Sabato 29 Marzo 2025 in P.zza del Gesù 15, si è svolto nella Sala Granduca di York a Frascati, il convegno “Come difendersi dall’amianto, soluzioni e criticità”. Hanno presieduto il Par. Gilberto Montebello, Presidente ANPd’I Colline Romane (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia). Per l’iniziativa i relatori sono stati l’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. Oltre alla Dr.ssa Paola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della legalità.
Un convegno di grande rilevanza che ha offerto una riflessione approfondita su temi che coinvolgono le vittime del dovere, in particolare i paracadutisti, ed il ruolo dell’Osservatorio Amianto e Uranio Impoverito nel monitoraggio e nell’assistenza alle persone colpite da queste gravi problematiche. Un momento di confronto tra istituzioni, esperti del settore, associazioni e famiglie delle vittime, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità competenti su questi temi.
Dopo gli ossequiosi ringraziamenti del Par. Gilberto Montebello, molto emozionante è stato il momento dedicato alla “preghiera del Paracadutista”.
Vegliantei ha dedicato il convegno al colonnello Carlo Lenti
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“Credo sia importantissimo ricordare chi, purtroppo, è deceduto anche e soprattutto per aver partecipato alle missioni.”
Ha affermato Vegliantei ad apertura del convegno.
La Dottoressa ha espresso parole d’elogio per i paracadutisti descrivendoli come “la migliore Italia”
ed ha aggiunto che “bisognerebbe inchinarci tutti dinanzi ai resti di tutti quelli che furono i leoni della Folgore”.
L’Ingegnere e Presidente dell’Accademia della Legalittà ha affermato calorosamente che il nostro Esercito italiano è un Eccellenza.
Ha inoltre dichiarato che la cultura del rispetto verso gli uomini caduti in battaglia spesso viene a mancare.
La luce del convegno su una morte annunciata e non ascoltata
Ed ha continuato:
“Possibile che già nel lontano 1898, a Londra, era stato dichiarato nocivo l’amianto e oggi nel 2025 piangiamo ancora i morti? Quanti morti dobbiamo contare ancora?”
Questo ci dà la proporzione dell’orrore praticato negli anni successivi, con l’utilizzo dell’amianto praticamente ovunque fino a quando non è stato messo al bando nel 1992.
Vegliantei ha inoltre sottolineato quanto sia assurdo che per ottenere diritti e riconoscimenti si debba giungere alle cause giuridiche, che durano anni e anni e che spesso i professionisti che portano avanti queste cause non sono sempre tali. Anzi alcuni nascondono molte illegalità facendo business sulla vita di questi nostri uomini.
E’ un dato di fatto che la gente muore, sia che si tratti di amianto o di uranio impoverito.
Un convegno quindi prezioso dove è stato ribadito che le persone si ammalano, anche dopo 20-25 anni, di malattie asbesto correlate come il mesotelioma e il cancro del polmone.
“Abbiamo giurato davanti la bandiera e l’abbiamo baciata tutti i giorni per fare il nostro lavoro e assicurando una serenità e sicurezza nazionale “
Parole che sono state il grido di dolore di chi ha servito la Patria ed è morto contro quelle che si potrebbero definire guerre in tempo di pace.
Gilberto Montebello, Presidente ANPd’I Colline Romane
Commovente il ricordo del generale Montebello su Carlo Lenti: “io non sono stato presente quando Carlo ha esalato il suo ultimo respiro, ma me lo immagino pronunciare una frase che tempo fà mi donò. Ossia che voleva passare all’altra dimensione sorridendo alla morte. Una frase che potrebbe accomunare tutti noi paracadutisti”.
L’eleganza di un uomo consapevole del fatto che il destino di un soldato è labile: “Perché noi siamo dei volontari e sappiamo che può andare bene o può andare male. Ma c’è chi ha lasciato i nostri commilitoni da soli e umiliati, con i loro stessi cari. Le istituzioni avrebbero dovuto essere le prime ad essere presenti nei confronti di chi ha servito la Patria”. Ha aggiunto con la commozione negli occhi ringraziando l’Avvocato Ezio Bonanni a nome dell’associazione che rappresenta per il lavoro che sta svolgendo. Con l’ Osservatorio Nazionale Amianto, Bonanni infatti, si batte da oltre 30 anni per la tutela delle vittime del dovere contro l’amianto ed anche contro l’uranio impoverito.
Oltre a cercar di diffondere il più possibile comunicazioni sul tema e ad organizzare eventi come questo convegno.
Suggestivo il momento in cui ha donato ai presenti delle ampolle contenenti le sabbie provenienti da El Alamein, in ricordo nei nostri caduti durante le battaglie combattute nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale in Egitto decisive per fermare l’avanzata dell’Asse in Nord Africa.
