ONA – Osservatorio Nazionale Amianto si è recato a maggio al convegno organizzato dal Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano. Abbiamo quindi intervistato la dottoressa Alessandra Bearz, una delle principali esperte italiane nel campo dell’oncologia toracica e della ricerca sul mesotelioma.
Una carriera tra formazione internazionale e ricerca
Indice dei contenuti
Laureata con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Udine, ha arricchito la propria formazione internazionale svolgendo attività di ricerca presso il National Cancer Institute dei National Institutes of Health (NIH) di Bethesda, negli Stati Uniti, dove si è occupata di immunologia e meccanismi di trasmissione dei segnali cellulari attraverso modelli sperimentali.
Specialista in Oncologia Medica, dal 2000 opera presso il CRO di Aviano, uno dei principali istituti oncologici italiani, dove ha sviluppato un percorso professionale dedicato alla ricerca traslazionale e alla cura dei tumori toracici, con particolare attenzione al tumore del polmone e al mesotelioma pleurico maligno.
Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerosi studi clinici nazionali e internazionali che hanno contribuito all’evoluzione delle terapie per il mesotelioma, collaborando allo sviluppo di nuovi farmaci, strategie terapeutiche innovative e tecnologie avanzate per il trattamento di una delle neoplasie più complesse e aggressive. È inoltre coinvolta in importanti reti scientifiche e accademiche internazionali, tra cui IASLC (International Association for the Study of Lung Cancer), AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e GOIRC (Gruppo Italiano di Oncologia Clinica).
Autrice di 183 pubblicazioni scientifiche e con un H-index di 46, la dottoressa Bearz rappresenta oggi una delle voci più autorevoli nel panorama dell’oncologia italiana. In questa intervista approfondiamo con lei le più recenti novità nella ricerca sul mesotelioma, le prospettive offerte dall’immunoterapia e le sfide future nella cura dei tumori toracici.
L’ intervista
Dottoressa Bearz, quali sono gli obiettivi principali dello studio clinico sul mesotelioma pleurico promosso dal CRO di Aviano?
Abbiamo in programma diversi studi:
A) Il primo studio, gia’ da poco sottomesso al comitato etico, prevede di somministrare la chemioterapia standard piu’ un farmaco orale associato al fine di rendere piu’ efficace la chemioterapia stessa. Il farmaco orale si prosegue anche una volta sospesa la chemioterapia come agente di mantenimento. Contiamo di iniziare ad arruolare pazienti in settembre p.v.nei centri oncologici del Friuli Venezia Giulia.
B) Nei pazienti operabili ed operati, ma anche in chi non e’ operabile mediante una toracoscopia medica, proponiamo una infusione innovativa di chemioterapia disciolta in una particolare soluzione, al fine di migliorare l’efficacia della successiva chemioterapia sistemica; cosi’ riteniamo di ridurre notevolmente la crescita tumorale, associando chemioterapia direttamente a contatto con la pleura seguita dalla chemioterapia endovena sistemica:
C) Vorremmo coinvolgere soggetti della nostra regione Friuli Venezia Giulia esposti in passato ad amianto, per cercare di individuare biomarcatori predittivi di sviluppo di mesotelioma.
Quanto è importante oggi investire nella diagnosi precoce del mesotelioma per migliorare la sopravvivenza dei pazienti?
Il mesotelioma continua ad essere una patologia severa, che ha solitamente una latenza di decenni dall’esposizione all’amianto. Poter individuare chi di loro si ammalerà, permetterebbe di poter intervenire prima con trattamenti, e questo potrebbe migliorare la sopravvivenza. La diagnosi precoce è il fondamentale per altre neoplasie per migliorare la sopravvivenza, probabilmente questo vale anche per il mesotelioma, sebbene finora non sia stato dimostrato, a causa della difficolta’ di individuare radiologicamente il mesotelioma.
Questo progetto punta anche alla validazione di biomarcatori predittivi. A che punto è oggi la ricerca internazionale su questi strumenti diagnostici?
Si conosce molto poco. Vi sono dei marcatori predittivi di risposta alle terapie sistemiche, che si trovano nel tessuto tumorale , quindi nella malattia conclamata, non si conoscono biomarcatori predittivi di sviluppo del mesotelioma.
Quali caratteristiche dovrebbe avere un biomarcatore efficace per essere utilizzato realmente nella pratica clinica?
Deve essere validato analiticamente e riproducibile; deve essere robusto, per cui anche se il test si esegue in laboratori diversi, il risultato e’ sovrapponibile. Inoltre deve essere altamente sensibile, ovvero deve identificare correttamente i malati , e deve avere un’alta specificità, ovvero deve individuare i soggetti sani.
