Svolta nel cancro al pancreas: una nuova strategia sperimentale contro l’adenocarcinoma duttale pancreatico ha mostrato nei modelli animali una regressione completa del tumore, senza resistenze farmacologiche prolungate. I risultati, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), hanno riacceso la speranza in uno dei tumori più letali.
Tuttavia, la Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva invita alla prudenza: si tratta di dati preclinici, ancora lontani dall’applicazione sull’uomo.
Perché il tumore al pancreas è tra i più difficili da curare
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Il tumore del pancreas, nella grande maggioranza dei casi un adenocarcinoma duttale, rappresenta una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole. La sopravvivenza a cinque anni resta bassa rispetto ad altri tumori solidi, e la mortalità è elevata.
Le ragioni sono molteplici. Anzitutto, la diagnosi è spesso tardiva. Il pancreas è un organo profondo, e i sintomi iniziali sono vaghi: dolore addominale aspecifico, perdita di peso, ittero quando il tumore ostruisce le vie biliari. Non esistono programmi di screening nella popolazione generale, perché mancano biomarcatori affidabili per l’individuazione precoce.
In secondo luogo, il tumore pancreatico è biologicamente aggressivo. Tende a infiltrare precocemente i tessuti circostanti e a metastatizzare, soprattutto al fegato e al peritoneo. Inoltre, il microambiente tumorale è caratterizzato da una densa componente fibrotica che ostacola la penetrazione dei farmaci.
Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalle mutazioni genetiche, in particolare quelle del gene KRAS, presenti in oltre il 90% dei casi. KRAS attiva vie di segnalazione che promuovono crescita e sopravvivenza cellulare, rendendo il tumore particolarmente resistente alle terapie.
Svolta nel cancro al panceas: colpire tre bersagli insieme
Lo studio condotto al Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro (CNIO) ha sperimentato una strategia combinata contro tre nodi chiave delle vie di segnalazione attivate da KRAS: RAF1, EGFR e STAT3.
Nei topi, l’inibizione simultanea di questi bersagli ha portato alla regressione completa del tumore, senza comparsa di resistenze nel periodo osservato. Questo dato è particolarmente rilevante, perché la capacità delle cellule tumorali di sviluppare rapidamente meccanismi di fuga rappresenta uno dei principali limiti delle terapie attuali.
Tuttavia, come sottolinea la SIGE, il passaggio dai modelli animali all’uomo è complesso. La biologia del tumore pancreatico umano è estremamente eterogenea, e ciò che funziona in laboratorio non sempre mantiene la stessa efficacia e tollerabilità nei pazienti.
Tumore del pancreas: quali sono le cure oggi disponibili?
Attualmente, l’unica possibilità di guarigione è l’intervento chirurgico radicale, possibile però solo in una minoranza di pazienti, perché la malattia è spesso già avanzata al momento della diagnosi.
Nei casi operabili, la chirurgia viene seguita da chemioterapia adiuvante per ridurre il rischio di recidiva. Nei casi localmente avanzati o metastatici, la terapia si basa su schemi chemioterapici combinati, come FOLFIRINOX o gemcitabina associata ad altri farmaci.
Negli ultimi anni sono stati introdotti approcci più personalizzati. Nei pazienti portatori di mutazioni germinali dei geni BRCA1 o BRCA2, ad esempio, possono essere utilizzati farmaci inibitori di PARP, già impiegati in altre neoplasie. Si tratta di una quota limitata di pazienti, ma rappresenta un esempio di medicina di precisione applicata anche a questo tumore.
L’immunoterapia, che ha rivoluzionato il trattamento di altri tumori, ha finora mostrato risultati modesti nel carcinoma pancreatico, probabilmente a causa del suo microambiente immunologicamente “freddo”, poco infiltrato da cellule del sistema immunitario.
Fattori di rischio e prevenzione
Tra i principali fattori di rischio figurano il fumo di sigaretta, l’obesità, il diabete di lunga durata e la pancreatite cronica. Anche la familiarità gioca un ruolo in una quota di casi, in particolare nei soggetti con sindromi genetiche predisponenti.
Non esiste una prevenzione specifica, ma l’adozione di stili di vita sani, la cessazione del fumo e il controllo del peso corporeo possono contribuire a ridurre il rischio.
Cancro al pancreas: prudenza e speranza
Il presidente della SIGE, Luca Frulloni, ha ricordato che i risultati ottenuti nei topi devono essere interpretati come una bussola per orientare la ricerca, non come una vittoria definitiva.
La storia dell’oncologia insegna che molte promesse precliniche non si traducono automaticamente in successi clinici. Servono studi sull’uomo, trial di fase I per valutare sicurezza e dosaggio, seguiti da studi più ampi per verificarne l’efficacia reale.
Ciò non toglie che il lavoro pubblicato su PNAS rappresenti un passo avanti nella comprensione delle vulnerabilità molecolari del tumore pancreatico. Colpire simultaneamente più vie di segnalazione potrebbe essere una strategia chiave per superare il problema delle resistenze.
In un ambito in cui la prognosi resta severa e le opzioni terapeutiche limitate, ogni progresso scientifico merita attenzione. Ma, come ricorda la comunità gastroenterologica, la cautela è parte integrante del metodo scientifico. Solo la verifica clinica potrà trasformare una promettente evidenza di laboratorio in una reale opportunità di cura per i pazienti.
