In Italia, negli ultimi anni, è diminuito il ricorso all’isterectomia del peripartum, uno dei principali rischi delle emorragie post partum. Resta, tuttavia, un intervento che coinvolge centinaia di donne. Così come la re-laparotomia dopo taglio cesareo. Anche i casi di cardiomiopatia si confermano rari, ma di particolare rilevanza clinica con le malattie cardiovascolari. Queste restano una delle principali cause di morte materna indiretta in Italia e negli altri Paesi ad alto reddito.
La fotografia viene dall’INOSS–ItOSS International Meeting “Maternal health between evidence, health systems and care practices”. Hanno organizzato il convegno la sorveglianza ItOSS del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute. Ha partecipato anche l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’International Network of Obstetric Survey Systems (INOSS).
La salute materna è una priorità di salute pubblica
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L’incontro ha riunito ricercatori, clinici, professionisti della sanità pubblica ed esperti provenienti da Paesi a basso, medio e alto reddito. L’obiettivo è stato quello di favorire il confronto tra metodologie, risultati della ricerca ed esperienze maturate in contesti sanitari differenti.
«La salute materna continua a rappresentare una priorità di salute pubblica anche nei sistemi sanitari più avanzati». Così Serena Donati, direttrice del reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’ISS. «Lo studio delle complicanze materne gravi e i decessi potenzialmente prevenibili offre importanti opportunità. Ciò per comprendere dove e come sia possibile intervenire per migliorare la qualità dell’assistenza e gli esiti di salute. Pertanto, la disponibilità di dati affidabili e confrontabili rappresenta una condizione essenziale. Questo è utile per identificare le criticità, orientare la ricerca e valutare gli interventi».
Isterectomia, i risultati dello studio condotto dall’ItOSS
Durante il convegno sono emersi i risultati di un ampio studio effettuato tra il 2024 e il 2026 in 376 punti nascita italiani. Tra i risultati più significativi, vi sono quelli relativi all’isterectomia peripartum, un intervento salvavita che prevede l’asportazione chirurgica dell’utero. L’intervento può rendersi necessario in caso di emorragie ostetriche gravi.
Nel corso dei due anni di studio, i ricercatori hanno prospetticamente segnalati 384 casi, pari a un tasso di 5,6 interventi ogni 10.000 parti. Il dato presenta differenze per area geografica con 4,8 casi per 10.000 parti al Nord, 5,0 al Centro e 7,3 al Sud. L’emorragia rappresenta di gran lunga la principale indicazione all’intervento, essendo responsabile del 90,7% dei casi.
La gravità dei quadri clinici emerge anche dagli esiti. Il 14% delle donne sottoposte a isterectomia ha sviluppato una grave morbosità materna. Il 55% è stato ricoverato in terapia intensiva e si sono registrati 3 decessi materni.
Re-laparotomia dopo taglio cesareo, 578 casi in due anni
Altra complicanza indagata dallo studio è la re-laparotomia dopo taglio cesareo. In due anni, lo studio ha identificato 578 casi. Essi corrispondono a un ritorno in sala operatoria di una donna ogni 363 tagli cesarei. L’analisi ha confermato alcuni fattori di rischio, già documentati in letteratura. Tra questi la preeclampsia, la gravidanza multipla, il ricorso alla procreazione medicalmente assistita. Ed anche l’anestesia generale durante il taglio cesareo e l’emorragia del post partum.
Cardiomiopatia in gravidanza, i dati
La terza condizione presa in esame dallo studio ItOSS è la cardiomiopatia in gravidanza. Si tratta di una condizione rara ma di particolare rilevanza clinica. Nel corso dei due anni di raccolta dati, gli studiosi hanno segnalato 90 casi di cardiomiopatia. Ciò corrisponde a una prevalenza di 1,3 casi ogni 10.000 parti. Lo studio ha evidenziato una maggiore gravità dei quadri clinici nelle donne con cardiomiopatia diagnosticata per la prima volta in gravidanza. In questo gruppo, infatti, il 42% dei casi è risultato complicato da insufficienza cardiaca. E il 52% delle donne è stato ricoverato in terapia intensiva.
Salute mentale materna e isterectomia, una priorità assistenziale
Durante il Convegno, una sessione è stata dedicata alla salute mentale in epoca perinatale. Gli studiosi hanno presentato gli ultimi dati disponibili sulla mortalità materna per suicidio. E hanno considerato tutte le morti materne dal concepimento fino a un anno dall’esito della gravidanza. In Italia, come in gran parte dei Paesi ad alto reddito, il suicidio rappresenta la principale causa di morte materna.
La sorveglianza ItOSS ha identificato, nel periodo 2011-2021, 125 casi pari a 2,42 decessi ogni 100.000 nati vivi. Il dato è in linea con quelli rilevati in altri Paesi europei dotati di sistemi di sorveglianza della mortalità materna.
Il rischio risulta maggiore tra le donne di 40 anni e oltre. Presenta differenze territoriali, con valori più elevati nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud.
A livello regionale, la Campania registra il tasso più basso, mentre il Friuli quello più elevato. Circa l’80% dei suicidi si verifica tardivamente, tra 43 e 365 giorni dopo l’esito della gravidanza. Questo dato richiama l’attenzione sulla necessità di considerare la salute mentale materna una priorità assistenziale. Ciò non soltanto durante la gravidanza e nelle prime settimane dopo il parto. Ma per l’intero primo anno successivo all’esito della gravidanza.
