Mesotelioma pleurico e immunoterapia: un nuovo studio italiano individua quattro caratteristiche molecolari associate alla risposta al trattamento e alla sopravvivenza dei pazienti.
La ricerca, promossa dalla Fondazione NIBIT e pubblicata su Nature Genetics, ha analizzato il ruolo della metilazione del DNA nel tumore. L’obiettivo è comprendere se alcune caratteristiche biologiche possano aiutare a distinguere, prima o durante il percorso terapeutico, i pazienti più propensi a beneficiare dell’immunoterapia. ne dedica un approfondimento anche la Fondazione Umberto Veronesi.
I risultati sono interessanti, ma devono ancora essere verificati attraverso studi più ampi. Non si tratta quindi di un nuovo test clinico già disponibile per tutti i pazienti, bensì di una possibile strada verso una maggiore personalizzazione delle cure.
Mesotelioma e immunoterapia: perché servono nuovi biomarcatori
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“Il mesotelioma pleurico è un tumore raro e aggressivo che interessa la pleura. L’esposizione all‘amianto rappresenta il principale fattore di rischio noto per questa malattia.” Afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Negli ultimi anni l’immunoterapia ha ampliato le possibilità di trattamento. Tra le strategie utilizzate rientra la combinazione di ipilimumab e nivolumab, farmaci che agiscono sui cosiddetti checkpoint immunitari.
La risposta, tuttavia, non è uguale per tutti i pazienti.
Da qui nasce uno dei principali obiettivi della ricerca sul mesotelioma: individuare biomarcatori in grado di prevedere la risposta alle terapie e contribuire alla scelta del trattamento più adatto.
Che cos’è la metilazione del DNA
La ricerca si concentra su un meccanismo epigenetico chiamato metilazione del DNA.
In termini semplici, la metilazione può influenzare il funzionamento dei geni senza modificare la sequenza del DNA. Può quindi contribuire a stabilire quali geni vengono maggiormente attivati e quali, invece, vengono silenziati.
Nel tumore questo meccanismo può essere alterato.
Analizzare questi cambiamenti permette ai ricercatori di ottenere informazioni sulla biologia delle cellule tumorali e sulle caratteristiche che possono influenzare il rapporto tra tumore e sistema immunitario.
Lo studio italiano sul mesotelioma
I ricercatori hanno esaminato 91 pazienti con mesotelioma pleurico sottoposti a immunoterapia.
L’analisi ha integrato informazioni genomiche e dati relativi alla metilazione del DNA tumorale.
Da questo lavoro sono emersi quattro sottotipi molecolari, denominati DEM, LOW, INT e CIMP, caratterizzati da differenti livelli di metilazione.
La classificazione ha mostrato una possibile associazione tra il profilo molecolare del tumore, la risposta al trattamento e la durata della sopravvivenza.
Quattro profili molecolari, risultati differenti
Tra i quattro gruppi individuati, il sottotipo LOW, caratterizzato da livelli più bassi di metilazione, è risultato associato agli esiti più favorevoli.
In questo gruppo, la sopravvivenza mediana ha superato i 27 mesi e circa un paziente su tre risultava ancora vivo a tre anni.
Un quadro differente è emerso per il sottotipo CIMP, caratterizzato da una metilazione più elevata.
In questo caso, la sopravvivenza mediana è risultata inferiore a 10 mesi e, nel periodo di osservazione considerato dallo studio, non sono stati registrati pazienti con sopravvivenza a lungo termine.
Anche la risposta all’immunoterapia ha mostrato differenze tra i gruppi.
I sottotipi LOW e DEM hanno presentato una maggiore presenza di pazienti con beneficio dal trattamento. Nei gruppi INT e CIMP, invece, la risposta è risultata complessivamente meno favorevole.
Questi dati suggeriscono che differenti profili epigenetici possano essere associati a differenti caratteristiche biologiche del mesotelioma.
Cosa significa per la cura del mesotelioma
Il risultato più importante della ricerca riguarda la possibilità futura di utilizzare la metilazione del DNA come biomarcatore.
L’idea è arrivare a una classificazione più precisa dei tumori. Questo potrebbe aiutare a comprendere quali pazienti abbiano maggiori probabilità di ottenere un beneficio dall’immunoterapia.
È però importante sottolineare che i risultati dello studio non significano che la metilazione del DNA possa oggi stabilire con certezza quale terapia debba ricevere un singolo paziente.
La ricerca ha infatti coinvolto un numero limitato di persone e i risultati dovranno essere confermati in popolazioni più ampie e attraverso ulteriori studi.
Le possibili strategie future
La ricerca apre anche una seconda prospettiva.
Se livelli elevati di metilazione dovessero essere confermati come caratteristica associata a una minore risposta all’immunoterapia, in futuro potrebbe essere studiato l’utilizzo di combinazioni terapeutiche.
Tra le ipotesi di ricerca rientra l’impiego di farmaci capaci di modificare i processi di metilazione, con l’obiettivo di rendere le cellule tumorali o il microambiente del tumore maggiormente sensibili all’azione dell’immunoterapia.
Si tratta, però, di una prospettiva ancora sperimentale e non di una terapia consolidata per il mesotelioma.
Dalla ricerca molecolare alla medicina personalizzata
Conoscere meglio le caratteristiche biologiche di ogni tumore può infatti permettere di superare, almeno in parte, un approccio basato esclusivamente sulle caratteristiche anatomiche della malattia.
Nel mesotelioma questa ricerca assume particolare interesse perché la risposta alle terapie può variare significativamente tra i pazienti.
I quattro profili identificati nello studio rappresentano quindi un possibile strumento per approfondire questa diversità biologica.
Una ricerca ancora da confermare
Il passaggio successivo sarà comprendere se la classificazione basata sulla metilazione del DNA possa essere riprodotta in gruppi più numerosi di pazienti e se possa effettivamente migliorare le decisioni terapeutiche.
Per ora, il dato più rilevante è l’individuazione di una possibile relazione tra profilo epigenetico, risposta all’immunoterapia e sopravvivenza nel mesotelioma pleurico.
