A sei anni dalla dichiarazione del Covid-19 come Emergenza di Salute Pubblica di Interesse Internazionale, il bilancio tracciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è netto e volutamente ambivalente: il mondo oggi è più preparato ad affrontare una nuova pandemia, ma rimane esposto a rischi seri e sottovalutati. I progressi compiuti esistono, sono concreti, ma appaiono fragili, disomogenei e dipendenti da una cooperazione internazionale che non può essere data per scontata.
Il messaggio è arrivato durante il Consiglio Esecutivo dell’Oms, in un momento storico in cui l’attenzione globale sembra progressivamente allontanarsi dalla salute pubblica, mentre nuove minacce infettive continuano a emergere.
Pandemie: cosa è cambiato dopo il Covid-19
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Secondo l’Oms, la pandemia ha lasciato un’eredità importante in termini di preparazione globale. Applicando le lezioni apprese tra il 2020 e il 2022, sono stati messi in campo strumenti che fino a pochi anni fa non esistevano o erano solo embrionali.
Il passo più significativo è l’adozione, nel maggio 2025, dello storico Accordo Pandemico dell’Oms, che definisce per la prima volta un quadro giuridico internazionale per prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, con un’attenzione esplicita all’equità nell’accesso a vaccini, diagnostici e terapie. Un risultato che, come ha sottolineato il Direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, dimostra che “la solidarietà è la migliore immunità”.
A questo si affiancano le modifiche ai Regolamenti Sanitari Internazionali, entrate in vigore nel settembre 2025, che rafforzano le capacità nazionali di sorveglianza e risposta. Sul piano operativo, il Fondo Pandemico, co-gestito da Oms e Banca Mondiale, ha già mobilitato oltre 1,2 miliardi di dollari, catalizzando ulteriori investimenti per rafforzare laboratori, reti di sorveglianza, formazione del personale e coordinamento multisettoriale in quasi 100 Paesi.
Un ruolo centrale è svolto anche dall’innovazione tecnologica: l’Hub Oms per l’Intelligence Pandemica ha potenziato il sistema Epidemic Intelligence from Open Sources (EIOS), che utilizza l’intelligenza artificiale per identificare precocemente segnali di nuove minacce in oltre 110 Paesi. Parallelamente, la sorveglianza genomica globale si è ampliata rapidamente, permettendo di monitorare in tempo reale virus con potenziale epidemico e pandemico.
Dalla teoria alla pratica: Ebola e Marburg come banco di prova
Per l’Oms, i progressi non sono solo sulla carta. Le recenti risposte ai focolai di Ebola e Marburg in Africa rappresentano un esempio concreto di come una preparazione più solida possa cambiare l’esito di un’emergenza. Malattie che dieci anni fa causavano epidemie devastanti, oggi vengono contenute in tempi molto più rapidi, con una diffusione limitata e tassi di letalità più bassi.
La differenza, sottolinea l’Oms, sta nella combinazione di vaccini, diagnostica rapida, trattamenti più efficaci e, soprattutto, nella capacità delle istituzioni nazionali di guidare la risposta, con il supporto tecnico dell’Organizzazione.
Pandemie: il nodo dei finanziamenti e della politica
Nonostante questi risultati, l’allarme dell’Oms (WHO) è chiaro. I progressi ottenuti rischiano di essere temporanei. Negli ultimi anni, infatti, i finanziamenti si stanno progressivamente spostando dalla salute verso la difesa e la sicurezza nazionale. Una scelta che l’Oms definisce miope.
Le pandemie, avverte l’Organizzazione, sono a tutti gli effetti una minaccia alla sicurezza nazionale. Indebolire i sistemi sanitari e di sorveglianza costruiti dopo il Covid-19 significa esporsi nuovamente a shock globali con costi umani, sociali ed economici enormi.
Virus sotto osservazione e pandemie: i nuovi coronavirus animali
A rendere ancora più attuale l’appello dell’Oms è il contesto virologico globale. Mentre Covid-19 e mpox continuano a circolare in modo silenzioso, nuovi agenti patogeni attirano l’attenzione degli esperti.
Tra questi c’è il virus Nipah, trasmesso dai pipistrelli, recentemente tornato sotto i riflettori dopo l’infezione di operatori sanitari in India. Il rischio globale resta al momento basso, ma Nipah ha una letalità molto elevata e non esistono vaccini o terapie specifiche. Studi recenti suggeriscono inoltre che concentrarsi su un singolo virus può far perdere di vista altri patogeni emergenti.
Ricerche pubblicate su Emerging Infectious Diseases hanno identificato infezioni umane causate dal Pteropine Orthoreovirus, un altro virus trasmesso dai pipistrelli, probabilmente sottodiagnosticato. Altri lavori segnalano l’influenza D e forme ricombinanti di coronavirus canino e felino come potenziali candidati a future epidemie. Questo qualora acquisissero la capacità di trasmettersi efficacemente tra esseri umani.
La lezione che non va dimenticata
Il messaggio finale dell’Oms è inequivocabile. Il mondo oggi dispone di strumenti migliori rispetto al 2020, ma nessun Paese può affrontare una pandemia da solo. La sicurezza sanitaria globale dipende dalla cooperazione. Ma anche dalla condivisione dei dati, dal finanziamento stabile dei sistemi di sorveglianza e dalla volontà politica di considerare la salute un pilastro della sicurezza collettiva.
A sei anni dal Covid-19, la vera sfida non è costruire nuove architetture, ma non smantellare quelle faticosamente create. Perché la prossima pandemia, ricorda l’Oms, non è una questione di se, ma di quando.
