Sclerosi multipla

La Sclerosi Multipla (SM) è la più diffusa patologia neurologica non traumatica che colpisce il cervello e il midollo spinale. In Europa sono circa 1,2 milioni le persone affette da SM, che insorge in giovani adulti e più frequentemente tra le donne. Le difficoltà fisiche, cognitive ed emotive che ne derivano hanno spesso un impatto debilitante sulla vita quotidiana. Le terapie attuali riescono ad attenuare i sintomi e ridurre spesso in modo significativo l’infiammazione cerebrale. In questo modo, si riesce a rallentare la progressione della malattia, anche se ancora non esiste una cura definitiva.

Sclerosi Multipla e infezione con il virus di Epstein-Barr

A causare l’insorgenza della SM e determinarne il decorso clinico è l’interazione tra fattori genetici e ambientali. Tra questi ultimi, l’infezione con il virus di Epstein-Barr costituisce il principale fattore causale per lo sviluppo della malattia. Studi recenti indicano che la persistenza dell’infezione nel cervello possa essere responsabile dei processi infiammatori e neurodegenerativi anche nelle fasi progressive.

Ma con quali modalità le cellule B infettate dal virus e il sistema immunitario interagiscono tra loro nel contesto dei fattori di rischio genetici? È questo, da alcuni anni, uno degli argomenti più rilevanti nel campo della ricerca, affrontata con approcci metodologici diversi. L’attenzione della ricerca è oggi rivolta a comprendere quali di queste interazioni contribuiscano a danneggiare il tessuto cerebrale fin dagli stadi iniziali della patologia.

L’analisi dell’interazione tra virus e difese dell’organismo apre nuove prospettive per comprendere i fattori scatenanti e individuare nuovi bersagli terapeutici.

Dall’esordio alle forme progressive: il decorso della SM

Nell’Italia continentale, la prevalenza della SM è intorno ai 227 casi per 100.000 abitanti, con eccezione della Sardegna (stima di circa 420 casi per 100.000 abitanti). Colpisce soprattutto le donne, tre ogni uomo, diagnosticate in genere in età giovanile, tra i 20 e i 40 anni.

La SM nell’85% dei casi esordisce nella forma a ricadute e remissioni, con aggravamenti ciclici seguiti da periodi in cui le persone stanno meglio. Esistono farmaci efficaci che rallentano questo processo, ritardando l’insorgere di disabilità grave. Dopo un certo numero di anni, il recupero dalle ricadute è sempre meno completo e il peggioramento diventa progressivo con accumulo di disabilità (forma secondariamente progressiva).

La ricerca punta su imaging e biomarcatori

Le nuove tecniche di imaging per la sclerosi multipla individuano le lesioni della corteccia cerebrale, cruciali per la diagnosi precoce. Individuano anche i processi di progressione indipendenti dalle ricadute, spesso legati a un’infiammazione cronica. Permettono, dunque, una diagnosi più tempestiva, una valutazione più accurata della progressione e una maggiore personalizzazione delle terapie. L’imaging è sempre più integrato con biomarcatori sierici e liquorali che riflettono l’attività di malattia e la neurodegenerazione.

In questo contesto il lavoro di ricerca sulla SM, a cui partecipano attivamente i ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’ISS, coinvolge gruppi internazionali. Ciò nell’ambito di progetti finanziati dall’Unione Europea, tra cui il #BEHIND-MS, e dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM).

Dalla diagnosi precoce a terapie sempre più mirate

Le attività di ricerca mirano ad individuare nuovi biomarcatori facilmente accessibili per diagnosticare la SM in fase precoce. Non solo, si tende a individuare anche fattori che potrebbero aumentare il rischio di sviluppare la SM. L’obiettivo è sviluppare migliori strumenti e linee guida per la diagnosi precoce, il trattamento della malattia e la prevenzione, per arrivare a trattamenti personalizzati più efficaci. Trattamenti volti non solo a contrastare la progressione del danno neurologico, ma in un futuro prossimo anche ad eradicare la malattia.