per mesotelioma sono ancora in aumento. Nonostante decenni di normative restrittive sull’utilizzo dell’amianto.
La ricerca è basata su dati nazionali aggiornati fino al 2023 e mostra un quadro complesso. Ossia che se da un lato i tassi standardizzati della malattia risultano in calo, dall’altro il numero assoluto di diagnosi e decessi continua a crescere.
Un “effetto ritardato” delle esposizioni passate
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“Il mesotelioma ha tempi di latenza molto lunghi, spesso compresi tra 20 e 50 anni. Questo significa che molti dei casi osservati oggi sono legati a esposizioni avvenute decenni fa, quando l’amianto era ampiamente utilizzato in ambito industriale, edilizio e navale.” Afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia”.
Secondo i ricercatori, la malattia rappresenta ancora oggi l’eredità di un’esposizione diffusa e spesso non consapevole.
Aumento dei casi nonostante il calo dei tassi
Lo studio evidenzia un apparente paradosso epidemiologico. I tassi di incidenza e mortalità, se rapportati alla popolazione, risultano in diminuzione rispetto agli anni ’90. Tuttavia, l’aumento della popolazione e l’invecchiamento generale hanno portato a un incremento del numero complessivo dei casi.
Anche il peso complessivo della malattia, misurato attraverso gli anni di vita persi o vissuti con disabilità, risulta in crescita rispetto ai decenni precedenti.
Differenze tra uomini e donne
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda la distribuzione dei casi tra uomini e donne. Nei pazienti di sesso maschile si osserva un calo più marcato, legato alla progressiva riduzione delle esposizioni professionali tipiche del passato, come cantieri navali e industria pesante.
Tra le donne, invece, la diminuzione è molto più lenta e in alcune aree si registra addirittura un aumento dei casi. Questo fenomeno suggerisce la possibile presenza di esposizioni indirette o ambientali, ad esempio in ambito domestico o in edifici contaminati da amianto.
Aree geografiche più colpite
Lo studio evidenzia anche forti differenze territoriali negli USA. Alcuni Stati presentano tassi più elevati di incidenza e mortalità, spesso in aree legate storicamente a cantieri navali, miniere o industrie pesanti.
Secondo i ricercatori, la distribuzione geografica della malattia riflette ancora oggi le attività industriali del passato e la presenza di materiali contenenti amianto nelle infrastrutture più datate.
Sopravvivenza ancora limitata
Un altro dato significativo riguarda la sopravvivenza dei pazienti. Nonostante i progressi della ricerca oncologica e l’introduzione di nuove terapie, il miglioramento dei tassi di sopravvivenza resta limitato.
La maggior parte delle persone a cui è diagnosticato il mesotelioma continua purtroppo ad avere una prognosi sfavorevole.
Amianto e prevenzione: una sfida ancora aperta
Gli autori dello studio sottolineano che il mesotelioma rimane una malattia in gran parte prevenibile, direttamente collegata all’esposizione all’amianto. La riduzione dei casi futuri dipenderà soprattutto dalla bonifica degli edifici esistenti e dalla prevenzione delle esposizioni residue.
Viene inoltre evidenziata la necessità di mantenere alta l’attenzione clinica, soprattutto nei pazienti senza una chiara storia di esposizione professionale.
Un attacco sinergico
La ricerca dell’Università di Miami conferma che il mesotelioma non può essere considerato una patologia in fase di scomparsa. Al contrario, continua a rappresentare un problema sanitario rilevante, con dinamiche che variano in base a età, genere e area geografica.
Gli esperti ribadiscono l’importanza di una sinergia che unisca prevenzione, bonifica ambientale e sviluppo di nuove terapie per migliorare la prognosi della malattia.
Fonte: Eurekalert
