arance rosse, Encefalopatia epatica

LA MALATTIA CHE UN TEMPO COLPIVA I MARINAI DURANTE LE LUNGHE TRAVERSATE OCEANICHE TORNA OGGI A FAR PARLARE DI SÉ IN UN OSPEDALE PEDIATRICO ITALIANO. UNA BAMBINA DI 7 ANNI È STATA DIAGNOSTICATA CON SCORBUTO ALL’OSPEDALE REGINA MARGHERITA DI TORINO, UN CASO COSÌ RARO DA ESSERE PUBBLICATO SU UNA DELLE PIÙ PRESTIGIOSE RIVISTE MEDICHE INTERNAZIONALI. L’EPISODIO RIACCENDE L’ATTENZIONE SU UN PROBLEMA EMERGENTE: LE CARENZE NUTRIZIONALI LEGATE ALLA SELETTIVITÀ ALIMENTARE IN ETÀ PEDIATRICA.

Per molti medici lo scorbuto è una malattia appartenente ai libri di storia della medicina. Eppure, negli ultimi anni, diversi Paesi occidentali stanno registrando un numero crescente di casi, soprattutto tra bambini e adolescenti con diete molto limitate. Il caso seguito dall’ospedale torinese e dall’Università di Torino rappresenta un esempio emblematico di questa nuova realtà.

Che cos’è lo scorbuto?

Lo scorbuto è una malattia causata da una grave e prolungata carenza di vitamina C, nota anche come acido ascorbico. Si tratta di una vitamina essenziale che il nostro organismo non è in grado di produrre autonomamente e che deve quindi essere introdotta attraverso l’alimentazione.

La vitamina C svolge numerose funzioni biologiche fondamentali. Tra queste, una delle più importanti riguarda la produzione del collagene, la proteina che garantisce resistenza ed elasticità a pelle, vasi sanguigni, gengive, cartilagini, tendini e ossa.

Quando la vitamina C manca per settimane o mesi, la sintesi del collagene si altera progressivamente. I tessuti diventano fragili e iniziano a comparire sintomi che possono coinvolgere diversi organi e apparati.

Sebbene oggi sia considerata una malattia rara, lo scorbuto non è scomparso. Al contrario, alcuni specialisti osservano una graduale ricomparsa legata a particolari comportamenti alimentari.

Perché era chiamato la “malattia del marinaio”?

Lo scorbuto è rimasto celebre nella storia come la “malattia del marinaio” perché per secoli ha rappresentato una delle principali cause di morte durante le lunghe traversate oceaniche.

Tra il XV e il XVIII secolo le navi potevano restare in mare per mesi senza possibilità di rifornimento. L’alimentazione degli equipaggi era composta quasi esclusivamente da alimenti conservati come biscotti secchi, carne salata e legumi essiccati.

Frutta e verdura fresca, le principali fonti di vitamina C, erano praticamente assenti.

Dopo alcuni mesi di navigazione molti marinai sviluppavano debolezza, sanguinamenti gengivali, dolori muscolari, perdita dei denti e infezioni. In numerosi casi la malattia risultava fatale.

La svolta arrivò nel XVIII secolo grazie agli studi del medico scozzese James Lind, che dimostrò come il consumo di agrumi potesse prevenire e curare lo scorbuto. Da allora limoni e lime divennero una dotazione standard delle flotte britanniche.

Quali sono i sintomi dello scorbuto?

I sintomi possono svilupparsi lentamente e inizialmente risultano poco specifici.

Nelle prime fasi compaiono spesso stanchezza persistente, debolezza, irritabilità e perdita di energia. Con il passare del tempo iniziano a manifestarsi problemi più evidenti legati alla fragilità dei tessuti.

Le gengive possono gonfiarsi e sanguinare facilmente. Possono comparire ecchimosi e lividi anche in assenza di traumi significativi. Alcuni pazienti sviluppano piccole emorragie cutanee e una maggiore fragilità dei capillari.

Nei bambini i sintomi possono essere particolarmente insidiosi. I dolori ossei e articolari possono diventare molto intensi, fino a causare difficoltà nella deambulazione, zoppia o rifiuto di camminare.

In casi avanzati possono comparire anemia, alterazioni della crescita, problemi di cicatrizzazione e una marcata compromissione della qualità della vita.

Scorbuto a Torino: cosa è successo

Secondo quanto riportato dai medici del Regina Margherita, la bambina è arrivata all’osservazione clinica con sintomi che richiedevano approfondimenti diagnostici.

