Tumore della cervice uterina (Foto free esclusivamente decorativa di u_7jr9kuzf77 da Pixabay

Il tumore della cervice uterina rappresenta una delle neoplasie ginecologiche più diffuse tra le donne. Secondo l’ultimo rapporto AIOM – “I numeri del cancro in Italia 2025”, nel corso del 2024 sono state stimate circa 2.382 nuove diagnosi, pari all’1,3% di tutti i tumori che colpiscono la popolazione femminile.

A comunicarlo è il ministero della Salute.

Questa patologia interessa con maggiore frequenza le donne più giovani: nella fascia d’età giovanile costituisce circa il 4% dei casi, collocandosi tra le cinque neoplasie più comuni. In Italia, si stima che circa 49.800 donne vivano dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore della cervice uterina.

Sopravvivenza e prognosi

I dati indicano che la sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è pari al 68%, un valore che evidenzia l’importanza della diagnosi precoce e dell’accesso ai programmi di prevenzione.

Fattori che possono aumentare il rischio

Il ruolo del Papillomavirus umano (HPV)

Il cancro del collo dell’utero è strettamente legato all’infezione da Papillomavirus umano (HPV), un virus molto diffuso che si trasmette prevalentemente per via sessuale, soprattutto nelle persone più giovani.

Nella maggior parte dei casi, l’infezione si risolve spontaneamente senza conseguenze. Tuttavia, quando il virus persiste nel tempo, può causare alterazioni delle cellule della cervice uterina che, in una piccola percentuale di casi, possono evolvere in una forma tumorale.

Esistono numerosi tipi di HPV, ma solo alcuni sono considerati ad alto rischio oncogeno. Tra questi, i ceppi HPV 16 e HPV 18 sono tra i più frequentemente associati allo sviluppo del carcinoma cervicale.

La presenza dell’infezione da HPV è una condizione necessaria per lo sviluppo del tumore, ma non è l’unico elemento coinvolto. Altri fattori possono contribuire ad aumentare il rischio, tra cui:

  • il fumo di sigaretta
  • l’inizio precoce dell’attività sessuale
  • la presenza di più partner
  • condizioni di immunodepressione
  • una storia familiare di tumore della cervice uterina
  • l’uso prolungato di contraccettivi orali
  • una dieta povera di frutta e verdura
  • il sovrappeso e l’obesità

Perché la diagnosi precoce è fondamentale

Tra il momento dell’infezione e l’eventuale sviluppo del tumore può trascorrere un lungo periodo. Questo rende possibile individuare e trattare le lesioni pre-cancerose prima che evolvano.

Poiché sia l’infezione da HPV sia le prime alterazioni cellulari possono non dare sintomi evidenti, la prevenzione si basa sull’esecuzione di esami di screening specifici, fondamentali per intercettare precocemente eventuali anomalie.

I programmi di screening organizzati

Gli screening per il tumore del collo dell’utero rientrano nei programmi di sanità pubblica e prevedono l’invito attivo delle donne a sottoporsi agli esami a intervalli regolari.

A seconda dell’organizzazione locale, l’invito può avvenire tramite lettera o contatto telefonico da parte della ASL di riferimento, con indicazioni su data e modalità di esecuzione del test.

Pap-test e HPV-DNA test: quali differenze

Attualmente, gli esami utilizzati per lo screening sono due:

  • Pap-test, storicamente il test di riferimento
  • HPV-DNA test, basato sulla ricerca diretta del virus

Il Pap-test viene offerto alle donne tra i 25 e i 64 anni con cadenza triennale. Tuttavia, numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato che, dopo i 30 anni, il test HPV-DNA risulta più efficace e sostenibile dal punto di vista dei costi se eseguito ogni cinque anni.

Per questo motivo, tutte le Regioni stanno progressivamente adottando il modello di screening basato sull’HPV-DNA test.

Il prelievo per il test HPV è simile a quello del Pap-test e, in caso di risultato negativo, l’esame viene ripetuto non prima di cinque anni.

Cosa succede se il test HPV è positivo

Se il test HPV risulta positivo, la donna viene invitata a eseguire un Pap-test di approfondimento, utile per valutare la presenza di eventuali alterazioni cellulari.

  • In presenza di anomalie significative, viene indicata una colposcopia
  • Se la citologia è nella norma, il test HPV viene ripetuto dopo un anno

Nella fascia di età 25-30 anni, il test di riferimento resta il Pap-test ogni tre anni, poiché in età giovane le infezioni da HPV sono molto frequenti ma spesso transitorie e prive di rilevanza clinica.

Gli esami di secondo livello

Quando gli esami di screening evidenziano alterazioni cellulari sospette, il protocollo prevede ulteriori approfondimenti diagnostici.

Il primo esame è la colposcopia, che consente al medico di osservare la cervice uterina in modo ingrandito grazie a uno strumento dedicato. Questo permette di confermare la presenza di eventuali lesioni e di valutarne l’estensione.

Se necessario, può essere eseguita una biopsia, ovvero il prelievo di una piccola porzione di tessuto, che consente di definire con precisione la natura della lesione.

Prevenzione primaria: il vaccino anti-HPV