Laboratorio di ricerca, photo da Ufficio Stampa dell'Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù

Il trattamento con il mesoglicano in pazienti con recente diagnosi di trombosi venosa superficiale riduce in modo statisticamente significativo il tasso di recidiva nel lungo termine. Lo hanno dimostrato i ricercatori del gruppo coordinato da Giuseppe Camporese e da Paolo Simioni (AOU di Padova). Gli studiosi hanno pubblicato la ricerca nella rivista scientifica «eClinicalMedicine» del gruppo editoriale di «The Lancet.

Il mesoglicano è un principio attivo appartenente alla classe degli antitrombotici, farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli all’interno dei vasi sanguigni. È utilizzato nella prevenzione e nel trattamento delle patologie vascolari, incluse le trombosi venose e le ulcere croniche.

I dati supportano l’ipotesi che il farmaco agisca per accumulo e che l’effetto farmacologico “riparatore” della parete venosa danneggiata dalla trombosi si manifesti lentamente nel tempo. Perdurando poi a lungo anche dopo la fine del trattamento

Le fasi dello studio e i centri coinvolti

Lo studio ha coinvolto centri in tutta Italia: Padova, Venezia, Mirano, Conegliano, Castelfranco Veneto, Perugia, Roma, Napoli, Avellino, Palermo, Macerata, Ancona, Firenze, Bari, Avezzano, Varese.

Sono stati reclutati 553 pazienti con recente diagnosi di trombosi venosa superficiale, trattata per 45 giorni con fondaparinux 2.5 mg/die, come da Linee Guida internazionali. Il fondaparinux è usato per prevenire la formazione di coaguli di sangue e per curare le trombosi. Al termine di questa terapia, utilizzata per la fase acuta della malattia, i pazienti sono stati randomizzati (assegnati casualmente a gruppi diversi). Un gruppo ha ricevuto mesoglicano 50 mg x 2/die, l’altro gruppo la corrispettiva sostanza placebo, per 12 mesi. 

Al termine del trattamento, i pazienti sono stati seguiti per ulteriori 12 mesi di follow-up clinico, per una durata totale dello studio di 24 mesi. 

Trombosi venosa: il trattamento riduce le recidive

«A oggi – spiega Giuseppe Camporese, primo autore della pubblicazione – nessuna linea guida internazionale riporta raccomandazioni per prevenire le recidive di trombosi venosa superficiale. riportano quale sia il reale tasso di incidenza di recidive nel lungo termine. In letteratura sono disponibili solo dati da studi o registri retrospettivi. O dati da studi prospettici con un follow-up al massimo di 3 mesi dopo sospensione della terapia con il fondaparinuxLo studio ha dimostrato una riduzione significativa degli eventi (prevalentemente recidive di trombosi venose superficiali), di circa il 30%, a 24 mesi. Questo nel gruppo di pazienti trattati con mesoglicano rispetto a quelli con placebo, confermando quindi un trattamento efficace nel lungo termine e sicuro. Lo studio ha rilevato inoltre un tasso di recidiva di eventi tromboembolici venosi a 24 mesi nei pazienti non trattati del 39%. Ovvero, molto più elevato rispetto a quanto riportato fino a oggi in studi precedenti».

Il mesoglicano non si limita a un effetto antitrombotico

Secondo Paolo Simioni, co-autore della pubblicazione, lo studio «colma un’importante lacuna nelle conoscenze sulla gestione della trombosi venosa superficiale dopo la fase acuta della malattia. I risultati indicano che il mesoglicano non si limita a un effetto antitrombotico. Ma sembra favorire un progressivo recupero della funzionalità della parete venosa danneggiata, traducendosi in una riduzione delle recidive nel lungo periodo. Si tratta di un approccio innovativo, fondato sulla protezione e sulla riparazione del vaso, che potrà contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti. E rappresentare un punto di riferimento per i futuri aggiornamenti delle linee guida internazionali», conclude l’esperto.

Fonte: Università di Padova