Il Veneto guida la graduatoria delle Regioni italiane per il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. Seguono Emilia-Romagna e Toscana, mentre il Piemonte e la Provincia autonoma di Trento completano le prime cinque posizioni. A indicarlo è il Nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, lo strumento istituzionale che valuta l’assistenza sanitaria regionale attraverso indicatori omogenei.
I risultati, riferiti al 2024, mostrano un miglioramento diffuso nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. Tuttavia, confermano anche una distanza rilevante tra molte Regioni del Centro-Nord e quelle del Mezzogiorno. La situazione appare meno critica rispetto all’anno precedente, perché diminuiscono le amministrazioni che non raggiungono la sufficienza in almeno una delle aree valutate.
La graduatoria non deve però essere letta come una semplice classifica dei migliori ospedali. Il sistema misura la capacità delle Regioni di garantire determinati standard sanitari alla popolazione. Non considera invece, in modo diretto e completo, alcuni problemi molto percepiti dai cittadini, come i tempi reali delle liste d’attesa, la facilità di prenotazione o la distanza dai servizi.
Chi ha elaborato la classifica della sanità regionale?
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La valutazione è stata realizzata dal Ministero della Salute attraverso il Nuovo sistema di garanzia, conosciuto anche con la sigla NSG. Non si tratta quindi di una ricerca privata, di un sondaggio tra i cittadini o di una graduatoria giornalistica.
Il Nuovo sistema di garanzia è il meccanismo ufficiale utilizzato per verificare se ogni Regione assicura i Livelli essenziali di assistenza. I Lea comprendono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, indipendentemente dal luogo di residenza.
Il Ministero precisa abitualmente che il sistema non nasce per stilare una pagella generale della sanità. Tuttavia, sommando i risultati ottenuti nelle diverse aree, è possibile ricavare un confronto tra le Regioni.
Questa comparazione assume anche un valore economico. Il rispetto degli standard può infatti incidere sull’accesso delle amministrazioni regionali alle quote premiali del finanziamento sanitario.
Qual è la Regione con la sanità migliore nel 2024?
Il Veneto occupa la prima posizione con 288 punti su un massimo teorico di 300. Il risultato indica una performance molto elevata e, soprattutto, equilibrata nelle tre aree considerate.
Al secondo posto si colloca l’Emilia-Romagna con 282 punti. La Toscana segue con 280 punti e scende quindi al terzo posto rispetto alla precedente rilevazione.
Subito dopo troviamo il Piemonte, che raggiunge 272 punti, e la Provincia autonoma di Trento, con 271. La Lombardia ottiene 270 punti e si posiziona al sesto posto, recuperando una posizione rispetto al 2023.
La crescita lombarda assume particolare rilievo perché la precedente valutazione aveva suscitato un acceso confronto politico. Nel 2024 il sistema regionale migliora soprattutto in alcune aree della prevenzione e dell’assistenza territoriale, pur registrando una lieve flessione nell’attività ospedaliera.
NSG: qual è la classifica completa delle Regioni?
La graduatoria ricavata dalla somma dei tre punteggi vede un netto predominio del Centro-Nord. Tuttavia, alcune Regioni meridionali mostrano risultati più solidi rispetto al passato.
| Posizione | Regione o Provincia autonoma | Punteggio complessivo |
|---|---|---|
| 1 | Veneto | 288 |
| 2 | Emilia-Romagna | 282 |
| 3 | Toscana | 280 |
| 4 | Piemonte | 272 |
| 5 | Provincia autonoma di Trento | 271 |
| 6 | Lombardia | 270 |
| 7 | Umbria | 254 |
| 8 | Liguria | 250 |
| 9 | Friuli-Venezia Giulia | 248 |
| 10 | Puglia | 242 |
| 11 | Marche | 237 |
| 11 | Lazio | 237 |
| 13 | Abruzzo | 229 |
| 14 | Valle d’Aosta | 213 |
| 15 | Sardegna | 212 |
| 16 | Campania | 209 |
| 17 | Provincia autonoma di Bolzano | 206 |
| 18 | Basilicata | 205 |
| 19 | Sicilia | 196 |
| 20 | Molise | 192 |
| 21 | Calabria | 189 |
La Puglia è la prima Regione meridionale e raggiunge il decimo posto con 242 punti. Seguono Abruzzo, Sardegna, Campania, Basilicata, Sicilia, Molise e Calabria.
