Il problema dell’accesso delle donne agli assorbenti e ai prodotti per la gestione del ciclo mestruale è conosciuto anche come “period poverty”.
E’ una criticità che sta acquisendo sempre maggiore visibilità a livello globale.
Nonostante i prodotti mestruali siano beni di consumo essenziali, il loro costo è ancora troppo alto per le famiglie a basso reddito. La situazione è aggravata dalla difficoltà di accesso a informazioni sulla salute e dall’esistenza di tabù culturali e sociali. Questi impediscono una gestione adeguata e consapevole del ciclo mestruale.
Ne ha parlato anche Ennio Vivaldi, Ambasciatore del Cile durante l’evento “Insieme per l’acqua: dialoghi per la Cop30 che si è svolto il 21 marzo a Roma presso l’Ambasciata del Brasile”.
Un fenomeno che ha di conseguenza ripercussioni significative sulla salute, sull’educazione, sul benessere psicologico e sulla vita sociale di milioni di donne, con impatti che si estendono ben oltre la semplice difficoltà economica.
Il “Period Poverty” non riguarda solo i Paesi più poveri
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Anche le donne che vivono in Italia in condizioni svantaggiate, sono in difficoltà a dover gestire il
proprio ciclo. Questo nonostante costituisca una parte naturale e inevitabile della vita.
In questo contesto, è importante esplorare la portata di questo problema, le sue cause, le conseguenze, nonché le iniziative e le politiche adottate a livello globale per affrontarlo. Per comprendere appieno l’importanza della questione, bisogna partire dal riconoscere che l’accesso agli assorbenti non è solo una questione di comodità, ma di diritti fondamentali, salute e dignità.
Cause multifattoriali
Le cause della povertà mestruale sono complesse e multifattoriali, e spaziano da fattori economici a quelli culturali e sociali. In primis ovviamente la povertà economica e i costi elevati dei prodotti mestruali.
I tamponi rappresentano una spesa che molte donne non possono permettersi, con ripercussioni sulla loro salute e dignità.
In molte nazioni, gli assorbenti e altri prodotti mestruali sono considerati beni di lusso, e quindi soggetti a imposte elevate. Questa tassazione, che non tiene conto della natura essenziale di questi prodotti, aumenta ulteriormente il divario tra chi può permetterseli e chi no. In alcuni paesi, come l’India o il Sudafrica, esistono anche altre barriere, come la scarsità di prodotti disponibili nelle zone rurali o remote, dove le donne sono costrette ad In molte scuole, case e luoghi di lavoro, le strutture igieniche per le donne sono inadeguate o del tutto assenti. La mancanza di bagni separati o privati, la scarsa disponibilità di acqua potabile o di dispositivi per la protezione e il cambiamento durante il ciclo mestruale, costringe le donne a gestire la loro mestruazione in condizioni precarie e poco igieniche.
Inoltre le mestruazioni sono ancora un tema di vergogna e imbarazzo, trattato come un argomento tabù. Le ragazze e le donne che non possono permettersi prodotti igienici adeguati sono spesso stigmatizzate, aumentando il loro senso di vergogna e isolamento. Questo stigma può impedire loro di cercare aiuto o di parlare apertamente delle loro difficoltà.
Possibili soluzioni
Di fronte a questa realtà, diversi Paesi, organizzazioni non governative e movimenti sociali hanno intrapreso azioni per ridurre o eliminare la povertà mestruale. Alcuni governi e organizzazioni hanno avviato programmi di distribuzione gratuita di assorbenti nelle scuole o nei centri sanitari. Molto utili i programmi educativi nelle scuole e nelle comunità per sensibilizzare le ragazze e le donne alla salute mestruale.
Alcuni paesi, tra cui il Canada, l’India e il Regno Unito, hanno abbassato le imposte sugli assorbenti e su altri prodotti mestruali, riconoscendoli come beni essenziali. Un altro aiuto viene da possibilità innovative come assorbenti riutilizzabili, coppette mestruali e altri prodotti che riducono i costi a lungo termine. Oltre ad essere ecologicamente sostenibili.