Terapia del dolore

Attraverso il dolore, il corpo umano lancia dei segnali per far sapere che qualcosa non va. Spesso il dolore può diventare cronico, persistente e peggiorare la qualità della vita. Sono 13 milioni gli italiani che oggi soffrono di dolore cronico. Molti di essi si affidano alle cure dei “Centri per la terapia del dolore”, dove si cerca di capirne l’origine e come porvi rimedio.

«La terapia del dolore è la disciplina della medicina che si occupa della diagnosi e del trattamento del paziente affetto da sintomatologia dolorosa acuta/cronica benigna/maligna». A spiegarlo è la dottoressa Milena Racagni (Presidio San Carlo Milano,Terapia Intensiva Neurochirurgica, Terapia del Dolore). «Questa terapia – continua Racagni – si rivolge a popolazione mista giovane e anziana e trova una collazione particolare nell’ambito del cosiddetto “dolore neuropatico”. Ovvero dolore derivante da anomala sollecitazione del sistema nervoso sia centrale che periferico».

Come riconoscere il dolore e imparare a conviverci

Il soggetto che prova dolore spesso non è in grado di identificarne la causa e ciò provoca conseguenze negative nel suo quotidiano. C’è da dire che l’invecchiamento del corpo può portare con sé una serie di dolori che incidono sulla qualità della vita.

Ricordiamo che la definizione di dolore cronico è un dolore persistente, continuo o ricorrente, che dura da più di 3 mesi. Diversamente dal dolore acuto, che è provocato da una specifica malattia o lesione, il dolore cronico diventa esso stesso malattia se non viene correttamente gestito. Milena Racagni spiega che per i pazienti è faticoso passare da un’idea di dolore acuto, di cui ha avuto esperienza, a una di dolore cronico. «Questo pone un primo ostacolo alla possibilità di aderire a piani terapeutici molto lunghi o addirittura che durano tutta la vita», dice l’esperta.

I consigli dell’esperta per alleviare il dolore cronico

Quando il dolore diventa cronico, i medici consigliano di affidarsi agli specialisti e di evitare il “fai da te”. «La terapia – aggiunge Racagni – prevede un approccio multidimensionale. Deve essere guidata dagli specialisti, evitando il ‘self-management’ che spesso porta a ritardi nella corretta diagnosi ed inficia sui risultati terapeutici.

È quindi importante che i pazienti affetti da dolore cronico si affidino alle cure dei medici terapisti del dolore. Essi hanno a disposizione un’ampia gamma di farmaci come i FANS, neuro modulatori ed oppioidi. Questi ultimi giocano un ruolo importante nel trattamento del dolore severo sia oncologico che benigno, anche se i pazienti sono spesso reticenti ad utilizzarli».

Centri per la terapia del dolore, un valido aiuto

Il dolore cronico è oggi una patologia molto diffusa, a cui si riserva, tuttavia, poca attenzione in ambito sanitario e sociale. Ciò nonostante siano circa 13 milioni gli italiani che ne soffrono e 150 milioni i cittadini europei. Un numero elevato che sempre più spesso ricorre ai Centri di terapia del dolore.

«La popolazione italiana presenta una prevalenza di dolore cronico del 21,7%. Esiste inoltre una importante disparità tra le regioni, sia per l’accesso alle cure sia come uso dei trattamenti. È fondamentale che il sintomo del dolore venga approcciato correttamente sia dal punto di vista della diagnosi che della terapia. Questa è la premessa fondamentale per contenerne la cronicizzazione. Negli ultimi anni, si sono sviluppati diversi Centri specializzati per la Terapia del Dolore. Ad essi si accede tramite richiesta del medico di medicina generale o di altro specialista, con la dicitura ‘Prima visita Terapia del Dolore’», conclude Racagni.