Il microbiota intestinale potrebbe diventare uno degli elementi più importanti della medicina preventiva del futuro.
È la prospettiva al centro del commento firmato da Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini, ricercatori e docenti legati alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il lavoro, intitolato The microbial mirror: how a disrupted microbiome forecasts disease and why policy must act, è stato pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, nell’agosto 2026. Gli autori discutono il possibile ruolo delle alterazioni del microbioma nell’anticipare alcuni processi associati alle malattie croniche e chiedono di rafforzare le politiche di prevenzione.
La ricerca del Gemelli mette il microbiota al centro della prevenzione
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Il tema parte da un dato di grande rilevanza sanitaria: le malattie non trasmissibili causano circa 43 milioni di decessi ogni anno nel mondo.
Di fronte a questo scenario, la medicina sta cercando strumenti capaci di individuare prima possibile i processi biologici collegati allo sviluppo delle patologie.
Le modificazioni dell’ecosistema intestinale potrebbero contenere informazioni utili sullo stato di salute e sui processi biologici che precedono alcune malattie.
È una distinzione importante, soprattutto quando si parla di medicina predittiva.
Che cos’è il microbiota intestinale?
Con il termine microbiota si indica l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino e che interagiscono continuamente con l’organismo.
Questa comunità comprende batteri e altri microrganismi che partecipano a numerosi processi biologici. Il loro equilibrio può essere influenzato da diversi fattori, tra cui alimentazione, farmaci, ambiente e stile di vita.
Quando la composizione e le funzioni dell’ecosistema intestinale cambiano in modo significativo si parla, in determinati contesti, di disbiosi.
La ricerca sul microbioma sta cercando di capire quanto queste alterazioni siano causa di determinati processi patologici, quanto ne siano una conseguenza e quanto possano invece rappresentare un indicatore dello stato di salute.
Metainfiammazione, il possibile collegamento tra intestino e malattie croniche
Uno dei concetti richiamati nel lavoro è quello di metainfiammazione, cioè uno stato infiammatorio cronico di basso grado associato a diverse condizioni metaboliche e sistemiche.
L’interesse nasce dal possibile rapporto tra microbiota, barriera intestinale, metabolismo e sistema immunitario.
Secondo la prospettiva proposta dai ricercatori del Gemelli, alcuni segnali biologici potrebbero essere identificabili prima che una malattia diventi clinicamente evidente.
Questo apre una domanda importante per la medicina: è possibile riconoscere in anticipo le condizioni che aumentano il rischio di sviluppare una patologia cronica?
La risposta definitiva non è ancora disponibile. Servono studi longitudinali e sperimentazioni capaci di stabilire quali marcatori siano realmente predittivi e quali interventi possano modificarne il significato clinico.
Cibo ultra-processato e microbiota: che cosa sostiene la ricerca
Un altro capitolo centrale riguarda l’alimentazione moderna e il consumo di alimenti ultra-processati.
Nel commento, gli autori richiamano l’attenzione sul possibile effetto di alcuni componenti e additivi alimentari sull’ecosistema intestinale.
Tra le sostanze considerate figurano emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti. Oltre ad
altri additivi utilizzati nella produzione alimentare.
Non significa che tutti gli additivi siano pericolosi
Il lavoro non equivale alla dimostrazione che ogni additivo alimentare sia dannoso o che ogni alimento ultra-processato provochi una specifica malattia.
La proposta degli autori riguarda soprattutto la necessità di ampliare la valutazione scientifica.
In particolare, viene sollevata la questione degli effetti delle miscele di additivi, cioè di ciò che può accadere quando più sostanze vengono consumate insieme nell’ambito della normale alimentazione.
È una prospettiva che punta a integrare la valutazione tradizionale della sicurezza con le conoscenze più recenti sul microbioma.
Il nodo della regolamentazione alimentare
Gli autori suggeriscono inoltre di analizzare gli effetti delle combinazioni di sostanze in condizioni più vicine alla realtà dell’alimentazione quotidiana.
La richiesta, quindi è quella di ampliare il quadro delle informazioni utilizzate per valutarne sicurezza e possibili effetti biologici.
La proposta del Gemelli: cinque settori da ripensare
Il commento non si limita alla descrizione dei problemi. Gli autori delineano una vera e propria roadmap in cinque aree.
Educazione e alimentazione
Il primo intervento riguarda l’educazione. Secondo gli autori, le conoscenze sul microbioma dovrebbero entrare maggiormente nei percorsi di educazione nutrizionale, anche a partire dalla scuola.
Agricoltura
La seconda proposta riguarda le politiche agricole.
Gli autori suggeriscono di riconsiderare i sistemi di sostegno alla produzione alimentare, favorendo maggiormente la disponibilità di alimenti freschi e minimamente processati.
In questa prospettiva, la prevenzione dipenderebbe sia dalle decisioni del singolo consumatore, che dall’ambiente alimentare nel quale quelle decisioni vengono prese.
Sanità e farmaci
Il terzo pilastro riguarda la medicina. Gli autori propongono una maggiore attenzione alla gestione degli antibiotici, considerando anche la tutela del microbioma.
Nel testo viene inoltre indicata la possibilità di sviluppare programmi strutturati di deprescrizione degli inibitori della pompa protonica, quando appropriato.
Economia e prevenzione
La quarta area è quella economica. Tra le proposte discusse figurano strumenti fiscali rivolti agli additivi per i quali esistano evidenze di un potenziale effetto disbiotico e sistemi di rimborso per percorsi di prevenzione basati sul microbioma.
Ricerca scientifica
L’ultimo pilastro riguarda gli investimenti nella ricerca. Il lavoro propone finanziamenti pubblici dedicati allo studio del rapporto tra microbioma e malattie croniche, attraverso studi di intervento.
Questa fase è essenziale per capire quali osservazioni biologiche possano trasformarsi realmente in strumenti di prevenzione e trattamento.
Il microbiota può davvero prevedere una malattia?
La ricerca suggerisce che alcune caratteristiche del microbioma possano essere associate allo stato di salute e a determinate patologie. Tuttavia, parlare oggi di una capacità diagnostica assoluta sarebbe prematuro.
Il microbiota è infatti influenzato da numerosi fattori e può cambiare nel tempo.
Per trasformarlo in uno strumento affidabile di medicina predittiva sarà necessario stabilire quali segnali siano realmente significativi e quanto siano riproducibili. Inoltre se possano prevedere una malattia prima dei sintomi, quali interventi possano modificare il rischio e quali benefici clinici siano effettivamente ottenibili.
Dalla medicina che cura alla medicina che anticipa
Se determinati cambiamenti del microbiota si dimostrassero indicatori affidabili di processi patologici iniziali, la medicina potrebbe intervenire prima della comparsa della malattia conclamata.
Significherebbe passare, almeno in parte, da una medicina principalmente reattiva a una medicina maggiormente preventiva e personalizzata.
In copertina: immagine AI Canva
