Foto free di Anemone123 da Pixabay

Tradimento, fiducia e lealtà sono tre concetti strettamente collegati, ma non sono sinonimi. Una promessa non mantenuta può deluderci. Una persona può venir meno a ciò che ci aspettavamo. Ma quando possiamo parlare davvero di tradimento?

A questa domanda cerca di rispondere il filosofo e psicologo Rowland Stout nell’articolo Betrayal, Trust and Loyalty, pubblicato nel 2022 sulla rivista International Journal of Philosophical Studies. La sua analisi propone una distinzione interessante: ogni tradimento comporta una violazione della fiducia, ma non ogni violazione della fiducia costituisce un tradimento.

La differenza, secondo Stout, riguarda soprattutto la lealtà e il tipo di relazione nella quale la fiducia viene riposta.

Fiducia e tradimento non sono la stessa cosa

Immaginiamo, per esempio, due persone che collaborano a un progetto. Una delle due non svolge correttamente il proprio compito. L’altra può provare rabbia, frustrazione o delusione. La fiducia è stata certamente compromessa.

Per Stout, il tradimento emerge quando la violazione riguarda una relazione nella quale esiste una aspettativa di lealtà. Non basta, quindi, che qualcuno venga meno a ciò che ci aspettavamo. Deve essere venuto meno a un impegno che rappresentava una parte importante della relazione.

Questa distinzione permette di comprendere perché alcune azioni ci fanno sentire semplicemente delusi, mentre altre provocano una sensazione molto più profonda.

La fiducia come affidamento reciproco

Uno dei punti centrali dello studio riguarda il significato della fiducia.

Stout propone di considerare il fidarsi non soltanto come un atteggiamento mentale, ma anche come un comportamento. Fidarsi significa, in molti casi, rendere se stessi dipendenti dall’azione di un’altra persona all’interno di una collaborazione.

Pensiamo a una squadra sportiva. Un giocatore passa la palla aspettandosi che il compagno compia il movimento necessario. Oppure a due persone che affrontano insieme una situazione rischiosa: ciascuna deve fare la propria parte perché l’obiettivo comune possa essere raggiunto.

In questi casi la fiducia è un affidamento concreto.

Chi si fida compie la propria parte sapendo che anche l’altra persona dovrà svolgere la sua.

Si può agire fidandosi anche quando non ci fidiamo davvero?

Secondo il filosofo, è possibile avere un atteggiamento di diffidenza nei confronti di qualcuno e, nello stesso tempo, comportarsi in una determinata situazione affidandosi a quella persona.

L’esempio utilizzato nello studio è quello di un arrampicatore. Una persona potrebbe non essere completamente sicura che il proprio compagno riesca a mantenerla al sicuro. Tuttavia, in una situazione difficile, potrebbe non avere altra possibilità che afferrargli la mano e affidarsi alla sua presa.

Il comportamento è quindi basato sulla fiducia, anche se l’atteggiamento generale nei confronti dell’altra persona rimane caratterizzato dalla diffidenza.

Questa distinzione aiuta Stout a separare la fiducia come atteggiamento dalla fiducia come comportamento.

Quando una delusione diventa un tradimento

Ma che cosa trasforma una violazione della fiducia in un tradimento?

La risposta proposta da Stout conduce direttamente al concetto di lealtà.

Non tutte le collaborazioni richiedono infatti un rapporto esclusivo. In molte situazioni possiamo dipendere da qualcuno senza pretendere che quella persona sia necessariamente “dalla nostra parte”.

Se, per esempio, un collega non completa il proprio lavoro, può venir meno alla fiducia che avevamo riposto in lui. Possiamo essere irritati o delusi.

La situazione cambia quando quella persona utilizza la posizione che le era stata affidata per schierarsi contro il gruppo o contro la relazione alla quale apparteneva.

La lealtà implica un “noi” e un “loro”

Per Stout, la lealtà presenta una caratteristica importante: riguarda relazioni nelle quali esiste una forma di appartenenza e contrapposizione.

In altre parole, alcune relazioni funzionano sulla base di un “noi”. Essere leali significa, almeno in parte, riconoscersi come appartenenti a quel “noi” e non agire contro di esso a vantaggio di altri.

È questo elemento a rendere possibile il tradimento.

Una persona esterna a una relazione può deludere le nostre aspettative, ma difficilmente potrà tradirci nello stesso senso di qualcuno che era stato accolto all’interno di quella relazione e al quale era stata attribuita una responsabilità fondata sulla lealtà.

