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La battaglia per l’accesso ai prodotti mestruali

La period poverty (o povertà mestruale) è una crisi globale che tocca la salute, la dignità e l’istruzione di milioni di persone. Questo termine descrive l’impossibilità di acquistare assorbenti, tamponi o antidolorifici, oltre alla mancanza di servizi igienici adeguati, acqua corrente e spazi sicuri per gestire le mestruazioni.

Non si tratta di una problematica limitata ai Paesi in via di sviluppo. Anche in Europa e in Italia l’inflazione e i costi elevati costringono molte studentesse e lavoratrici a basso reddito a ricorrere a soluzioni di fortuna o a saltare giorni di scuola e di lavoro, alimentando un grave divario di genere. Le conseguenze fisiche, come il rischio di infezioni urogenitali, si sommano così a un pesante impatto psicologico legato alla vergogna e all’isolamento sociale.

Negli ultimi anni, grazie alla spinta di movimenti civili e attivisti, la consapevolezza pubblica è cresciuta. Diversi governi hanno risposto eliminando la “Tampon Tax” — l’imposta sul valore aggiunto che gravava su questi prodotti come fossero beni di lusso — e introducendo distributori gratuiti nelle università e nelle scuole superiori. Tuttavia, la strada per sradicare del tutto questo tabù culturale e garantire l’equità d’accesso ai beni di prima necessità è ancora lunga, e richiede interventi strutturali per far sì che le mestruazioni non siano più un ostacolo economico e sociale.