Il caso, successivamente pubblicato sul New England Journal of Medicine Evidence, ha permesso di identificare una grave carenza di vitamina C come causa dei disturbi.

Gli specialisti sottolineano che il riconoscimento precoce della malattia è fondamentale. Lo scorbuto può infatti simulare altre patologie ortopediche, reumatologiche, ematologiche o neurologiche, rendendo la diagnosi talvolta complessa.

Per questo motivo gli esperti invitano a indagare sempre le abitudini alimentari quando un bambino presenta dolore persistente, zoppia o difficoltà motorie non spiegate da traumi.

Che cos’è la selettività alimentare?

Il caso torinese richiama l’attenzione su un fenomeno sempre più studiato: la selettività alimentare.

Con questo termine si indica una marcata restrizione della dieta, caratterizzata dall’accettazione di un numero molto limitato di alimenti e dal rifiuto sistematico di molti altri cibi.

Non si tratta semplicemente di essere schizzinosi a tavola. Nei casi più severi il bambino può arrivare a consumare soltanto pochi alimenti specifici, spesso scelti in base a consistenza, colore, odore o modalità di preparazione.

Alcuni bambini accettano esclusivamente cibi industriali, mentre altri eliminano completamente frutta, verdura, carne o altri gruppi alimentari.

Quando questa situazione si prolunga nel tempo, possono comparire carenze nutrizionali importanti.

Perché la selettività alimentare è in aumento?

Negli ultimi anni i pediatri stanno osservando un aumento dei casi di selettività alimentare severa.

Il fenomeno può manifestarsi in bambini senza particolari problemi di salute, ma è particolarmente frequente nei disturbi del neurosviluppo, compresi i disturbi dello spettro autistico.

In questi casi alcuni bambini mostrano una forte sensibilità alle caratteristiche sensoriali degli alimenti. Anche piccoli cambiamenti nella consistenza o nell’aspetto del cibo possono provocare rifiuto.

Quando la dieta diventa estremamente limitata, il rischio non riguarda soltanto la vitamina C. Possono svilupparsi carenze di ferro, vitamina D, calcio, vitamina B12 e altri nutrienti essenziali per la crescita.

Come si cura lo scorbuto?

La buona notizia è che lo scorbuto è una malattia facilmente trattabile quando viene riconosciuta tempestivamente.

La terapia consiste principalmente nella somministrazione di vitamina C, attraverso integratori specifici e una progressiva correzione delle abitudini alimentari.

I miglioramenti possono essere sorprendentemente rapidi. Molti sintomi iniziano a regredire già entro pochi giorni dall’inizio del trattamento. La stanchezza diminuisce, il dolore si riduce e le condizioni generali migliorano progressivamente.

Naturalmente è fondamentale affrontare anche la causa che ha determinato la carenza. Nei bambini con selettività alimentare severa può essere necessario un percorso multidisciplinare che coinvolga pediatri, nutrizionisti, psicologi e, in alcuni casi, specialisti del neurosviluppo.

Quali alimenti contengono vitamina C?

La vitamina C è presente soprattutto nella frutta e nella verdura fresca.

Agrumi come arance, limoni e mandarini rappresentano fonti molto note, ma concentrazioni elevate si trovano anche in kiwi, fragole, peperoni, broccoli, cavolfiori e pomodori.

Poiché la vitamina è sensibile al calore, una parte del contenuto può andare persa durante la cottura prolungata.

Per questo motivo gli specialisti raccomandano una dieta varia ed equilibrata che includa quotidianamente alimenti vegetali freschi.

Perché questo caso è importante?

Il caso pubblicato dai ricercatori torinesi rappresenta un segnale importante per il mondo sanitario.

Lo scorbuto continua a essere considerato una malattia rara, ma la sua ricomparsa dimostra che anche nei Paesi ad alto reddito possono emergere carenze nutrizionali significative. La disponibilità di cibo, infatti, non garantisce automaticamente una nutrizione adeguata.

Gli esperti sottolineano che la diagnosi precoce resta fondamentale. Quando un bambino presenta dolori persistenti, difficoltà a camminare, stanchezza inspiegabile o sintomi compatibili con una carenza nutrizionale, l’analisi delle abitudini alimentari deve diventare parte integrante della valutazione clinica.

Come ha evidenziato il gruppo di ricerca dell’Università di Torino, conoscere ciò che un bambino mangia ogni giorno può essere decisivo per riconoscere una malattia che molti consideravano ormai relegata ai racconti delle grandi navigazioni del passato.