Liguria e Lombardia migliorano rispetto all’anno precedente. Le Marche, invece, registrano un arretramento e condividono con il Lazio il punteggio di 237.
Come funziona il Nuovo sistema di garanzia?
Il sistema utilizza complessivamente 88 indicatori, articolati in tre grandi aree dell’assistenza sanitaria. La prima riguarda la prevenzione collettiva e la sanità pubblica. La seconda valuta le cure territoriali e distrettuali. La terza analizza l’attività ospedaliera.
Gli indicatori servono a osservare aspetti molto diversi. Alcuni misurano la copertura delle vaccinazioni pediatriche. Altri verificano la partecipazione agli screening oncologici, la gestione delle patologie croniche o l’appropriatezza delle prescrizioni farmaceutiche.
Nell’area ospedaliera vengono invece considerati elementi come la qualità dei ricoveri, la mortalità a breve termine per alcune patologie acute e la frequenza dei parti cesarei.
Per ciascuna macroarea viene attribuito un punteggio compreso tra zero e cento. Una Regione può quindi raggiungere al massimo 300 punti complessivi.
Questo metodo consente di confrontare realtà molto diverse attraverso parametri comuni. Tuttavia, la media finale può nascondere differenze interne rilevanti. Una Regione può ottenere un risultato complessivamente elevato pur presentando criticità in una singola area o in alcune aziende sanitarie.
NSG: cosa viene valutato nella prevenzione?
La prevenzione collettiva comprende tutte le attività rivolte a evitare le malattie o a individuarle in fase precoce. Rientrano in questo ambito le vaccinazioni, gli screening oncologici e i controlli sulla sicurezza degli alimenti.
Il monitoraggio considera anche la capacità dei servizi di raggiungere la popolazione destinataria. Non basta infatti offrire una vaccinazione o uno screening. È necessario che una quota adeguata di cittadini partecipi realmente ai programmi.
Nel 2024 la prevenzione mostra un miglioramento abbastanza diffuso nel Paese. Questo rappresenta un segnale importante, perché vaccinazioni e diagnosi precoci possono ridurre ricoveri, complicanze e mortalità.
Restano però criticità nella Provincia autonoma di Bolzano e in Sicilia, che non raggiungono la soglia minima prevista per questa area.
NSG: cosa misura l’assistenza distrettuale?
L’assistenza distrettuale comprende la medicina territoriale, le cure domiciliari, l’assistenza farmaceutica e numerosi servizi erogati al di fuori dell’ospedale.
In questa area rientrano il lavoro dei medici di medicina generale, l’assistenza alle persone non autosufficienti e la gestione delle patologie croniche. Vengono valutati anche alcuni aspetti dell’emergenza territoriale, compresa la tempestività dei mezzi di soccorso.
Il rafforzamento del territorio rappresenta una delle priorità della sanità italiana. Una buona rete distrettuale consente infatti di seguire meglio diabete, scompenso cardiaco, malattie respiratorie e altre condizioni croniche.
Può inoltre evitare che il Pronto soccorso diventi il punto di riferimento per problemi che potrebbero essere gestiti a domicilio o negli ambulatori.
Nel 2024 diverse Regioni del Centro-Sud mostrano progressi in questa area. Tuttavia, il divario con le realtà settentrionali resta ancora evidente. La Calabria non raggiunge la soglia minima nell’assistenza distrettuale.
NSG: come viene valutata l’assistenza ospedaliera?
La terza macroarea riguarda il funzionamento degli ospedali e la qualità di alcune prestazioni erogate durante i ricoveri.
Il Ministero considera, tra gli altri parametri, l’appropriatezza dei ricoveri, la mortalità dopo eventi acuti e la frequenza di determinate procedure. Un esempio è rappresentato dalla percentuale di parti cesarei, che può segnalare differenze organizzative e assistenziali.
Nel 2024 l’area ospedaliera registra una lieve flessione su scala nazionale. Questo dato non significa che la qualità degli ospedali italiani sia crollata. Indica piuttosto che alcuni risultati sono peggiorati rispetto all’anno precedente.
La valutazione aggregata non consente inoltre di giudicare ogni singolo ospedale. All’interno della stessa Regione possono convivere centri di eccellenza internazionale e territori con carenze di personale o servizi insufficienti.
Quante Regioni non raggiungono la sufficienza?
Uno dei segnali più positivi riguarda la riduzione delle insufficienze.