Avv. Ezio Bonanni: il militare come soldato lavoratore
Il legale ha effettuato durante il Convegno una panoramica in grande stile. Con notevole capacità oratoria ha tagliato con la scure il velo che copre vergognose responsabilità storiche, istituzionali, culturali.
“Il soldato è un cittadino lavoratore in tempo di pace” ha affermato.
Infatti secondo questa posizione non si tratta solo di un individuo che difende la propria patria durante la guerra. E’ anche un membro attivo della società, impegnato in ruoli che richiedono una preparazione specifica e un contributo al benessere collettivo.
Anche se il militare fa un giuramento per cui accetta un rischio proprio della sua attività, questo non implica che debba rimanere ucciso a causa di un infortunio sul lavoro o per una malattia professionale. Secondo quanto comunicato da Bonanni, il Tar del Lazio accolse questa tesi nel 2022 in seguito alla morte di un maresciallo dell’esercito.
“Tempo fa morì un meccanico navale della marina di leva per amianto. Abbiamo fatto analizzare il cappello della divisa e le analisi hanno certificato la presenza di asbesto Questo vuol dire che esiste un rischio concreto anche per i familiari.” ha dichiarato Bonanni.
Un appunto fatto per ricordare chi tornava a casa con vesti contaminate dopo una giornata di lavoro, portava con sé le fibre di amianto facendo ammalare anche i propri cari.
“Il fatto che un militare o anche e un semplice cittadino civile per vedere riconosciuti i propri diritti deve far causa al Ministero della Difesa o al datore di lavoro e che questa causa poi deve durare tantissimo tempo è veramente agghiacciante” ha aggiunto.
L’orrore ovunque – un convegno necessario
Per fortuna ciò non accade sempre: in sala era presente la vedova di un militare che è venuto a mancare. In questo raro caso la vittima ha ottenuto giustizia senza ricorrere ad appelli e né ricorsi in Cassazione.
Ma il più delle volte, come abbiamo detto, le cause durano anni. E non sempre vengono riconosciute.
“Le cause si dilatano nel tempo e nel frattempo chi si è ammalato muore. Chi rimane a lottare sono i figli, anche minorenni” ha specificato Bonanni.
Quando affermiamo che l’amianto era utilizzato ovunque non stiamo esagerando.
Ad esempio, rivela Bonanni, “l’asbesto era nei panni per coprire le munizioni e per evitare il rischio di esplosione, era nella componentistica degli elicotteri, veniva utilizzato nei freni degli aerei, all’interno degli hangar.“
Le nanoparticelle nella carne
“Sostenere le ragioni di queste persone non è semplicissimo” Ha poi riportato casi di militari che eseguivano esercitazioni nei luoghi contaminati o venivano spediti in missioni dove veniva utilizzato l’uranio impoverito. Ha quindi illustrato il caso Carlo Calcagni, colonnello che ora soffre di diverse patologie, tra cui la MCS, in seguito ad una missione nei Balcani. Il corpo di Calcagni sarebbe ora pieno di metalli pesanti. “Le nanoparticelle si trovano nella carne delle persone contaminate”.
La MCS, acronimo di Multiple Chemical Sensitivity, è una malattia cronica che si manifesta con una serie di sintomi fisici e psicologici. È caratterizzata da una intolleranza a determinate sostanze chimiche.Per i militari esiste un preciso ordine giuridico che impone di verificare le condizioni dei luoghi di lavoro. “Se un luogo è contaminato dall’uranio impoverito non puoi mandare migliaia di militari nei posti radioattivi esponendoli a sostanze tossiche altamente cancerogene.” Ha aggiunto.
Ha inoltre condiviso un sospetto personale rispetto al fatto che in questa missione i militari americani fossero tutelati e protetti utilizzando le massime misure di sicurezza a differenza dei soldati italiani.
“Io non sono né in buona fede né in cattiva fede ma è un dato di fatto che 400 persone sono morte di malattie del sistema immunolinfopoietico come linfomi e leucemie”. Ha inoltre specificato: “Sto comunicando dati oggettivi che fanno parte di sentenze che non possono essere messe in dubbio e sono arrivate ora dopo anni e anni di cause, durate tanto perché rimandate continuamente”.
Minimizzare per non far emergere la strage?
“Si minimizza ciò che è accaduto perché altrimenti significherebbe ammettere una strage” ha tuonato l’Avv. Ezio Bonanni.
Ed ha continuato: “Ricordo che l’asbestosi fu indicata come malattia da amianto nel 1943. Addirittura la Germania nazista aveva riconosciuto il tumore del polmone come patologia causata da amianto. Alcuni prigionieri italiani dopo l’8 settembre che non avevano accettato di continuare a combattere con la Repubblica Sociale furono destinati a lavorare all’Eternit di Berlino della famiglia Schmidheiny e morirono. (Tra l’altro una causa contro Schmidheiny è stata recentemente annullata in appello ed è a rischio prescrizione). Anche lo scienziato comunista Gaetano Mottura, nel 1940, ha evidenziato che l’asbestosi polmonare è spesso associata a carcinomi polmonari.