Amicizia, amore e fiducia

Il ragionamento può essere applicato anche alle relazioni personali.

Una relazione di amicizia può comportare aspettative reciproche: esserci nei momenti importanti, proteggere determinate informazioni personali, sostenersi quando necessario.

Se un conoscente rivela un’informazione privata, possiamo sentirci umiliati o arrabbiati. Se invece a farlo è un amico, l’esperienza può assumere un significato completamente diverso.

Perché?

Perché nell’amicizia può esistere una forma di esclusività della fiducia. La relazione crea aspettative che non valgono nello stesso modo nei confronti di chiunque.

La violazione di queste aspettative può quindi diventare una questione di lealtà e, di conseguenza, di tradimento.

Il tradimento nelle relazioni di coppia

Il ragionamento diventa ancora più evidente nelle relazioni sentimentali monogame dove due persone stabiliscono una serie di aspettative e impegni reciproci.

Una persona può non riuscire a mantenere una promessa, può diventare distante o può modificare i propri sentimenti.

Secondo la prospettiva analizzata da Stout, però, la situazione assume una natura diversa quando viene violato l’impegno di lealtà ed esclusività sul quale la relazione stessa si fonda.

Perché il tradimento fa così male?

La riflessione di Stout offre anche una possibile chiave per comprendere la particolare intensità emotiva del tradimento.

Quando ci sentiamo traditi, non percepiamo soltanto che qualcuno ha fatto qualcosa di sbagliato. Possiamo avere la sensazione che sia stata violata una relazione alla quale avevamo affidato una parte di noi stessi.

La fiducia ci rende vulnerabili perché significa accettare di dipendere, almeno in parte, dalle azioni di qualcun altro.

Quando questa fiducia riguarda una relazione fondata sulla lealtà, la sua violazione può assumere un significato ancora più profondo: non viene meno soltanto una aspettativa, ma viene colpito il legame stesso.

La gelosia come risposta al rischio di tradimento

Nella parte conclusiva del suo ragionamento, Stout affronta anche il tema della gelosia.

La gelosia viene spesso considerata esclusivamente come una reazione possessiva. Tuttavia, secondo la prospettiva proposta nello studio, occorre distinguere tra una gelosia priva di fondamento e una risposta emotiva collegata a una reale minaccia nei confronti di una relazione che prevede l’esclusività.

In una relazione monogama, per esempio, la minaccia di una violazione dell’impegno di esclusività può produrre una reazione emotiva intensa.

Non tutte le relazioni sono costruite sulla lealtà

Una delle conseguenze più interessanti della teoria di Stout è che non tutte le relazioni hanno lo stesso rapporto con il tradimento.

Possiamo collaborare con qualcuno senza appartenere allo stesso gruppo e fidarci di un esperto. Possiamo affidarci a un professionista o chiedere informazioni a uno sconosciuto.

In tutte queste situazioni può esistere fiducia, ma questo non significa necessariamente che esista una relazione di lealtà.

Per questo motivo, un errore, una dimenticanza o una promessa non mantenuta possono generare delusione senza produrre quella particolare esperienza emotiva che chiamiamo tradimento.

Fiducia, lealtà e tradimento: la distinzione proposta dallo studio

La teoria di Rowland Stout può essere quindi riassunta attraverso una sequenza semplice.

La fiducia nasce quando ci affidiamo a qualcuno all’interno di una collaborazione.

La lealtà entra in gioco quando quella collaborazione implica un’appartenenza e una responsabilità nei confronti di un “noi”.

Il tradimento si verifica quando viene violata proprio quella fiducia legata alla lealtà.

Per questo motivo, non ogni delusione è un tradimento e non ogni violazione della fiducia ha lo stesso significato.

La distinzione può essere utile per leggere molte situazioni della vita quotidiana: dalle amicizie alle relazioni sentimentali, dai gruppi di lavoro alle appartenenze collettive.

Comprendere la differenza tra essere delusi ed essere traditi può aiutare anche a comprendere meglio ciò che accade dentro una relazione quando la fiducia viene meno.

La fonte dello studio

L’analisi è tratta dall’articolo scientifico “Betrayal, Trust and Loyalty” di Rowland Stout, pubblicato online il 28 settembre 2022 e inserito nelle pagine 339-356 dell’International Journal of Philosophical Studies.

Riferimento bibliografico: Rowland Stout, Betrayal, Trust and Loyalty, International Journal of Philosophical Studies, pp. 339-356, pubblicato online il 28 settembre 2022.

DOI: 10.1080/09672559.2022.2121892