Nel precedente monitoraggio erano otto le Regioni o Province autonome che non raggiungevano la soglia minima in almeno una delle tre macroaree. Nel 2024 il numero scende a tre.
La Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia restano insufficienti nell’area della prevenzione. La Calabria non raggiunge invece la soglia richiesta nell’assistenza distrettuale.
Tutte le altre amministrazioni assicurano il livello minimo previsto nelle tre aree considerate. Questo non elimina le differenze territoriali, ma segnala un miglioramento nella capacità generale di garantire i Lea.
Perché il divario tra Nord e Sud resta rilevante?
La classifica conferma una frattura geografica ormai strutturale. Le prime nove posizioni sono occupate da Regioni del Centro-Nord, mentre gran parte del Mezzogiorno rimane nella parte bassa.
Le ragioni sono numerose. Incidono la disponibilità di personale, la capacità amministrativa, la qualità della programmazione regionale e la presenza di reti territoriali consolidate.
Pesano anche le condizioni economiche e sociali dei territori. Le Regioni con maggiore povertà e più elevati bisogni sanitari devono spesso affrontare una domanda assistenziale complessa con risorse organizzative insufficienti.
A questi elementi si aggiunge la mobilità sanitaria. Molti pazienti del Sud si spostano verso le Regioni settentrionali per ricevere cure, soprattutto quando devono affrontare interventi complessi o patologie oncologiche.
Questo fenomeno sottrae risorse alle amministrazioni di provenienza e può aggravare ulteriormente le disuguaglianze.
La prima Regione in classifica garantisce sempre cure migliori?
Non necessariamente. Il punteggio del Nuovo sistema di garanzia offre una misura istituzionale importante, ma non esaurisce la valutazione della sanità regionale.
Un cittadino potrebbe vivere in una Regione molto ben posizionata e incontrare comunque lunghe liste d’attesa. Al contrario, in una Regione con un punteggio più basso potrebbe trovare un reparto altamente specializzato e molto efficiente.
La graduatoria non misura inoltre in modo completo la soddisfazione dei pazienti, la facilità di prenotazione o la qualità percepita dell’assistenza.
Per valutare realmente un sistema sanitario occorre considerare anche le differenze tra province, aziende sanitarie e singole strutture. È inoltre necessario osservare i tempi di accesso, la disponibilità dei professionisti e la continuità tra ospedale e territorio.
Qual è il legame tra punteggio e finanziamenti?
Il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza non ha soltanto un valore sanitario. Ha anche conseguenze sul piano finanziario.
Le valutazioni del Ministero contribuiscono infatti a stabilire se le Regioni possono accedere a determinate quote premiali del Fondo sanitario nazionale.
Il sistema punta così a responsabilizzare le amministrazioni e a collegare una parte delle risorse alla capacità di garantire prestazioni adeguate.
Tuttavia, il meccanismo presenta un equilibrio delicato. Le Regioni in difficoltà hanno bisogno di migliorare l’organizzazione, ma spesso necessitano anche di maggiori investimenti per colmare carenze storiche.
Per questo la semplice distribuzione di premi non basta. Servono programmi di affiancamento, verifiche puntuali e piani capaci di intervenire sulle cause strutturali delle insufficienze.
Cosa ci dice davvero questa classifica sulla sanità italiana?
Il quadro del 2024 presenta due letture differenti. Da una parte emergono sistemi regionali molto solidi, capaci di garantire risultati elevati in tutte le aree. Dall’altra restano divari che incidono concretamente sul diritto alla salute.
Il Veneto, l’Emilia-Romagna e la Toscana confermano un’elevata capacità organizzativa. Piemonte, Trento e Lombardia mantengono risultati altrettanto rilevanti.
Al Sud, la Puglia si distingue con il decimo posto. Tuttavia, Calabria, Molise e Sicilia restano nelle ultime posizioni della graduatoria complessiva.
La riduzione delle insufficienze rappresenta un progresso significativo, ma non deve nascondere i problemi ancora aperti. Il Servizio sanitario nazionale nasce per garantire cure omogenee a tutti i cittadini. Quando la qualità dell’assistenza dipende in modo rilevante dal luogo di residenza, quel principio risulta ancora incompiuto.
Il Nuovo sistema di garanzia offre quindi uno strumento utile per individuare punti di forza e aree critiche. La vera sfida consiste nel trasformare i numeri in interventi concreti, rafforzando i territori più fragili e riducendo le distanze regionali senza indebolire le realtà che già funzionano.
