Chiunque di non ha sperimentato, almeno una volta nella vita, una spiacevole sensazione di stanchezza, specialmente durante la primavera. Ebbene, questa condizione è legata essenzialmente al fatto che il nostro organismo non ha avuto il tempo di prepararsi gradualmente al cambiamento di clima, alle giornate più lunghe, all’ora legale, tanto che si parla di “mal di primavera”. C’è tuttavia chi vive perennemente in uno stato di spossatezza. In questo caso si parla di “stanchezza cronica”. Un team di studiosi ha cercato di scoprire cosa si cela dietro questo “enigma fisiologico”

Stanchezza Cronica

stanchezza cronica: una condizione debilitante che persiste per almeno sei mesi

La sindrome da stanchezza cronica, nota anche come encefalomielite mialgica o sindrome da affaticamento cronico (ME/CFS, Chronic Fatigue Syndrome), è una condizione debilitante caratterizzata da una grave stanchezza persistente di lunga durata, senza cause fisiche o psicologiche evidenti e senza anomalie oggettive rilevabili attraverso esami clinici o analisi di laboratorio.

La stanchezza inspiegabile si prolunga per almeno sei mesi consecutivi e talvolta può manifestarsi durante o dopo un’infezione virale simile. 

I trattamenti per questa condizione possono includere la gestione dei sintomi, terapia cognitivo-comportamentale e un programma di attività fisica graduale.

Nonostante circa il 25% delle persone riporti sintomi di affaticamento cronico, solo lo 0,5% della popolazione è affetto da ME/CFS. 

Questa sindrome colpisce prevalentemente individui tra i 20 e i 50 anni, con una maggiore incidenza nelle donne giovani e di mezza età rispetto agli uomini, anche se può interessare individui di tutte le età, compresi i bambini. 

I sintomi sono spesso invalidanti, ma è importante distinguere questa condizione dalla simulazione di malattia.

Quanto alle cause, nonostante gli sforzi della ricerca, non si è riusciti a trovare una quadra. 

Sintomatologia e diagnosi

La sintomatologia di solito si manifesta improvvisamente dopo un evento stressante, con astenia grave che interferisce con le attività quotidiane per almeno sei mesi. Questa stanchezza è presente al risveglio, persiste durante tutto il giorno e spesso peggiora con lo sforzo fisico o lo stress psicologico. Altri sintomi possono includere difficoltà di concentrazione, insonnia, mal di gola, cefalea e dolori muscolari, articolari e addominali. 

Quanto alla diagnosi, dal momento che non esiste un test specifico per confermare la diagnosi, è fondamentale escludere altre condizioni mediche che potrebbero spiegare i sintomi. Oggi tuttavia, c’è chi ritiene di essere riuscito a decifrare il rebus.

Un rompicapo per gli scienziati

Alcuni studiosi suggeriscono che possa derivare da una varietà di fattori, inclusa predisposizione genetica, esposizione a microbi, tossine e altri fattori fisici ed emotivi.

Altri, hanno ipotizzato che infezioni virali come EpsteinBarr, citomegalovirus, Lyme o Candida potessero essere causa della ME/CFS, ma ricerche recenti hanno messo in dubbio questa ipotesi.

Altri ancora hanno ipotizzato che a scatenata potrebbero essere delle alterazioni immunologiche. Quest’ultima ipotesi tuttavia non ha trovato riscontri convincenti. Nessuna evidenza identifica come causa le allergie, sebbene circa il 65% dei soggetti affetti da sindrome da stanchezza cronica riferisca una storia precedente di allergia. Non è stato dimostrato che anomalie ormonali o problemi di salute mentale  causino la sindrome da stanchezza cronica.

La novità scientifica 

Brian Walitt, un luminare nell’ambito della ricerca sulla sindrome da fatica cronica ME/CFS del National Institute of Health del Maryland NINDS (Stati Uniti) annuncia che forse si è riusciti a individuare il fulcro fisiologico di questa enigmatica condizione. 

Secondo il team del Maryland, il disturbo sembrerebbe essere radicato in una discrepanza profonda tra le aspettative mentali e le capacità fisiche effettive di un individuo. 

Ebbene, osservare la sindrome partendo da questo punto di vista potrebbe cambiare il modo in cui la scienza considera e tratta coloro che soffrono di questa condizione debilitante. Cerchiamo di capire da dove nascono le convinzioni di Walitt.

Le chiavi della stanchezza cronica

Snoopy: stanchezza cronica reale o solo pigrizia?

Un gruppo di ricerca guidato dal Dr. Avindra Nath del NIH ha recentemente condotto uno studio su diciassette individui con PI-ME/CFS (variante che si manifesta spesso dopo un’infezione) e ventuno volontari sani, al fine di identificare le caratteristiche distintive di questa variante della sindrome. I risultati dello studio, pubblicati su Nature Communications, hanno rivelato importanti differenze nei sistemi corporei delle persone con PI-ME/CFS rispetto ai controlli sani.

I partecipanti affetti da PI-ME/CFS hanno mostrato alterazioni nel sistema nervoso autonomo, evidenziate da frequenze cardiache più elevate durante il giorno e un minor calo della frequenza cardiaca notturna. Inoltre, la funzione cardiaca e polmonare delle persone con PI-ME/CFS era meno responsiva all’esercizio fisico rispetto ai volontari sani.

Cosa che suggisce una disfunzione nei meccanismi di regolazione del corpo.

Un altro elemento distintivo è emerso dallo studio comportamentale condotto, nel quale i partecipanti sono stati sottoposti a una serie di scelte riguardanti l’esecuzione di compiti con differenti livelli di sforzo e ricompensa. Le persone con PI-ME/CFS tendevano a evitare i compiti più impegnativi. Cosa che suggeriva una ridotta capacità di sopportare lo sforzo. Inoltre, le scansioni cerebrali hanno mostrato un’attività inferiore in una specifica regione del cervello, lasciando ipotizzare una possibile origine neurologica della fatica associata alla ME/CFS.

Risultato?

Una concausa di fattori 

L’analisi del liquido cerebrospinale ha mostrato livelli ridotti di sostanze chimiche importanti per la regolazione del sistema nervoso, chiamate catecolamine, nelle persone con PI-ME/CFS. Questa discrepanza è stata correlata con una minore capacità di esercitare sforzo e con alterazioni nella funzione motoria. Fattore che laccerebbe presagire una connessione tra disfunzioni neurochimiche e sintomi della ME/CFS.

Inoltre, il team ha osservato differenze nel sistema immunitario delle persone con PI-ME/CFS, con una maggiore attivazione delle cellule B naive e una minore presenza di cellule B di memoria commutate. Questa disfunzione immunitaria potrebbe contribuire alla persistenza dei sintomi anche in assenza di infezione attiva.

In definitiva, i risultati dello studio indicano che la PI-ME/CFS potrebbe essere causata da una complessa interazione tra disfunzioni neurologiche, immunitarie e cardiopolmonari. 

A partire da questa scoperta, si potranno adottare terapie mirate, che potrebbero coinvolgere la regolazione del sistema immunitario o la modulazione dei circuiti cerebrali coinvolti nella percezione dello sforzo e della fatica.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications.