NONOSTANTE I PROGRESSI DELLA RICERCA E L’EVOLUZIONE DELLE TERAPIE, IL TUMORE DEL COLON-RETTO RESTA UNA DELLE PRINCIPALI SFIDE ONCOLOGICHE IN ITALIA. NEL 2023 SONO STATI STIMATI CIRCA 50.000 NUOVI CASI TRA UOMINI E DONNE, CON UN’INCIDENZA CHE COLPISCE SEMPRE PIÙ ANCHE GLI UNDER 50. LA PREVENZIONE E LO SCREENING RESTANO LE ARMI PIÙ EFFICACI, MA I LIVELLI DI ADESIONE AI PROGRAMMI PUBBLICI SONO ANCORA INSUFFICIENTI.
Nonostante i progressi, perché il tumore del colon-retto resta un’emergenza sanitaria?
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Nonostante l’innovazione diagnostica e terapeutica abbia migliorato in modo significativo la prognosi dei pazienti, il tumore del colon-retto continua a rappresentare uno dei tumori più frequenti nella popolazione italiana. Nel 2023 si stimano circa 26.000 nuovi casi negli uomini, pari al 12% di tutte le diagnosi oncologiche maschili, e 24.000 nuovi casi nelle donne, circa il 13% del totale femminile.
Si tratta di numeri che mantengono questa neoplasia ai primi posti per incidenza, rendendola una priorità sanitaria nazionale. A preoccupare ulteriormente è il dato relativo all’aumento dei casi tra gli under 50, un fenomeno osservato anche in altri Paesi occidentali e oggetto di crescente attenzione scientifica.
In Italia, il numero dei casi diagnosticati prima dei 50 anni è raddoppiato negli ultimi anni, un dato che interroga la comunità scientifica sulle possibili cause, tra cui cambiamenti nello stile di vita, alimentazione, sedentarietà, obesità e alterazioni del microbiota intestinale. L’abbassamento dell’età media di insorgenza impone una revisione delle strategie di prevenzione e di comunicazione del rischio.
Perché marzo è il mese della prevenzione?
Marzo è il mese europeo dedicato alla prevenzione del tumore del colon-retto, un’occasione per riportare l’attenzione pubblica su una malattia che, se diagnosticata precocemente, presenta elevate possibilità di guarigione. In questo contesto si inserisce l’iniziativa organizzata il 14 marzo 2026 presso l’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove la dottoressa Valeria D’Ovidio, dirigente medico e coordinatrice della UOSD di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, ha promosso una tavola rotonda rivolta agli specialisti del settore.
Il titolo dell’incontro, “Cancro del colon-retto: dallo screening alla sperimentazione scientifica… what’s next?”, evidenzia la volontà di affrontare il tema in modo sistemico, mettendo in dialogo prevenzione, innovazione tecnologica e ricerca clinica.
L’evento coinvolgerà i Presidenti attuali e passati delle società regionali di Gastroenterologia del Lazio, tra cui AIGO e SIED, oltre a relatori provenienti da diverse regioni italiane.
Che cosa sta cambiando nella diagnosi precoce?
Negli ultimi anni la diagnosi precoce ha compiuto un salto di qualità significativo. I test oncologici non invasivi, come il sangue occulto nelle feci, rappresentano il primo livello di screening nei programmi pubblici e consentono di individuare lesioni precancerose o tumori in fase iniziale, quando le possibilità di cura sono maggiori.
Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta entrando nei percorsi di screening come strumento di supporto all’endoscopista, migliorando la capacità di individuare polipi di piccole dimensioni durante la colonscopia e riducendo il rischio di lesioni non rilevate. Questa integrazione tecnologica non sostituisce il medico, ma ne potenzia l’accuratezza diagnostica.
La sfida, tuttavia, non riguarda solo l’innovazione tecnica. Resta centrale l’adesione della popolazione ai programmi di screening, che in molte regioni italiane non raggiunge livelli soddisfacenti. Senza una partecipazione ampia e consapevole, anche le tecnologie più avanzate rischiano di non esprimere appieno il loro potenziale preventivo.
