Chirurgia

L’osteopatia entra definitivamente nel Servizio sanitario nazionale. Con la pubblicazione del decreto che disciplina l’equipollenza dei titoli professionali, si conclude infatti un percorso normativo iniziato quasi dieci anni fa e che ha trasformato l’osteopata da professionista non regolamentato a professione sanitaria riconosciuta dallo Stato.

Il provvedimento rappresenta un passaggio atteso da migliaia di professionisti e apre una nuova fase per una disciplina sempre più richiesta dai cittadini, soprattutto per la gestione di disturbi muscoloscheletrici, dolore cronico e problematiche funzionali.

Osteopatia, cosa cambia con il nuovo decreto

La novità principale riguarda il riconoscimento ufficiale dei professionisti che già esercitano l’osteopatia in Italia.

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026, definisce infatti le modalità con cui potranno essere valutati i titoli di studio conseguiti negli anni precedenti e l’esperienza professionale maturata sul campo. Questo consentirà agli osteopati già attivi di ottenere il riconoscimento previsto dal nuovo sistema sanitario regolamentato e di accedere agli elenchi speciali a esaurimento previsti dalla normativa.

Si tratta dell’ultimo tassello necessario per rendere pienamente operativa la professione sanitaria dell’osteopata in Italia.

Fino ad oggi, infatti, molti professionisti lavoravano in un quadro normativo incompleto, caratterizzato da percorsi formativi differenti e da un riconoscimento professionale non ancora definitivo.

Osteopatia nel SSN: un percorso iniziato nel 2018

L’ingresso dell’osteopatia nel panorama delle professioni sanitarie italiane non è stato immediato.

Il primo passaggio decisivo è arrivato con la Legge 3 del 2018, che ha riconosciuto ufficialmente la professione sanitaria dell’osteopata. Quel provvedimento ha segnato una svolta storica, ma ha anche aperto una lunga fase di definizione normativa.

Successivamente è stato necessario stabilire competenze, profilo professionale e percorsi formativi.

Nel 2021 il Dpr n. 131 ha definito il profilo professionale dell’osteopata e le attività che possono essere svolte nell’ambito della professione sanitaria. Due anni dopo, nel 2023, è stato approvato l’ordinamento didattico del corso di laurea universitario abilitante, creando così un percorso accademico ufficiale per i futuri professionisti.

Con il decreto sulle equipollenze del 2026 il quadro normativo si completa definitivamente.

Chi è l’osteopata e di cosa si occupa

L’osteopatia è una disciplina sanitaria che si concentra sulla valutazione e sul trattamento delle disfunzioni del sistema muscoloscheletrico e delle loro possibili ripercussioni sul benessere generale della persona.

L’approccio osteopatico utilizza tecniche manuali mirate a migliorare la mobilità articolare, la funzionalità dei tessuti e l’equilibrio biomeccanico dell’organismo.

Negli ultimi anni il ricorso all’osteopatia è cresciuto in modo significativo, soprattutto tra le persone che soffrono di lombalgia, cervicalgia, disturbi posturali, cefalee muscolo-tensive e problematiche legate all’apparato locomotore.

È importante sottolineare che l’osteopata non sostituisce il medico e non formula diagnosi mediche indipendenti. La sua attività si inserisce all’interno di un percorso sanitario integrato, collaborando con altre figure professionali nella gestione del paziente.

Osteopatia nel SSN: perché il riconoscimento era così atteso

Per migliaia di professionisti italiani il decreto rappresenta molto più di un semplice adempimento burocratico.

Negli anni precedenti al riconoscimento ufficiale, infatti, numerosi osteopati avevano conseguito la propria formazione presso scuole private italiane o istituti esteri, spesso seguendo percorsi qualificati ma privi di un inquadramento normativo uniforme.

Il decreto consente ora di valutare e riconoscere questi percorsi professionali, evitando che anni di formazione ed esperienza possano andare dispersi.

Particolarmente importante è la questione dei titoli conseguiti all’estero, che rappresenta una parte significativa della categoria professionale italiana.

Osteopatia nel SSN: nascerà un albo professionale

Uno degli effetti più rilevanti del nuovo quadro normativo riguarda la futura istituzione dell’albo professionale.

La regolamentazione completa della professione apre infatti la strada alla creazione degli strumenti ordinistici previsti per le professioni sanitarie, consentendo una maggiore tutela sia per i professionisti sia per i cittadini.

L’esistenza di criteri ufficiali di accesso alla professione, di percorsi universitari definiti e di sistemi di controllo rappresenta infatti una garanzia importante per la qualità delle prestazioni offerte ai pazienti.

Inoltre, la presenza di un albo consentirà di distinguere chiaramente i professionisti riconosciuti da chi esercita senza possedere i requisiti previsti dalla normativa.

Quali opportunità si aprono per il Servizio sanitario nazionale

L’inserimento dell’osteopatia tra le professioni sanitarie potrebbe avere conseguenze significative anche per l’organizzazione dell’assistenza.

In molti Paesi europei e nordamericani gli osteopati collaborano già con ospedali, centri di riabilitazione e strutture territoriali, contribuendo alla gestione di pazienti con dolore cronico, problematiche muscoloscheletriche e percorsi di recupero funzionale.

Anche in Italia potrebbe progressivamente svilupparsi una maggiore integrazione tra osteopatia e altre discipline sanitarie.

La crescente prevalenza di disturbi muscoloscheletrici, legati all’invecchiamento della popolazione e alla diffusione della sedentarietà, rende infatti sempre più importante l’adozione di approcci multidisciplinari. c

Capaci di migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre il ricorso a terapie farmacologiche quando appropriate.

Osteopatia nel SSN: le reazioni della categoria

Le associazioni professionali hanno accolto con favore la pubblicazione del decreto.

Secondo Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia (ROI), il provvedimento rappresenta il completamento di un lungo percorso di riconoscimento istituzionale iniziato oltre dieci anni fa.

Lo stesso Longobardi ha ricordato come il lavoro per la regolamentazione sia partito già nel 2014. Con le prime audizioni parlamentari dedicate al riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria autonoma.

L’approvazione finale del decreto viene quindi letta dalla categoria come il punto di arrivo di un lungo confronto tra professionisti, istituzioni sanitarie e mondo accademico.

Una nuova fase per l’osteopatia italiana

La pubblicazione del decreto sulle equipollenze segna la conclusione di una lunga fase normativa ma, allo stesso tempo, rappresenta l’inizio di una nuova stagione per l’osteopatia italiana.

Da oggi la professione dispone di un quadro giuridico completo. Dispone di un percorso universitario definito e di regole chiare per il riconoscimento dei professionisti già attivi.

La sfida dei prossimi anni sarà quella di tradurre questo riconoscimento normativo in una reale integrazione all’interno del Servizio sanitario nazionale. Valorizzando le competenze degli osteopati e favorendo la collaborazione con le altre professioni sanitarie.

Per i pazienti, invece, il cambiamento più importante sarà poter contare su una figura professionale regolamentata. Formata secondo standard ufficiali e inserita a pieno titolo nel sistema delle professioni sanitarie italiane.