Alla vigilia della nuova legge finanziaria, riemerge con forza il tema delle retribuzioni dei medici italiani, i meno pagati in Europa. La Federazione Europea dei Medici Salariati (FEMS) ha analizzato i salari dei medici in 21 Paesi europei. Il White Book tiene conto del potere d’acquisto e dell’esperienza professionale. In molti Paesi europei i salari dei medici sono stati rivalutati. In Italia, invece, restano tra i più bassi. Cosa che sta spingendo molti professionisti a trasferirsi all’estero per migliori opportunità
I medici specializzandi italiani: tra i peggio pagati d’Europa
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Secondo l’analisi FEMS, i medici in formazione specialistica in Italia ricevono uno dei salari più bassi d’Europa.
Si posizionano pertanto quintultimi rispetto agli altri Paesi, superando solo Spagna, Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Tuttavia, mentre la Spagna migliora rapidamente le condizioni salariali dei giovani medici all’inizio della loro carriera, l’Italia rimane in un punto fermo. In Germania, Austria, Olanda e Svezia, invece, l’investimento sui medici inizia proprio dalle prime fasi della carriera. Il che, rende queste nazioni particolarmente attraenti per i giovani professionisti che desiderano costruire una vita stabile.
«Fidelizzare i giovani professionisti al territorio è essenziale». Ad affermarlo, Alessandra Spedicato, presidente della FEMS, sottolineando che è proprio all’inizio della carriera che i medici valutano più facilmente opportunità all’estero. La scarsità di incentivi rende quindi più difficile trattenere i neolaureati e gli specializzandi in Italia, facendo crescere il rischio di un’emorragia professionale.
Medici dirigenti: condizioni stabili ma sotto le aspettative
La situazione non migliora di molto per i medici dirigenti italiani con 0-10 anni di esperienza. Anche in questa fascia, i salari rimangono tra i più bassi d’Europa. Solo tra i medici con oltre 25 anni di anzianità si nota un miglioramento, che tuttavia non è sufficiente a collocare l’Italia tra i Paesi con retribuzioni competitive. Questo lieve miglioramento nelle fasi finali della carriera, secondo i dati FEMS, non basta a risollevare il sistema. «Un medico con oltre 25 anni di esperienza è spesso stanco e insoddisfatto di lavorare nel sistema pubblico italiano». Cosìcommenta Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale di Anaao Assomed, facendo notare che molti professionisti senior si trasferiscono al settore privato, attratti da migliori condizioni economiche e di lavoro.
Un confronto con l’Europa: Paesi che investono nel personale sanitario
Lo studio della FEMS evidenzia una tendenza interessante. Paesi come Germania, Francia, Austria e Olanda offrono da sempre alte retribuzioni ai medici. Anche nazioni dell’Europa orientale, come Romania, Bulgaria e Croazia, stanno aumentando gli investimenti nella sanità. L’obiettivo è fermare la migrazione dei medici verso l’Europa occidentale ed evitare il “deserto bianco,” una grave carenza di professionisti. L’Italia, invece, resta bloccata in una stagnazione che non segue l’evoluzione delle politiche salariali e lavorative degli altri stati.
Condizioni di lavoro e carenza di carriera: per i medici, non solo un problema di stipendi
Le difficili condizioni di lavoro e le scarse opportunità di carriera si aggiungono alla questione salariale. Secondo un’indagine dell’Anaao Assomed, solo il 12% dei medici italiani raggiunge posizioni di vertice, e tra questi solo il 2% è costituito da donne. «Non è solo una questione economica» – spiega Di Silverio – le carenze nel personale, l’assenza di prospettive di carriera e la mancanza di rispetto dei contratti spingono i medici a lasciare il settore pubblico». Inoltre, il numero crescente di aggressioni – 16.000 solo nel 2023, secondo la FNOMCEO – e le numerose denunce civili e penali (35.000 all’anno) aggravano ulteriormente la situazione, portando i medici a cercare contesti lavorativi più sicuri e meno stressanti.
Un appello per un cambiamento radicale
«La situazione italiana rispetto all’Europa è preoccupante», conclude Alessandra Spedicato, ricordando come i dati del Censis dimostrino che, tra il 2015 e il 2022, i salari dei dirigenti medici in Italia sono calati del 6,2%, mentre i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti del 2,8%. Questa situazione non può essere ignorata. Per Spedicato e Di Silverio, il problema delle retribuzioni mediche in Italia è soprattutto politico, legato alla scarsa valorizzazione del lavoro medico e alla mancanza di una visione che premi il merito. «Una politica salariale inadeguata non solo disincentiva la formazione, ma alimenta anche la fuga dei talenti», sottolineano.
Una mobilitazione nazionale: l’appuntamento del 20 novembre
A fronte di questa emergenza, il 20 novembre si è tenuto uno sciopero nazionale e una manifestazione, durante la quale medici e sanitari hanno chiesto un intervento deciso. «Occorre un cambio di rotta immediato».
A dichiararlo Di Silverio, sottolineando che la protesta non sarà un evento isolato in assenza di risposte concrete.
Sebbene il governo attuale non sia l’unico responsabile della crisi della sanità pubblica, la sua azione o inazione potrebbe segnare un punto di svolta per il Servizio Sanitario Nazionale, già in una situazione critica.
Un futuro incerto per la sanità italiana
Il confronto con l’Europa mostra l’urgenza di riformare il sistema sanitario italiano. Servono salari adeguati, migliori condizioni di lavoro e vere opportunità di crescita. Senza interventi concreti, la fuga di talenti rischia di peggiorare la qualità della sanità pubblica. L’Italia deve agire subito per garantire un’assistenza di qualità, valorizzando i medici e trattenendo i professionisti che tutelano la salute dei cittadini.