Qual è il confine tra chirurgia ed endoscopia?
Uno dei temi centrali della conferenza riguarda la linea di frontiera tra chirurgia tradizionale e tecniche endoscopiche o mininvasive. Oggi, molte lesioni iniziali possono essere trattate per via endoscopica, evitando interventi chirurgici più invasivi e riducendo tempi di degenza e complicanze.
Le tecniche mininvasive si rivelano particolarmente preziose nei pazienti fragili o con comorbilità importanti, una fascia di popolazione in aumento a causa dell’invecchiamento demografico. La gestione personalizzata diventa quindi un elemento chiave, perché non tutti i pazienti possono affrontare un intervento chirurgico maggiore.
Il dibattito scientifico si concentra proprio su questo equilibrio delicato, dove l’obiettivo è garantire efficacia oncologica senza compromettere la qualità di vita. La medicina di precisione, che integra caratteristiche cliniche, genetiche e biologiche, orienta sempre più le scelte terapeutiche.
Che ruolo gioca il microbiota intestinale?
Una delle rivoluzioni più interessanti riguarda lo studio del microbiota intestinale. Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato come la composizione della flora batterica possa influenzare l’insorgenza del tumore del colon-retto, modulando infiammazione, risposta immunitaria e metabolismo cellulare.
Alcuni studi suggeriscono che determinate alterazioni del microbiota possano fungere da biomarcatori precoci, contribuendo alla diagnosi e alla stratificazione del rischio. Inoltre, la modulazione del microbiota potrebbe migliorare la risposta a terapie target o immunoterapie, aprendo prospettive terapeutiche innovative.
Si tratta di un ambito ancora in evoluzione, ma che testimonia come la ricerca stia ampliando lo sguardo oltre la singola lesione tumorale, considerando l’organismo come un sistema complesso in cui interagiscono fattori genetici, ambientali e microbiologici.
Perché la prevenzione resta la chiave?
Nonostante le nuove frontiere terapeutiche, la prevenzione continua a rappresentare l’arma più efficace per ridurre incidenza e mortalità. Il tumore del colon-retto si sviluppa spesso a partire da polipi adenomatosi che possono essere individuati e rimossi prima che evolvano in neoplasia invasiva.
Il test del sangue occulto nelle feci, raccomandato nei programmi pubblici a partire dai 50 anni, consente di intercettare segnali precoci di sanguinamento. In caso di positività, la colonscopia permette di approfondire e intervenire tempestivamente. Eppure, l’adesione a questi programmi resta disomogenea sul territorio nazionale.
La prevenzione non si limita allo screening. Include anche stili di vita sani, dieta ricca di fibre, riduzione del consumo di carni rosse e lavorate, attività fisica regolare e controllo del peso corporeo. L’aumento dei casi tra i giovani suggerisce che i fattori ambientali e comportamentali giochino un ruolo rilevante.
La conferenza al Sant’Eugenio?
L’evento organizzato presso l’Ospedale Sant’Eugenio rappresenta un momento di confronto tra specialisti, ma anche un segnale istituzionale forte. La presenza di società scientifiche regionali e di partner tecnologici come Fujifilm Healthcare Italia testimonia l’importanza della collaborazione tra professionisti sanitari, industria e istituzioni.
L’obiettivo dichiarato è sensibilizzare la popolazione sull’importanza dei controlli disponibili e sull’adesione ai programmi raccomandati. La musica della Banda dell’Esercito Italiano, prevista all’apertura dei lavori, aggiunge un elemento simbolico, sottolineando la dimensione pubblica e collettiva della lotta contro il cancro.
In un contesto in cui l’innovazione corre veloce, la vera sfida resta culturale. Occorre trasformare la consapevolezza in comportamento concreto, superando paure, reticenze e disinformazione. Perché, al di là dei progressi della ricerca e delle tecnologie emergenti, un principio resta invariato: la prevenzione salva la vita.
