L‘Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza avvia un nuovo progetto di ricerca dedicato al rapporto tra esposizione all’amianto e sviluppo dei tumori del colon-retto e dello stomaco. L’obiettivo è identificare biomarcatori sesso-specifici. In grado di migliorare quindi la prevenzione, la diagnosi precoce e i programmi di sorveglianza sanitaria rivolti alle popolazioni esposte.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma regionale LucAS (Lucania: Ambiente e Salute). Promosso dalla Regione Basilicata per approfondire gli effetti dei fattori ambientali e delle pressioni antropiche sulla salute dei cittadini lucani.
Il progetto LucAS studia il rapporto tra ambiente e salute – quindi anche amianto
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Il progetto LucAS nasce con l’obiettivo di monitorare l’impatto delle esposizioni ambientali sullo stato di salute della popolazione regionale.
Particolare attenzione viene riservata ai possibili effetti derivanti dalla presenza di contaminanti nelle matrici ambientali e alimentari. Compresa l’esposizione a fibre di amianto di origine naturale o legata alle attività umane.
All’interno di questo quadro si colloca il nuovo studio promosso dal San Carlo di Potenza, che punta a individuare marcatori biologici differenziati tra uomini e donne nei tumori associati all’esposizione all’amianto.
Biomarcatori sesso-specifici per tumore del colon e dello stomaco
La ricerca si concentrerà in particolare sui tumori dello stomaco e del colon-retto, due patologie oncologiche per le quali la medicina di precisione sta cercando strumenti sempre più efficaci di identificazione precoce del rischio.
L’analisi dei biomarcatori sesso-specifici potrebbe consentire di comprendere meglio le differenti risposte biologiche all’esposizione ambientale. Oltre a contribuire allo sviluppo di strategie di prevenzione più mirate e personalizzate.
Uno degli obiettivi dello studio è infatti la definizione di nuovi protocolli di screening e sorveglianza sanitaria basati sulle caratteristiche individuali dei pazienti e sulle loro esposizioni ambientali.
Coinvolte le strutture specialistiche del San Carlo
Il progetto vede la partecipazione coordinata di numerose unità operative dell’Azienda Ospedaliera San Carlo e del Centro di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità.
Tra le strutture coinvolte figurano i reparti di Oncologia, Anatomia Patologica, Laboratorio Analisi, Endoscopia Digestiva e le unità chirurgiche presenti nei quattro ospedali dell’Azienda sanitaria regionale.
La collaborazione multidisciplinare sarà fondamentale sia per il reclutamento dei pazienti sia per la raccolta e l’analisi dei campioni biologici necessari allo svolgimento della ricerca.
Il ruolo dei pazienti nella ricerca scientifica
Un elemento centrale del progetto sarà rappresentato dalla partecipazione volontaria dei pazienti oncologici che aderiranno allo studio.
Attraverso la raccolta di campioni biologici e la condivisione dei dati clinici sarà infatti possibile approfondire i meccanismi biologici associati all’esposizione all’amianto. E migliorare le conoscenze disponibili nel campo della prevenzione oncologica.
Il contributo dei pazienti rappresenta una componente essenziale per lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e di strategie di salute pubblica sempre più efficaci.
Le dichiarazioni del direttore generale Giuseppe Spera
“L’avvio di questo studio rappresenta un momento di alto valore istituzionale e scientifico per la nostra Azienda”. Ha dichiarato il direttore generale dell’Aor San Carlo di Potenza, Giuseppe Spera.
“La sinergia tra le nostre unità operative dimostra la solidità del sistema ospedaliero. Siamo orgogliosi di contribuire a una ricerca che, partendo dall’analisi delle criticità ambientali del territorio, come la presenza di fibre di amianto nelle acque e nelle matrici alimentari, punta a offrire risposte concrete in termini di prevenzione e diagnosi precoce per i cittadini lucani”.
Il sostegno della Regione Basilicata
Anche la Regione Basilicata ha ribadito il proprio sostegno alle attività di ricerca e monitoraggio previste dal progetto LucAS.
“Questo progetto è un pilastro della nostra strategia regionale per l’integrazione tra ambiente e salute, finanziato con risorse dedicate per garantire un monitoraggio costante e accurato”. Ha commentato soddisfatto l’Assessore alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr della Regione Basilicata, Cosimo Latronico.
“Grazie ai fondi stanziati dalla Regione e alla visione strategica del progetto LucAS, stiamo costruendo una rete di sorveglianza che mette al centro la persona. Il ringraziamento della Regione va a tutti i professionisti coinvolti e, soprattutto, ai pazienti: la loro partecipazione è il motore che ci permetterà di trasformare la ricerca scientifica in programmi di salute pubblica efficaci e innovativi”.
Uno studio triennale per migliorare prevenzione e diagnosi precoce
La ricerca avrà una durata prevista di tre anni e verrà presentata ufficialmente nelle prossime settimane ai professionisti sanitari e agli stakeholder coinvolti nel progetto.
L’attività scientifica sarà basata principalmente sull’analisi di campioni di sangue e urine raccolti nei soggetti esposti a fibre di amianto di origine naturale o antropica.
L’obiettivo finale è migliorare gli strumenti di prevenzione secondaria e contribuire allo sviluppo di percorsi diagnostici sempre più precoci e personalizzati per le popolazioni a rischio.
Lo studio rappresenta inoltre un ulteriore passo avanti nell’integrazione tra medicina di genere, epidemiologia ambientale e oncologia di precisione, settori sempre più centrali nelle strategie sanitarie del futuro.
Fonte: Il Mattino