Quanto incide il lungo periodo di latenza dell’amianto sulla difficoltà di individuare tempestivamente la malattia?
La radiologia (Radiografia e TAC) non riesce a seguire le modificazioni della pleura, e non abbiamo strumenti semplici, non invasivi ed affidabili per studiare l’evoluzione della pleura nel corso dei decenni.
Dal punto di vista sanitario, quali categorie di lavoratori risultano ancora maggiormente a rischio?
Fino all’inizio degli anni 90 l’amianto era ancora diffuso; lavoratori nel settore edilizio sono ancora soggetti esposti in passato, così come coloro che hanno lavorato nell’industria cantieristica e navale.
Quanto è importante attivare programmi di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti all’amianto?
Purtroppo non abbiamo strumenti efficaci ad ora per la sorveglianza sanitaria. La TAC non sempre riesce a studiare in maniera efficace la pleura.
Ritiene che in Italia esista ancora una sottovalutazione del rischio amianto?
Non credo che ci sia una sottovalutazione del rischio amianto, purtroppo tutti conoscono l’aggressività dell’amianto e purtroppo si sa che ad oggi le terapie sono poco efficaci ma anche che mancano dei validi strumenti di screening.
Quali segnali o sintomi dovrebbero spingere un ex lavoratore esposto ad approfondire con controlli specialistici?
Solitamente “il fiato corto”, ovvero la dispnea, la mancanza di fiato quando si fanno le scale, ma anche quando si cammina più a lungo o si parla, e’ il sintomo più frequente.
Oggi quali sono le principali difficoltà nel trattamento del mesotelioma pleurico?
La chirurgia non riesce mai ad essere radicale, rimane sempre un residuo. La chemioterapia ha un’efficacia limitata nel tempo, altrettanto l’immunoterapia. Non esistono farmaci mirati su bersagli molecolari nel mesotelioma, la cosidetta medicina di precisione, che in altre patologie ha permesso un cambiamento di sopravvivenza.
Le attuali terapie basate su chemioterapia e immunoterapia quali risultati stanno offrendo?
La chemioterapia da sola ha un’efficacia limitata nel tempo, in media dopo 6 mesi la malattia riprende ad espandersi; l’immunoterapia aggiunge poco.
Il vostro studio punta anche a superare la resistenza farmacologica delle cellule tumorali. Quali approcci innovativi state valutando?
Intendiamo associare alla chemioterapia un farmaco orale che permette di rendere piu’ sensibili le cellule del mesotelioma alla chemioterapia, aumentando la quota di cellule tumorali che si intossicano e muoiono.
Quanto può essere decisiva la medicina personalizzata nella cura del mesotelioma nei prossimi anni?
Se avessimo disponibile una medicina di precisione, verosimilmente avremmo un deciso impatto migliorativo di sopravvivenza.
Ci sono segnali incoraggianti dalla ricerca internazionale che lasciano sperare in un miglioramento delle prospettive terapeutiche?
Per ora molto poco.
Questo progetto coinvolge università, aziende sanitarie, associazioni e istituzioni. Quanto è importante creare una rete multidisciplinare nella lotta contro il mesotelioma?
Una rete multidisciplinare con svariati professionisti, tra cui pneumologo, chirurgo, oncologo, radiologo, anatomo patologo, biologo molecolare, ma anche le associazioni è fondamentale sia per approcciare al meglio il paziente ma anche per poter costruire una alleanza scientifica allo scopo di migliorare le terapie e giungere ad una diagnosi più precoce. L’unione di associazioni e istituzioni rappresenta la base per poter permettere questa alleanza, per creare le condizioni perchè si realizzi e per pubblicizzarla e sensibilizzare la popolazione.
Quale contributo possono dare associazioni come ONA nella tutela dei pazienti e nella sensibilizzazione pubblica?
Le associazioni possono contribuire a diffondere le informazioni, a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi dell’esposizione ma anche sulle opzioni terapeutiche innovative.
Quanto conta oggi il rapporto diretto tra ricerca clinica e territorio nelle aree storicamente colpite dall’amianto?
In un’area colpita dall’esposizione all’amianto, c’e’ una maggiore sensibilta’ al problema ; l’amianto qui ha mietuto molte vittime e molti ancor oggi si ammalano, frutto dell’esposizione passata, c’e’ la rabbia e la volonta’ di sconfiggere un killer aggressivo.
Il Friuli Venezia Giulia può diventare un modello nazionale nella gestione del rischio amianto e nella ricerca sul mesotelioma?
Si auspica di poterlo diventare per il bene degli esposti e dei pazienti.