Nel 1943 l’Italia fu la prima Nazione al mondo ad affermare che il problema dell’amianto non si poteva risolvere con le cause ma doveva essere affrontato prevenendo le malattie e risarcendo le vittime senza azione giudiziaria. Ho inoltre trovato degli atti della repubblica di Salò dove veniva imposto il risarcimento dei lavoratori da amianto. Come si faceva quindi a non sapere che fosse tanto pericoloso? Anche le bonifiche sono state ritardate e non sono state applicate le regole di sicurezza e tutela. Ricordo inoltre che durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato un centesimo dell’amianto che venne usato negli anni successivi”. Ha puntualizzato nel convegno l’Avv. Bonanni.
Il girone infernale
Bonanni ha illustrato le varie difficili tappe di chi si ritrova a combattere per vedere riconosciute i propri diritti. E parliamo anche dei figli delle vittime del dovere: “Devi fare causa al Tar per il risarcimento del danno, la causa al giudice del lavoro per la Vittima del dovere, la causa alla Corte dei conti per la pensione e la causa al Tibunale civile per il risarcimento dei famigliari. Quattro cause, che possono avere anche quattro giudizi diversi, quattro consulenti diversi, per le quali devi portare i testimoni. Una volta feci ricorso per una somma di 100.000 euro che mi sembrava risibile come risarcimento per una vittima da uranio impoverito. Poi fecero un appello dicendo che la cifra fosse anche troppo alta”.
Arrivare alla causa è una sconfitta
“Si dovrebbe arrivare ad ottenere giustizia senza avviare l’iter legale, che è di fatto una sconfitta.Le cause sono spesso molto impegnative e dure perché iniziano con la contestazione della diagnosi. Ciò non è etico”. Ha detto Bonanni.
Ha inoltre illustrato anche le volte che le cause non sono state vinte. Ad esempio nel caso di un malato di tumore al polmone che ha combattuto per 7 anni contro il cancro, è stato negato il nesso di casualità con l’amianto perché anche fumatore.
Per combattere queste sostanze tossiche la soluzione è la bonifica e la messa in sicurezza.
Anche nel settore civile i costi sono molto alti per privati e per imprenditori.
(Ricordiamo in tal senso anche il Bando INAIL 2024, n.d.r).
Una voce forte, pacifica e non violenta
Bonanni ha fatto presente che ONA può far valere le proprie istanze alle istituzioni, in modo pacifico e non violento.
A tal proposito la criminologa Melissa Trombetta ha illustrato, nel convegno, lo studio interdisciplinare che effettua nello studio legale di Ezio Bonanni da circa 4 anni. “Nel contesto della criminologia la figura delle vittime del dovere viene analizzata sotto vari aspetti. I paracadutisti sono un corpo Eccellente che dovrebbe essere tutelato. Purtroppo i nostri militari sono stati esposti inconsapevolmente a diversi cancerogeni come uranio impoverito, radiazioni, gas radon.
Io mi sono specializzata riguardo il crimine ambientale perché l’ho conosciuto purtroppo mentre lavoravo con le stellette sulle spalle.” Ha affermato Trombetta, che oltre a essere criminologa, 10 anni fa è stata anche paracadutista.
In sala Arnaldo Lucaccioni, lavoratore al Palazzo Berlaymont a Bruxelles
Il palazzo istituzionale che ospita la Commissione europea sarebbe stato pieno di amianto. Le fibre killer, di cui si conosceva la pericolosità, avrebbero provocato una strage.
Secondo quanto dichiarato da Arnaldo Lucaccioni durante il Convegno, l’uomo era alle dipendenze della Commissione Europea a palazzo Berlaymont a Bruxelles, dal 1962 al 1991.
I genitori, per stargli accanto, decisero di trasferirsi in Belgio e lavorarono come operai addetti alle pulizie degli uffici della Commissione Europea.
Di ritorno da Ginevra, nel settembre del 1967, ad Arnaldo e ai suoi genitori, vennero assegnati gli uffici dell’ala est del Berlaymont , mentre gli operai stavano costruendo le altre tre ali del palazzo.
“Nessuno fece caso che le pareti delle nuove costruzioni venivano coibentate con grandi quantità di amianto, veniva spruzzato senza alcuna precauzione.” ha affermato Lucaccioni che pochi anni dopo si ammalò di cancro al polmone. Sottoposto ad analisi successive, trovarono nei suoi polmoni ben “6 milioni di fibre di crisotilo per grammo di tessuto secco”.
I genitori di Lucaccioni morirono per malattie asbesto correlate.